Prix de beauté

Prix de beauté

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L’avvento del sonoro e l’eternità del cinema nel sorprendente Prix de beauté di Augusto Genina, riportato sul grande schermo a Il cinema ritrovato.

Luci della ribalta

Lucienne, dattilografa per un quotidiano parigino, decide di iscriversi a un concorso di bellezza. Sarà eletta Miss Europa. Ma la gelosia del fidanzato André ostacolerà i suoi sogni di gloria. [sinossi]
Prima spegni una luce, e poi quell’altra;
se spengo questa fiaccola, e mi pento,
posso ripristinare la sua luce;
ma una volta spenta la tua luce,
o modello compiuto della perfezione di natura,
non so dove si trovi il fuoco prometeico
che la riaccenda.
Otello, William Shakespeare, Atto Quinto, Scena Seconda

Il cinema come strumento autoriflessivo, in grado di fare, attraverso immagine e (ma non necessariamente) suono, della teoria su se stesso, non è un’invenzione della Nouvelle Vague, né del cinema della modernità tout court. Certo, si può anche arrivare a postulare che il cinema abbia iniziato a rimuginare su se stesso nel momento esatto in cui i suoi pionieri (i Lumière, o chi per loro) hanno avviato il primo giro di manovella e aperto l’otturatore della loro macchina da presa, ma così è troppo facile, non vale.
E dunque non è mai troppo tardi per scoprire che ben prima di Cantando sotto la pioggia (1952, Stanley Donen) e anche di Viale del tramonto (1950, Billy Wilder), il nostro Augusto Genina, in trasferta oltralpe, aveva portato sullo schermo nel 1930 con Prix de beauté la sua riflessione in celluloide sull’avvento del sonoro, ripresentata nella sua versione muta – il film era stato successivamente sonorizzato – alla 31esima edizione de Il Cinema Ritrovato.

Protagonista del film è una delle dive più amate del muto, Louise Brooks, che nel film di Genina veste i panni di Lucienne Garnier, giovane dattilografa nella redazione di un quotidiano parigino, innamorata del collega assegnato alle rotative di stampa Andrè (Georges Charlia). Animata da un’innocente vitalità e dal sogno di una vita migliore, Lucienne decide di partecipare a un concorso di bellezza. Lo vince e viene eletta Miss Europa, ruolo che presto le crea attorno un codazzo di ammiratori e approfittatori. Geloso e per nulla disposto a condividere la bellezza dell’amata con qualcun altro, André impone però alla ragazza un ultimatum: o l’amore o il successo. Lucienne sceglie il primo, ma mal si adatta alla vita matrimoniale domestica (evidentemente lo sposo le ha imposto di lasciare anche il lavoro da dattilografa) e continua a sognare. Il cinema busserà alla sua porta, con le sue lusinghe irresistibili: la possibilità di un futuro di agi e benessere. E la sua ontologica garanzia di eternità.

Vera e propria analisi storiografica sul mezzo cinematografico, Prix de bauté si apre con una lunga sequenza da “cinema delle origini”, dove con lo stile documentaristico di una veduta Lumière, innestato di trovate da comica slapstick, Genina raffigura la spensieratezza di una giornata al mare, tra bagnanti a mollo, giochi da spiaggia, la nostra protagonista che si concede all’erotismo pudico di un cambio di costume e poi con il fidanzato si adopra nello scherzo a un amico occhialuto, nerd ante-litteram. Il medesimo sguardo etno-antropologico lo ritroviamo poco dopo nella sequenza dedicata al lavoro dei protagonisti (nerd compreso), con la bella Lucienne alla sua postazione alla macchina da scrivere, mentre André e il collega occhialuto sono intenti a comporre carattere per carattere al linotype i testi da stampare nelle pagine del quotidiano.
Impeccabilmente inquadrate da Genina e magnificamente fotografate da Rudolph Maté (cinematographer, tra gli altri, anche per La passione di Giovanna d’Arco di Dreyer) queste due sequenze serbano il potere di un’epifania visiva e hanno lo scopo dichiarato di chiarire, senza lasciare spazio a dubbi di sorta, che l’arte cinematografica ha da tempo raggiunto la sua sontuosa maturità, a prescindere dall’avvento del sonoro.

Ma anche la raffinata sceneggiatura di Prix de bauté, firmata da René Clair e Georg Wilhelm Pabst (sorta di pigmalione europeo per la Brooks, dal momento che la lanciò nel Vecchio Continente affidandole il ruolo di Lulù in Il vaso di Pandora) ha in serbo da par suo parecchie sorprese. A partire da un approfondimento psicologico dei personaggi che, seppur limitato ai due protagonisti (il nerd resta tale), porta avanti, da un lato (il versante femminile della coppia) la dicotomia tra il desiderio di fama e la serenità di un ménage familiare, mentre dall’altro (il versante maschile), un discorso su dubbi e insicurezze generate da una gelosia potenzialmente esiziale.
Altri squarci di un realismo spietato e quasi grottesco contribuiscono poi a chiarificare il tormento della protagonista, specie nella magistrale sequenza della fiera, dove i tre personaggi principali convergono nuovamente e, mentre i due esemplari maschili si cimentano in una risibile tenzone virile (il lancio di un oggetto metallico su una rotaia in salita), la nostra eroina prende coscienza delle umane piccolezze e della pochezza della vita che la attende, incentivata da un montaggio rapido e montante che alterna i volti ora emaciati, ora bisunti di cibo fieristico.
A ciò si aggiunge poi il già citato discorso sull’autoriflessività del mezzo cinematografico, qualcosa che, la storia del cinema ci insegna, si manifesta proprio quando la settima arte si ritrova a fronteggiare una fondamentale innovazione tecnologica, in questo caso l’avvento del sonoro, che la pone davanti, proprio come avviene nella diegesi per i personaggi del film, a riflettere, dubitare, analizzare le proprie risorse.

E nel caso precipuo, Prix de beauté esemplifica la sua autoriflessività con la forma più ricca di espressione audiovisiva, ovvero una sequenza canora, veicolo perfetto per incapsulare le magnifiche e progressive sorti del cinema, proprio mentre la narrazione raggiunge il suo climax drammatico e un novello Otello tenta di estinguere un fuoco prometeico che non può più spegnere: quello del grande schermo e della sua promessa, mai inevasa, di eternità.

Info
La scheda di Prix de beauté sul sito de Il cinema ritrovato.
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