Twin Peaks – Ep. 13
di David Lynch
James Hurley suona la canzone che scrisse per Laura e Donna al Roadhouse; nei suoi occhi c’è ancora la Twin Peaks di quando era un ragazzo, la stessa che si riflette negli occhi di Shelley Johnson, e nell’isteria di Audrey Horne. Non c’è rifugio neanche nella propria casa, come dimostra Sarah Palmer. Intanto Dougie Jones continua a sgominare i tentativi di omicidio, e il doppelganger di Dale Cooper…
Just You and I together in love
Negli uffici dell’assicurazione per cui lavora Dougie Jones i fratelli Mitchum portano doni per Bushnell. Duncan Todd ordina a Tony di uccidere Dougie. Il doppelganger di Cooper si reca nella sede della gang per cui lavora il capo di Ray per avere le informazioni riguardanti le coordinate, ma prima deve sconfiggere a braccio di ferro il boss… [sinossi]
Nel ventre materno di Twin Peaks, protettivo eppur pieno di cose orribili, tutti i suoi abitanti vorrebbero rientrare; c’è qualcosa negli occhi di un’intera generazione, qualcosa che parla di memorie impossibili, di lutti per i quali non esiste redenzione, di lacrime versate delle quali in ogni caso è possibile provare nostalgia. Quello sguardo era avvertibile già sul terminare del doppio episodio “pilota”, quando Shelley Johnson fissava James Hurley, appena entrato al Roadhouse. Quello stesso sguardo è tornato in più occasioni nel corso della narrazione, spezzettata ed episodica, ma mai fino a questo momento con la coerenza e la costanza mostrata nel tredicesimo episodio. Un episodio che prende l’abbrivio sul gaudente trenino ubriaco di soldi – e forse di amore, ma è difficile capire fino a che punto – in cui Dougie Jones è trascinato dagli euforici fratelli Mitchum, proprio coloro che volevano sbarazzarsi dell’ebete corpo nel quale giace, a profondità difficili da sondare, la mente di Dale Cooper. Dougie continua a sventare tentativi di omicidio con una nonchalance al limitar del sublime; dopo l’assalto a mano armata del nano Ike the Spike, e il viaggio nel deserto con cherry pie incorporata, ecco arrivare il veleno nell’amato caffé schivato per pochi istanti, e per una mano posata sulla spalla del suo goffo attentatore.
Tre segmenti articolano la tredicesima parte di Twin Peaks: Dougie e la vita a Las Vegas, i conti in sospeso del doppelganger di Cooper con lo scherrano Ray e ovviamente Twin Peaks. In modo latente, quasi ipnotico, la cittadina dello stato di Washington, là tra i monti abitati dai gufi, ha preso piede all’interno della narrazione concentrando su di sé tutte le attenzioni dello spettatore. Anche perché le coordinate ritrovate sul braccio della povera Ruth Davenport portano proprio lì, come ha testimoniato Diane nell’episodio precedente. Tutto, per avere una soluzione – se di soluzione è legittimo parlare – deve tornare a Twin Peaks. Tutti, in un modo o nell’altro, finiranno per convergere lì, aspettando di scoprire il proprio destino.
Anche perché Twin Peaks è qualcosa di più di una cittadina. È un organismo. Vive di quella vita assonnata, quasi non vissuta nella percezione reale, che è propria dei luoghi primigeni, distaccati dal mondo esterno. Il Double R gestito da Norma è l’unico negozio del suo franchise a non avere i conti in attivo, anche perché è l’unico a rispettare le ricette originali, che parlano di qualità del prodotto, freschezza delle materie prime, rispetto delle tradizioni. Il mondo al di fuori di Twin Peaks segue altre regole, ha altri ritmi, ha avuto una diversa evoluzione nel corso del tempo. In un episodio cristallizzato, che una volta di più farà probabilmente storcere il naso al nugolo di spettatori che vorrebbe risposte, e non un continuo accumulo di dubbi, di perplessità, di strade (perdute) che è possibile percorrere, l’accettazione dolorosa del tempo da parte degli abitanti della piccola città è senza dubbio l’elemento dominante.
James Hurley sale sul palco con quell’esile canzoncina che scrisse, neanche maggiorenne, per le due ragazze che amava, e che non ci sono più (della fine di Laura si sa tutto, Donna invece è sperduta chissà dove): non potendo accettare l’impossibilità materiale di averle lì con lui affida i loro “ruoli” a due coriste, con lo stesso sguardo trasognato delle adolescenti di venticinque anni prima. Anche lo sguardo di Ed, lo zio di James, è sperduto nel finale: guarda fuori dalla sua casa, che non è più la casa anche di Nadine, e osserva la sua pompa di benzina vuota, senza neanche una macchina da servire. Ed non ha più con sé Norma, anche se mangiano volentieri insieme nel locale che lei gestisce. Ed è un uomo solo, con solo le sue memorie ad accompagnarlo. Le stesse memorie che hanno costretto Sarah Palmer sulla via dell’alcolismo, e per la seconda volta Lynch la mostra in una serata-tipo a casa, seduta sul divano a bere e fumare, mentre in televisione scorrono immagini a dir poco disturbanti: una volta la ripresa notturna di un branco di leoni che smembrano un bufalo, in questa occasione pochi secondi di un incontro di boxe perduto nel tempo ripetuti all’infinito, come una litania, come quella canzone di James che non fa altro che ripetere insistentemente la stessa frase: “Just You and I together in love”.
Conscio dell’incedere del tempo, e della finitezza della vita umana, Lynch sa intrappolare nell’angusto spazio di un’inquadratura dolori, rimpianti, angosce. Sa come terrorizzare lo spettatore con l’inquadratura dell’interno della casa dei Palmer, dove ogni anfratto sembra accogliere lo sguardo del furioso BOB, l’entità maligna che non se n’è mai davvero andata ed è il fantasma più evocato di questa nuova serie, insieme a quello – a volte apparso, seppur per pochi istanti – di Laura. È BOB, tra gli altri, il colpevole di questa mestizia senza perdono, di questo mondo che non ha spazio per la ricomposizione gioiosa (se non a Las Vegas per la famiglia Jones, seppur in maniera a dir poco improbabile: ma non è dopotutto impossibile una città come Las Vegas?). A spingere troppo si prova solo dolore, come insegna il Cooper ‘malvagio’ al boss di Ray, un omaccione che ha avuto l’ardire di sfidare a braccio di ferro l’ex agente dell’FBI, inconsapevole di ciò che questo può comportare. Meglio rimanere nella posizione di partenza, dove nulla è ancora compromesso ed esiste un equilibrio, per quanto agitato da pulsioni e turbe malmostose. Se si abbandona la starting position si può solo andare verso lo sfracello, la distruzione di sé, la morte.
Ora che Cooper ha le coordinate si indirizzerà di nuovo verso Twin Peaks, e gli ultimi episodi promettono sangue e disperazione, o forse anche liberazione (dietro il tentativo di omicidio di Cooper pare vi sia Jeffries, vale a dire in Fuoco cammina con me David Bowie: sarebbe un sogno/incubo ritrovarlo sullo schermo, a un anno e mezzo dalla morte, altro spettro della Black Lodge). “What story is that, Charlie?”, chiede Audrey Horne sull’orlo dell’isteria al marito, e forse la vera domanda da porsi è proprio questa. Di che storia si sta parlando? Una storia d’amore e solitudine? Una storia d’affetto familiare? Una storia di morte, e di dolore eterno? Una storia di rimpianti? Twin Peaks ha il potere di essere tutte le storie insieme, e di non dover trovare mai la soluzione di continuità, perché è in grado di trovare il tono perfetto andando volutamente fuori tono, in una perpetua ricerca di variazioni, e di rimessa a fuoco della medesima inquadratura. Per scoprire con l’orrore e lo stupore necessario, che non è mai davvero la stessa. Le due coriste che accompagnano James Hurley non sono Donna e Laura, ma cantano come loro, e nello sguardo dell’uomo che fu un ragazzo solo all’apparenza scavezzacollo, sono loro. Forse per sempre. Chissà.
Info
La sigla della nuova serie di Twin Peaks.
- Genere: commedia, drammatico, fantasy, grottesco, horror, noir, thriller
- Titolo originale: Twin Peaks - Ep. 13
- Paese/Anno: USA | 2017
- Regia: David Lynch
- Sceneggiatura: David Lynch, Mark Frost
- Fotografia: Peter Deming
- Montaggio: Duwayne Dunham
- Interpreti: Alon Aboutboul, Amanda Seyfried, Amy Shiels, Andréa Leal, Christopher Durbin Noll, Clark Middleton, Dana Ashbrook, David Koechner, Derek Mears, Don Murray, Eamon Farren, Eric Edelstein, Everett McGill, Frank Collison, George Griffith, Giselle DaMier, Grace Zabriskie, Grant Goodeve, J.R. Starr, James Belushi, James Marshall, Jelani Quinn, Jennifer Jason Leigh, Jessica Szohr, John Savage, Johnny Chavez, Kate Alden, Kelsey Bohlen, Kyle MacLachlan, Larry Clarke, Malone, Mädchen Amick, Naomi Watts, Patrick Fischler, Peggy Lipton, Pierce Gagnon, Rachael Bower, Robert Knepper, Russ Tamblyn, Sherilyn Fenn, Tim Roth, Tom Sizemore, Virginia Kull, Wendy Robie
- Colonna sonora: Angelo Badalamenti
- Produzione: Rancho Rosa Partnership, Showtime Networks
- Distribuzione: Sky Atlantic
- Durata: 59'









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