Parigi può attendere

Parigi può attendere

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Presentata al Biografilm Festival, l’opera prima di fiction di una splendida ottantenne, Eleanor Coppola, moglie e madre in una grande famiglia di cineasti. Parigi può attendere è un viaggio nella cultura enogastronomica francese e, attraverso questa, un approdo a un tripudio dei sensi.

Viaggio in Francia

Anne si trova a un bivio. Sposata da tempo con un produttore di successo ma poco attento, si ritrova inaspettatamente in viaggio da Cannes a Parigi con un compagno d’affari del marito. Quello che era iniziato come un semplice viaggio di sette ore, diventa una due giorni di avventure spensierate con deviazioni tra pittoreschi paesaggi, buon cibo, buon vino, humour, saggezza e, ovviamente, all’insegna del romanticismo, risvegliando in Anne una troppo a lungo sopita voglia di vivere. [sinossi]

Parigi può attendere è il debutto nel cinema di fiction per la splendida ottantenne Eleanor Coppola, in realtà personalità che vive nel mondo della settima arte visti i suoi legami famigliari, moglie del regista Francis Ford, e autrice di svariati documentari sui making off dei film dei suoi congiunti. Tra questi spicca Hearts of Darkness: A Filmmaker’s Apocalypse, sulla tormentatissima lavorazione di Apocalypse Now.
Con una curiosa coincidenza con il film di Hong Sangsoo La caméra de Claire (volendo anche con il film Il guardaspalle di Rocco Siffredi), il film comincia a Cannes, durante il festival. Protagonista è Anne che, pure come la Claire del regista sudcoreano, ha perennemente in mano la sua piccola macchina fotografica digitale e continua a fare scatti, nel suo caso immortalando dettagli. Anne è palesemente l’alter ego della stessa Eleanor che spiega di aver concepito questo film in base a un’esperienza autobiografica, ricostruita fedelmente nell’incipit. La protagonista sta per partire da Cannes insieme al marito produttore con un jet privato che li riporterà a Hollywood. Ma per un disturbo all’orecchio deve rinunciare a quel volo, che sarebbe devastante, in un piccolo aeroplano, in favore di un volo di linea da Parigi, recandosi così in macchina dalla Costa Azzurra alla capitale francese.

Opera di fiction, si è detto. Ma il confine con uno sguardo da documentario, da diario di viaggio, è molto labile. Parigi può attendere si palesa come un elogio alla lentezza, come una riscoperta del peregrinare degli antichi viandanti, una concezione che la moderna società ipercinetica ci ha fatto perdere. Raggiungere una città da un’altra in aereo non è concettualmente molto diverso dal teletrasporto di Star Trek.
Eleanor Coppola vuole invece centellinare la gradualità del viaggio, dove ogni tappa è una scoperta, di cibo locale, di tracce del passato, della Storia e della cultura di un paese. Può sembrare, e probabilmente lo è, qualcosa di elitario, nell’approdo finale alla nouvelle cuisine, da far rimpiangere quello spot ironico di Fellini degli anni Ottanta, con la voluttuosa signora che, dopo che i camerieri in livrea le avevano sciorinato una lista di pietanze dai pomposi nomi francesi, ribatteva “Rigatoni!”. Ma il Virgilio francese di Anne ci mostra quanto i cibi possano essere popolari e anche un dente di leone, un’erba spontanea che cresce nei campi, abbinato a un’acciughina con dell’olio buono può rappresentare un cibo raffinatissimo. Mentre una volta si facevano crescere i vermi nel formaggio, in modo da avere a disposizione un surplus di proteine.

Com’è agli antipodi Cannes, che in fondo è una piccola Hollywood – dove ai party si mangia cibo internazionale e anonimo e nemmeno sanno cosa siano i croissant – con la semplicità e la bellezza paesaggistica della Provenza che si trova a due passi. Eleanor, che il mondo del cinema lo conosce molto bene, fornisce un ritratto impietoso del sistema.
Il marito di Anne è un produttore che discute con i suoi soci, il loro regista che sta girando in Marocco sembra a loro impazzito, sarebbero anche pronti a scaricarlo nonostante i suoi film finora siano stati dei successi. E Parigi può attendere dà anche il senso dell’inferiorità della subcultura americana degli hamburger rispetto alla cultura europea, che è tale tanto nei resti di antiche civiltà, nella gastronomia, nei suoi paesaggi frutto di un rapporto ancestrale dell’uomo con il suo territorio. Ma alla fine in questo viaggio si trova comunque il cinema, quello delle origini, arrivando a Lione, all’Istituto Lumière.

Parigi può attendere è l’ammirazione, il viaggio sentimentale, di una viaggiatrice colta, e ricca, del Nuovo Mondo meravigliata dal Vecchio. Fino al punto di stupirsi perché i fiori europei profumano di più di quelli americani. Anne sembra il contrario di alcuni personaggi dei film Lost in Translation e Somewhere della figlia di Eleanor, Sofia. Viaggiatori superficiali, in Giappone e in Italia, che si rinchiudono in albergo, dove trasferiscono la loro interiore alienazione. Forse i giapponesi sono assimilati in questo senso agli americani, dalla famiglia Coppola. Il marito di Anne, che ha soci nipponici, si lamenta che questi non concepiscano i croissant, pur nei party di Cannes.

Parigi può attendere è un road movie tra pini, ulivi, frinire delle cicale, distese di lavanda, acquedotti romani, capitelli romanici. Sappiamo che la famiglia Coppola è molto sensibile all’enogastronomia, tanto da produrre vino di qualità, presunta, nei loro appezzamenti nella Napa Valley. E il viaggio di Anne, soprannominata Crème brûlée, diventa un viaggio tra formaggi di latte crudo, caprini Crottin de Chavignol, prosciutto di Bayonne, polli arrosto di Bresse dalle zampe blu con patate intinte nel grasso di cottura, burro bretone, il tutto innaffiato dai vari Chateau. Siamo a un passo dallo scadere nella versione oltralpe del più stucchevole gourmet farinettiano. Ma non è così. Proprio il salto da documentario a fiction solleva l’operazione. Quello di Eleanor Coppola è un nuovo pranzo di Babette, un nuovo capitolo dei rapporti tra cinema e cultura del cibo, un film sul sapore e sul gusto della vita.
Che prevede anche momenti di amarezza. I due protagonisti scoprono di aver avuto pesanti lutti alle spalle, il figlio per Anne – Crème brûlée, il fratello per il suo accompagnatore francese. Proprio come nella realtà della famiglia Coppola che ha perso il primogenito Gian Carlo a seguito di un incidente. E il tripudio dei sensi si estenderà proprio a tutti, in ossequio a quanto afferma l’amico francese che accompagna Anne. I francesi non sono puritani, tendono ad assecondare la passione, perché reprimerla? E poco importa che l’amico francese non sia propriamente un adone. Proprio come per il truffattiano Bertrand, la sua seduzione è raffinatissima, e colta. Trovando il suo compimento nell’intersezione di cultura, arte, gastronomia, in Le déjeuner sur l’herbe.

Info
Il trailer di Parigi può attende su Youtube.
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