Cocote

Vincitore della sezione Signs of Life del Locarno Festival, Cocote è un viaggio antropologico nella cultura religiosa di Santo Domingo, dove si mescolano credenze africane con la religione cristiana. Emerge un quadro desolante di un paese dal forte squilibrio sociale, dove i crimini rimangono impuniti, e dove le religioni stesse sono uno strumento per anestetizzare le masse.

Terra in trance

Alberto, un giardiniere di fede evangelica, torna al paese di origine per assistere al funerale del padre, assassinato da un uomo influente. Il rito funebre lo obbliga a partecipare a pratiche religiose che vanno contro la sua volontà e i suoi principi. [sinossi]

Alberto lavora come giardiniere in una grande villa colonica con un grande parco e con tanto di piscina. Raggiunto dalla notizia della morte, violenta, del padre, si reca al suo villaggio d’origine per i funerali, ottenendo un risicato permesso dai suoi padroni. Nella parabola umana di quest’uomo il regista Nelson Carlo De Los Santos Arias, che si pone a modello Glauber Rocha, conduce un’esplorazione antropologica del suo paese: fornendo un ritratto impietoso di un mondo dove domina un forte squilibrio tra classi sociali, dove vige l’impunità se la vittima di un crimine appartiene alle classi più povere. Un paese dove permane un melting pot religioso, per la convivenza delle credenze dette Los Misterios, che mescolano credi originari animisti dell’Africa orientale con il cristianesimo portato dal coloni, e ancora con con la religione protestante arrivata negli anni Cinquanta con l’imperialismo americano. Una stratificazione di culti in cui un ruolo determinante è stato dato dal colonialismo nell’imposizione di una cultura egemone per il controllo delle masse, sradicando la cultura d’origine. Nel film è un continuo alternarsi di recite del Padre nostro, gospel, ossessioni per il diavolo, riti con persone in trance come tarantolati. Con celebrazioni funebri estenuanti, che durano giorni e giorni fino alla sepoltura, dopo la quale invece si brinda e si fa baldoria.

Quello che emerge è il carattere anestetizzante della religione, o delle religioni. Il loro ruolo di distrazione metafisica o valvola di sfogo delle iniquità sociali, che previene ogni ribellione possibile. L’essere ossessionati dal diavolo come causa di tutti i mali distoglie dall’individuare i responsabili dei mali terreni. Presi come sono dalla lunga preparazione del lungo funerale, i famigliari di Alberto non pensano di ottenere giustizia, né in forma ufficiale né tramite vendetta, per la morte violenta del loro congiunto. Solo Alberto stesso, che viene dalla città, arriverà a compiere atti estremi. Gli altri sembrano al contrario assuefatti e rassegnati dalla violenza estrema che dilaga. E il regista accompagna i loro racconti cruenti con scene di macelleria, con i polli decapitati e fatti a bocconcini, capretti macellati e spellati. La polizia è corrotta e non interviene contro gli appartenenti alle classi dominanti. Esemplare il momento in cui Alberto si illude di potersi rivolgere alle autorità e si trova, nella centrale di polizia, di fronte a un funzionario che porta lui stesso un nome sacro, il tenente Jesus Martinez. Che potrebbe prendere in considerazione il suo caso solo se la famiglia per cui lavora fosse influente. E che confessa di aver preso l’uniforme solo per il potere che questa gli conferisce, altrimenti sarebbe stato come il manzoniano vaso di terracotta in mezzo a quelli di ferro.

Il melting pot culturale ed etnico equivale per il regista a una commistione di linguaggi, passando per tutto il film da un bianco e nero da fotografia etnografica a un colore a luce naturale, dal formato 1,33 all’anamorfico, conducendoci nello stesso vortice di spaesamento del protagonista. Lo sguardo del film passa spesso per strade perdute in mezzo ai campi che scorrono nelle soggettive dalla motocicletta, e in movimenti di macchina a 360°, che esplorano, perlustrano, scrutano il territorio. Abbondanti i riquadri interni all’inquadratura, prodotti da porte e finestre di abitazioni, sempre aperte nel clima tropicale. Fino alla scena del capannone, nera, dove si crea un reticolo di silhouette. Quadri che incorniciano dettagli, che mostrano e celano allo stesso tempo. Il regista ci apre le porte del suo mondo, svelando le cose con parsimonia. Fino a inquadrare per lungo tempo una porta chiusa, da cui si sentono canti, aperta finalmente la quale entriamo in un gospel. Riquadri che si interfacciano reciprocamente, con gli schermi di televisori, in visioni reciproche che passano per gli sguardi in camera degli abitanti del villaggio.

Emerge la maestosità della natura, in alcuni campi lunghi, la bellezza del paesaggio in cui si nasconde la violenza dell’uomo. Natura che può essere anche quella ormai imbrigliata, ordinata, pettinata del parco della villa dei padroni di Alberto. Il lungo viaggio nel tormento arriva al mare, tanto quello incorniciato dalla porta della questura, quanto quello su cui si affaccia il cimitero. Il mare azzurro, l’orizzonte dell’oceano, le nubi che si specchiano, un infinito di speranza. Ma che viene subito contrapposto alla piscina dell’ultima scena, l’acqua racchiusa in una vasca artificiale di cemento. Che rappresenta la perenne condizione di subalternità del protagonista, la cui vita è dedicata a servire nei ricevimenti glamour, le persone altolocate che bevono cocktail e fornicano sulla sedia a sdraio.

  • cocote-2017-nelson-carlo-de-los-santos-arias-01.jpg
  • cocote-2017-nelson-carlo-de-los-santos-arias-02.jpg
  • cocote-2017-nelson-carlo-de-los-santos-arias-03.jpg
  • cocote-2017-nelson-carlo-de-los-santos-arias-04.jpg
Info
La scheda di Cocote sul sito del Festival di Locarno.
Il trailer di Cocote su Youtube.

Articoli correlati

  • Festival

    Locarno 2017

    Dal 2 al 12 agosto, la 70esima edizione del Locarno Film Festival, per la quinta volta sotto la guida di Carlo Chatrian. Il concorso, la Piazza Grande, la retrospettiva dedicata a Jacques Tourneur: tutti i nostri articoli.
  • Festival

    Locarno Festival 2017 – Presentazione

    È arrivato anche a Locarno, dopo Cannes, il tempo di festeggiare la settantesima edizione, che avrà luogo dal 2 al 12 agosto, sotto la direzione artistica di Carlo Chatrian.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento