The Dead Nation

The Dead Nation

di

Presentato nella sezione Signs of Life del Locarno Festival, The Dead Nation (Țara moartă), ultimo tassello della storia della Romania del regista Radu Jude, che si occupa ora della fase storica che dagli anni Trenta porta alla Seconda guerra mondiale, abbinando il racconto delle persecuzioni antisemite con delle fotografie d’epoca.

Le immagini mancanti

Documentario-saggio, Țara moartă mostra una raccolta di fotografie di una cittadina rumena fra gli anni Trenta e Quaranta. La voce off, composta in gran parte da estratti dal diario che un medico ebreo ha tenuto nello stesso periodo, rappresenta ciò che le fotografie non riescono a fare: l’ascesa dell’antisemitismo e in seguito la sconvolgente persecuzione degli ebrei per mano rumena.[sinossi]

Con le sue ultime opere, Radu Jude sembra voler ricostruire un affresco storico nazionale, ripercorrendo le vicende del paese precedenti l’era socialista che per il momento non sembra intenzionato ad affrontare. Con Aferim! si era occupato della schiavitù dei gitani nella Vallacchia di inizio Ottocento, con Scarred Hearts aveva ricostruito la vita nei sanatori negli anni Trenta del Novecento, dove era ricoverato il poeta ebreo Max Blecher. Con questa nuova opera, The Dead Nation, racconta le vicende storiche del paese dagli anni Trenta fino alla fine della Seconda guerra mondiale e alla liberazione. Lo fa però con un approccio per lui inedito, non con una ricostruzione storica cinematografica, in cui peraltro ha dimostrato una grande meticolosità, ma con una sequenza di immagini fotografiche provenienti da un archivio d’epoca, quello del grande fotografo Costică Acsinte, abbinate a una voce off costituita per la maggior parte dalla lettura di brani del diario del medico e poeta ebreo, Emil Dorian, che è stato testimone dei fatti, ma anche da frammenti dell’audio di cinegiornali o di registrazioni di discorsi ufficiali. Quello che emerge è la ricostruzione di una tragedia che in quegli anni si é manifestata con analoghe caratteristiche in tanti paesi europei, l’avvento del fascismo o di un regime parafascista, le leggi razziali, i pogrom e l’oppressione dura e sanguinaria degli ebrei.
The Dead Nation prosegue le riflessioni del precedente Scarred Hearts, sia partendo dal momento storico in cui quel film era finito, sia per essere incentrato ancora sulla poesia di un autore ebreo, in questo caso anche medico mentre la medicina era centrale nell’altro film. Ma soprattutto in Scarred Hearts già il regista lavorava sulla fissità dell’inquadratura, mentre in Aferim! al contrario la mdp si muove per tutto il film inseguendo i personaggi. Fissità che in qualche modo riproduceva l’impotenza, la paralisi, l’impossibilità di movimento del protagonista, costretto a letto dalla tubercolosi. Se la composizione dell’immagine del film precedente mirava spesso a restituire un’estetica da cartolina o da tableau vivant, qui cristallizza quello sguardo frontale, quell’immobilità intrinseca nella natura stessa della fotografia. E soprattutto torna quel dialogo tra l’estetica delle immagini e quello che vi sta dietro, quello che le immagini non dicono, nascondono o lasciano fuori campo. Un dialogo fatto spesso di contrasti, come un montaggio dialettico tra fotografia e voce off. Se nel caso precedente la ricostruzione calligrafica cercava di nascondere o abbellire la lenta e inesorabile discesa nella morte del protagonista, qui abbiamo le fotografie d’epoca, bellissime, patinate, in bianco e nero contrastato, degne di una mostra fotografica, rese come sono, consunte, senza manipolazioni o pulizie, con pieghe, righe, graffi, con l’indicazione dell’anno in cui sono state scattate scritta a mano su ognuna di esse. Una mostra fotografica che cela la morte di un’intera nazione.
Il lavoro di Radu Jude per The Dead Nation ricorda vagamente quello del filmmaker ungherese Péter Forgács, che lavora con gli homemovie d’epoca, che esibiscono la vita famigliare , le cerimonie, i momenti di felicità che si vuole fissare, durante le tragedie della storia che rimangono in un altrove invisibile. Le fotografie di Costică Acsinte rappresentano scene famigliari, di funerali, di caccia, di vita in campagna, di lavoro come le sarte con la macchina da cucito. Tra queste immagini e la voce off, Radu Jude opera degli abbinamenti, dei montaggi, devastanti. I racconti delle esecuzioni con l’immagine del macellaio, quelli degli internati ebrei morti di sete o costretti a bere le proprie urine con fotografie di scene balneari, gli stupri sistematici con una scena di matrimonio, l’assassinio di 20 000 bambini con la foto di bambini gaudenti e ridenti.
Ancora una volta Radu Jude, con The Dead Nation presentato a Locarno 2017, costruisce un’opera perfettamente sospesa tra realismo e poesia.

Info
La scheda di The Dead Nation sul sito di Locarno 2017.
  • the-dead-nation-2017-radu-jude-01.jpg
  • the-dead-nation-2017-radu-jude-02.jpg
  • the-dead-nation-2017-radu-jude-03.jpg
  • the-dead-nation-2017-radu-jude-04.jpg
  • the-dead-nation-2017-radu-jude-05.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Locarno 2017

    Dal 2 al 12 agosto, la 70esima edizione del Locarno Film Festival, per la quinta volta sotto la guida di Carlo Chatrian. Il concorso, la Piazza Grande, la retrospettiva dedicata a Jacques Tourneur: tutti i nostri articoli.
  • News

    A Locarno con Festival Scope

    Dieci film del Festival di Locarno, dalla sezione Cineasti del Presente, saranno disponibili su Festival Scope fino al 20 agosto. 400 biglietti, con un contest e anche un premio del pubblico.
  • Festival

    Locarno Festival 2017 – Presentazione

    È arrivato anche a Locarno, dopo Cannes, il tempo di festeggiare la settantesima edizione, che avrà luogo dal 2 al 12 agosto, sotto la direzione artistica di Carlo Chatrian.
  • Locarno 2016

    Scarred Hearts

    di Presentato nel concorso internazionale del Festival del Film Locarno, Scarred Hearts di Radu Jude è la messa in scena lenta e inesorabile del disfacimento fisico del poeta Max Blecher, in un paradossale calligrafismo estetico e letterario della degenza in un sanatorio d'epoca.
  • Berlino 2015

    Aferim!

    di Orso d'argento alla 65esima edizione della Berlinale, Aferim! del regista rumeno Radu Jude ragiona sul passato del proprio paese e sulle sue contraddizioni che si trascinano nel presente.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento