3/4

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Vincitore del concorso Cineasti del Presente al Locarno Festival, 3/4 è il primo lungometraggio di finzione del giovane regista bulgaro Ilian Metev, un film breve costruito secondo un sistema di regole che si è dato. Un film criptico come un gioco enigmistico che rimane aperto. Visionabile gratuitamente su Festival Scope fino al 20 agosto.

Le armonie di Niki

Mila, una giovane pianista, cerca di prepararsi per un’audizione all’estero, ma il fratello, Niki, continua a distrarla con il suo fastidioso talento per le assurdità. Todor, il padre, è un astrofisico che non sembra essere in grado di gestire le angosce dei figli. Ritratto di una famiglia nella loro ultima estate trascorsa insieme. [sinossi]
Fino a domenica 20 agoto si può vedere 3/4 gratuitamente sul sito di Festival Scope a questo link.

Nelle storie che si intrecciano in 3/4, vincitore della sezione Cineasti del Presente al 70esimo Locarno Festival, c’è il mondo dei bambini e dei ragazzini, i fratelli Niki e Mila e i compagni del primo, e poi gli adulti. Questi ultimi sono il padre, Todor, e l’insegnante di pianoforte di Mila. Ognuno di loro è portatore di un sapere o di un’arte. Il padre è un astrofisico, rappresentante della cultura positivista, scientifica, della logica, della razionalità, di una concezione del mondo come governato da formule matematiche. Sembra il personaggio del padre del Decalogo 1. Lo vediamo spiegare al figlio, a pranzo, il principio della lente di ingrandimento che permette di convogliare i raggi solari per far prendere fuoco a un pezzo di carta. Ma lo vedremo anche in cose pratiche, sempre col figlio, a tagliare pomodori e peperoni.
Poi c’è l’insegnante di pianoforte. Le sue sono armonie musicali, formule fatte di note e accordi. Crede nell’importanza del rilassamento e della meditazione, del training respiratorio per affrontare un’esecuzione al pianoforte. Il suo ruolo positivo, come quello del padre del resto, si appannerà nel corso del film. Per i bambini e i ragazzi queste due figure potrebbero essere complementari nella loro educazione, due visioni del mondo, entrambe con basi di formule, regole. Ma, attenzione, durante una chiacchierata sulla fisica teoretica del padre con un suo studente universitario, quindi una persona non appartenente al mondo degli adulti, quest’ultimo accenna alla materia oscura, a qualcosa che possa far saltare tutte le regole acquisite.

Il bulgaro Ilian Metev con 3/4 cerca di creare nel suo cinema delle analoghe regole, formule, armonie nel linguaggio cinematografico, rifiutando quello tradizionale. E costruisce un film enigma dai tanti punti interrogativi. Prima di tutto il titolo: perché 3/4? Sembra ovvio il riferimento a una famiglia di cui vediamo solo tre personaggi, la madre è assente, non si sa bene dove sia. Malata? In ospedale? Fanno riferimento a lei alcune battute del film, ma sono solo accenni non esaustivi. E 3/4 si dà una prima regola: non ci sono più di due protagonisti nella stessa scena. Il padre è solo con figlio o solo con la figlia. Si trasgredisce una prima volta verso il finale proprio nel momento in cui tutto impazzisce, come una regola scardinata. Comincia la tensione, la ragazza scappa, facendo così tornare a due i protagonisti. La materia oscura deve aver preso il sopravvento e inghiottito il bambino. Si tornerà a tre in quel finale criptico, aperto a ogni interpretazione e all’immaginazione, onirico, apparentemente positivo. Ma l’ultimo sguardo di Niki mostra preoccupazione…

Se invertiamo la frazione del titolo, otteniamo la proporzione 4/3, il formato cinematografico non anamorfico che è anche quello usato in questo film. Formato che ha lo scopo di restringere il quadro in larghezza, in modo da lasciare fuori molte cose, secondo un linguaggio che continua a giocare tra campo e fuori campo, tra visto e non visto, detto e non detto, ciò che è dentro la scena in un dialogo con ciò che è fuori. E il regista aumenta ancora questa restrizione costruendo molte immagini con quadri interni ancora più ristretti, rettangolari, incorniciati da porte aperte.
Il film si apre con una bottiglietta di plastica che rotea. Solo ampliando un po’ la visione vediamo Niki e poi, non insieme, il suo amichetto con cui sta giocando. Niki a un certo punto si sdraia entrando nell’inquadratura in pieno. È lui a volerlo con il suo movimento, non è la mdp a seguirlo.
È un gioco che Ilian Metev porta avanti dal suo precedente film, Sofia’s Last Ambulance, un documentario girato su un’ambulanza in azione, costruito spesso sui primi piani del personale, che lasciano fuori quello che sta succedendo e tutto è visto quindi attraverso le espressioni del volto dei protagonisti.
Metev poi scardina alcune regole classiche del cinema. I suoi campi controcampi di 3/4 non sono quelli tradizionali dove a ogni battuta corrisponde un campo, o un controcampo. Sono costruiti da inquadrature lunghe, corrispondenti ad ampie porzioni di dialogo dove è inquadrato solo un personaggio, a turno, è l’altro è fuori campo, se ne sente solo la voce, per poi invertirsi nelle sequenze successive. Tante scene sono costruite sull’assenza, sul tagliare fuori. Una battaglia a palle con due bambini che affrontano un terzo che non si vede se non di riflesso in un vetro. La scena magistrale poi dei due bambini che si arrampicano sul muretto, vista da un’inquadratura fissa dall’alto che sormonta il muretto stesso. Cade un bambino, quello sotto, ma vediamo solo quello di sopra, che rimane saldo, fino a che non scompare anche lui e il quadro diventa vuoto. Si arriva poi alla gigantesca ellissi della prova di piano di Mila, largamente attesa ma non mostrata, letteralmente tagliata: Metev si ferma appena prima e prosegue appena dopo, facendo capire che è andata male. Buona parte del film funziona infine sul camminare continuo dei personaggi, come in un moto perpetuo, ripresi da carrellate all’indietro. E questo movimento incessante sfocerà ancora in quell’enigmatica scena finale.

Siamo di fronte a un semplice esercizio di stile, per quanto ben congegnato e architettato? A un giochino fine a se stesso? Sarebbe così se non fosse per quella parte finale che scardina tutto. Le regole possono infrangersi e la materia oscura fuoriuscire come da un vaso di Pandora.

Info
La scheda di 3/4 sul sito del Locarno Festival.
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