D’après une histoire vraie

D’après une histoire vraie

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Solido ed elegante noir su furti di idee e di personalità, D’après une histoire vraie di Roman Polanski è anche un rivoluzionario elogio della finzione, in un’epoca oberata di realtà. Fuori concorso a Cannes 2017.

Le retour à la fiction

Delphine è l’autrice di un romanzo intimo e dedicato a sua madre che è diventato un bestseller. In piena crisi creativa, la donna è tormentata da lettere anonime che la accusano di aver diffamato la sua famiglia. A darle sollievo è l’amicizia con Elle, ghost writer delle star. La giovane donna è attraente, intelligente, intuitiva e comprende Delphine meglio di chiunque altro. Lei si lascia sedurre, si fida. Quando Elle si trasferisce a vivere da Delphine, la loro amicizia prende una piega inquietante… [sinossi]

Reality tv, film tratti da storie vere, romanzi real-fiction, in quest’epoca oberata dalla realtà e dalle sue multiformi (e multipiattaforma) manifestazioni, promulgare un ritorno alla finzione ha qualcosa di rivoluzionario. A sollevare la questione è Roman Polanski un autore che non ha mai smesso certo di interrogarsi e che della “finzione” ha sempre fatto un utilizzo ottimale. Presentato fuori concorso a Cannes 2017, il suo nuovo film D’après une histoire vraie è un’arguta riflessione sul doppio e la scrittura, due temi certo piuttosto frequentati dal cinema, ma che nelle mani di Polanski e del suo co-sceneggiatore d’eccezione Olivier Assayas, diventano i McGuffin per inanellare una serie di prove di arguzia in grado di solleticare costantemente lo spettatore.

Tratto dall’omonimo romanzo di Delphine De Vigane, D’après une histoire vraie è un noir al femminile teso ed elegante, che vede protagonista una scrittrice, incarnata da Emmanuelle Seigner, colpevole di abuso di realtà. Il suo ultimo romanzo è stato un grande successo, ma in esso la donna raccontava principalmente la storia di sua madre, morta suicida. Da qualche tempo Delphine, questo è il nome della romanziera (lo stesso dell’autrice dal libro da cui il film è tratto), riceve poi delle lettere minatorie che la accusano di aver cannibalizzato la storia vera materna e offeso il buon nome della famiglia. Non le resta che scagionarsi con un “ritorno alla finzione” magari con quel “libro segreto” che ha dichiarato alla stampa di avere in serbo.
In verità, però, Delphine ha solo degli appunti sparsi sui suoi preziosi quattro quadernetti, e una crisi della pagina bianca che non accenna a diradarsi. Unica consolazione, per lei, è l’amicizia con una collega ghost writer (Eva Green), autrice per conto terzi di autobiografie di varie celebrità. Soltanto lei sembra capire i tormenti di Delphine, in una maniera che si fa via via più contorta e inquietante. Si innesta ben presto infatti tra le due un gioco di rispecchiamenti e furto della personalità, sadismo e masochismo.

Come è evidente già dalla trama, fanno bella mostra di sé in D’après une histoire vraie molti dei topoi classici di Polanski: c’è la dissociazione dell’individuo e il doppio (Repulsion, L’inquilino del terzo piano, Rosemary’s Baby), ci sono i libri e i ghost writer (La nona porta, The Ghost writer), tornano le inquadrature deformate dagli obiettivi grandangolari e quel piacere di stordire e sorprendere lo spettatore con sequenze oniriche apertamente orrorifiche.
Interessante è poi l’utilizzo che il regista fa del telefonino, che diventa uno schermo nello schermo capace di mostrare due inquadrature in una, per un montaggio interno innovativo, che chissà, magari è mutuato dalla brillante riflessione sul mezzo (lo smartphone) già proposta da Assayas in Personal Shopper. Di certo la collaborazione tra i due registi e sceneggiatori risulta in D’après une histoire vraie assai fruttuosa e foriera di numerose sorprese, nonostante l’assunto e lo sviluppo narrativo piuttosto classico del film.

A galvanizzare lo spettatore, oltre alle sequenze horror-gotiche, ci sono poi le stoccate di ironia tipiche di Polanski, che accompagna costantemente la sua riflessione teorica su scrittura e doppelganger con trovate e smentite, genialità assortite e auto-demistificazione.
Si sente vuota, trasparente, la protagonista di D’après une histoire vraie, esita a prendere il controllo, preferisce forse delegarlo al suo “doppio”, afferma di “non avere scelta”, ma, soprattutto, mal tollera la responsabilità che l’amore non proprio corrisposto dei suoi fan le pone sulle spalle. Ecco allora che in quelle soggettive deformanti del personaggio sugli adepti in fila per farsi autografare le copie del suo libro, in quelle creature quasi grottesche che dichiarano l’autrice “responsabile dell’amore che suscita”, ritroviamo Polanski stesso, in un faccia a faccia con lo spettatore che non lascia scampo, a nessuno dei due.
Polanski di certo tra gli autori contemporanei, vanta una delle biografie più lunghe e complesse, per non dire controverse e in questo suo nuovo lavoro ci tiene a metterci in guardia: non c’è nulla di più falso di un’autobiografia, a scriverla d’altronde è sempre un ghost writer (e che sia Ewan McGregor o Eva Green cambia poco). Per sapere tutto ciò che c’è da sapere su un regista, è molto meglio rivolgersi alla sua filmografia. La verità è tra le pieghe della finzione, inutile cercare altrove.

Info
La scheda di D’après une histoire vraie sul sito del Festival di Cannes.
  • d-après-une-histoire-vraie-2017-roman-polanski-01.jpg

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