The First Shot

The First Shot

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A un anno di distanza dall’ottimo Tomba del tuffatore, che fu presentato in Satellite, Federico Francioni e Yan Cheng tornano a Pesaro in concorso con The First Shot, viaggio in una Cina eternamente post-rivoluzionaria, e sperduta. Un’opera magmatica e affascinante.

Dopo la rivoluzione…

Tre esistenze distanti e differenti colte nella stessa tensione: la ricerca della propria identità e del senso dello stare in un presente di continua trasformazione. Ognuno di loro nato dopo il 1989, la fine di tutte le rivoluzioni. Alle loro spalle si intravede una storia contraddittoria, di sofferenze e continue trasformazioni, dalla caduta dell’Impero all’era moderna, che ha inizio col primo sparo rivoluzionario, il 10 ottobre 1911. [sinossi]

“The First Shot”, il primo sparo, fu quello esploso il 10 ottobre del 1911 e che diede il via formalmente alla Rivolta di Wuchang, il primo passo per quella Rivoluzione Xinhai (o Rivoluzione Cinese) che portò al crollo della dinastia Qing e all’instaurazione della repubblica sorretta – almeno parzialmente – dal pensiero politico di Sun Yat-sen. Sono trascorsi oltre cento anni da quegli avvenimenti, e sembrano dispersi nella bruma con piovischio che Federico Francioni e Yan Cheng riprendo al ralenti, tentativo di sovvertire il tempo e rallentarlo, frenarlo dalla corsa ansiosa e a perdifiato verso un futuro liberista più che libertario, senza dubbio. Cos’è la Cina, oggi? Domanda a cui è probabilmente impossibile trovare una risposta esaustiva, ma interrogativo legittimo, dal quale sorge e si edifica lo sguardo dei due giovani registi, che tornano in concorso a Pesaro con The First Shot a un anno di distanza da Tomba del tuffatore, all’epoca presentato in Satellite prima di iniziare un lungo e fortunato giro per i festival italiani. Cos’è la Cina, oggi? Se lo son chiesti molti film sulla riviera adriatica in questi giorni, come testimoniano anche Children are not Afraid of Death, Children are Afraid of Ghosts di Rong Guang Rong e il corto Happy New Year di Désirée Marianini.
The First Shot è un film tripartito, come dopotutto è tripartibile il senso di rivoluzione di una nazione sempre più centrale nell’assetto geopolitico mondiale. Il primo sparo, quel rovesciamento dell’impero da cui tutto ebbe inizio; la rivolta di Tienanmen che tra l’aprile e il giugno del 1989 mise in scacco parziale il governo e il Partito, attraverso la partecipazione di massa alla protesta da parte di operai e intellettuali; e infine l’oggi, con il capitalismo che ha sempre preso più piede trasformando le metropoli in mostruosi essere multi-cefali, ma sempre dominati da un unico cervello.

Per orchestrare il loro viaggio nella Cina – viaggio del tutto privo di “concessioni” ufficiali, e per questo a suo modo insubordinato, laterale, riottoso pur se incardinato in uno sguardo che non rinuncia a un’estetica forte, e non di rottura con la prassi – Federico Francioni e Yan Cheng si sono affidati a tre giovani, due ragazzi e una ragazza: Peng Haitao, Liu Yixing, e You Yiyi. In comune, tra loro, solo una peculiarità biografica, l’esser nati a partire dal 1990, quando la scure della repressione era già stata calata sui manifestanti di Tienanmen e l’ultimo evidente rigurgito rivoluzionario era stato sepolto sotto la coltre di un partito unico asfissiante e di un egemonia economica prima ancora che culturale protesa verso un occidente grasso, ma bolso. Peng, Liu e You, tre persone che cercano in una nazione abnorme e in gran parte dormiente, di trovare una propria via espressiva, la possibilità di ragionare, di legare tra loro i fili della memoria, di ritrovare un senso. Un senso politico, ma prima ancora umano. Un luogo vivo. Ritrovarsi.
Nel seguirli, a casa come in un campo dove un tempo il padre di You si sollazzava creando falò (vagito di un desiderio al fuoco che è primitivo slancio alla rivoluzione, ancora incoscio e forse eternamente privo di coscienza), The First Shot cerca anche di ritrovare se stesso, altra anima bicefala e divisa in due persone/nazioni: da un lato l’italiano Federico Francioni, unico nato – seppur per poco – prima del fatidico 1989, dall’altro il cinese (ma per indole apolide) Yan Cheng, entrambi studenti al Centro Sperimentale di Cinematografia in Abruzzo, quella sede che rivoluzionaria doveva essere e rivoluzionaria in realtà non è mai davvero stata, altra succube a suo modo di un cervello centrale, e unico.

Tra il Black Bridge Village, luogo-non-luogo ai margini della città metropolitana di Pechino, nel nord-est della Capitale, e le campagne, tra l’acqua nella quale immergersi e le rovine ancora in piedi della Grande Muraglia, The First Shot insegue con lo sguardo una terra che forse non ha neanche più memoria di sé, tra flussi migratori che non sono mai stati intessuti con la radice originaria, enormi grattacieli dai quali è possibile dominare una realtà che però continua a sfuggire sempre davanti agli occhi, e persone che tornano dall’estero per trovare i nonni, senza più riuscire a capire né loro né se stessi. Si avverte un dolore sotterraneo e persistente, una dolenza del vivere che è disperato tentativo di conscere/conoscersi: “cosa vedi attraverso la videocamera?”, chiede Haitao ai registi. Cosa vedi? Cosa c’è oltre quell’esteriorità che non riesce a raccontarsi fino in fondo, e che può con diritto essere trasformata in estetica dello sguardo? The First Shot dopotutto significa anche “la prima ripresa”, ed è uno sguardo eternamente vergine quelo di Federico Francioni e Yan Cheng, nel senso più vero e puro che si può attribuire a questo termine. Vergine, ancora alla ricerca della propria essenza. Disperso ma non disperdibile. Privo di giudizi inevitabilmente di superficie. Pronto a osservare, in attesa di un primo sparo che forse non è mai stato davvero udito. Mao appare come icona, anche sui titoli di coda. Cosa c’è oltre l’immagine? Dov’è che sta andando, se si sta muovendo, la Cina? Resta una gioventù alla ricerca di una memoria che gli è preclusa e proibita. E un’Internazionale da cantare in macchina, da soli. Cosa vedete? Quando arriva il primo sparo? The First Shot è un’opera potente e coraggiosa, conferma del talento dei due cineasti.

Info
The First Shot, il trailer.
  • the-first-shot-2016-federico-francioni-yan-cheng-01.jpg

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