En attendant les hirondelles

En attendant les hirondelles

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Film d’esordio di Karim Moussaoui, En attendant les hirondelles è un ritratto dell’Algeria contemporanea: corretto, con un buon gusto visivo, ma incapace di emozionare. Presentato in Un certain regard alla 70esima edizione del Festival di Cannes.

Tutto cambia per non cambiare

Tre storie nell’Algeria odierna. Mourad, un agente immobiliare divorziato, sente che tutto quello su cui ha costruito la sua vita sta sfuggendo. La giovane Aïcha ama Djalil, sebbene sia stata promessa a un altro uomo. Il neurologo Dahman viene trascinato indietro nel suo passato proprio alla vigilia del matrimonio. [sinossi]

L’esordio al lungometraggio dell’algerino Karim Moussaoui, En attendant les hirondelles, presentato in Un certain regard alla 70esima edizione del Festival di Cannes, cattura l’attenzione più per i suoi titoli di testa che per il resto del film. Almeno, a voler essere cattivi. La lunga lista di co-produttori, finanziatori, sostenitori e film commission, provenienti per lo più da Francia e Germania, restituisce infatti l’impressione di un ennesimo prodotto costruito in vitro: un ritratto dell’Algeria, e quindi di un’ex colonia francese, che è stato possibile realizzare solo grazie all’aiuto economico degli europei. Che questa possa essere, in base a certe circostanze, una nuova e più subdola forma di colonizzazione è indubbio. Ogni volta però, al cospetto del neo-cinema globalizzato, il punto della riflessione deve essere un altro: cercare di capire cioè se il regista in questione sia riuscito a emendarsi e rendersi autonomo rispetto alla ‘committenza’.

Non è il caso, purtroppo, di En attendant les hirondelles, il cui progredire narrativo strutturato in tre capitoli, ciascuno con personaggi differenti, e potenzialmente polifonico non fa altro che battere sullo stesso tasto, evidente sin dall’inizio: la difficoltà dell’Algeria contemporanea a entrare nella modernità.
La ragazza promessa sposa a un uomo diverso da quello che ama, i genitori intellettuali che vorrebbero far studiare il figlio nonostante la sua contrarietà e che allo stesso tempo rimpiangono la Francia, il neurologo (simbolo dei neuroni intorpiditi di un paese) che, pronto alla scalata sociale – tra un matrimonio e una promozione -, viene ricacciato in un episodio oscuro del passato: tutti questi personaggi e i temi che portano avanti non vivono infatti mai di vita propria e rimandano costantemente al macro-tema del film, la stasi sociale, economica e culturale dell’Algeria.

Ciò che alla fine finisce per salvare parzialmente En attendant les hirondelles non sono tanto le svisate musicali (alcuni gruppi locali che si inseriscono un paio di volte e, guardando in macchina, interrompono la narrazione mettendosi a cantare), ché anzi fanno rimpiangere ancor di più un coraggio espressivo latente, quanto la precisione di Karim Moussaoui nel lavorare sulle location in esterni. Tra paesini sperduti in mezzo a paesaggi infertili, deserti senza fine e soleggiate e inquietanti strade di campagna, quello che finisce per emergere è una waste land senza identità culturale molto più efficace e auto-evidente di quanto non siano le velleità di scrittura. E allora, se c’è uno sguardo, sia pur ancora acerbo, significa che qualcosa di buono possiamo aspettarcelo in futuro da Moussaoui.

Info
La scheda di En attendant les hirondelles sul sito del Festival di Cannes.

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