Cattivissimo Me 3

Cattivissimo Me 3

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Terzo episodio che poggia comodamente sulle basi del franchise, apportandovi minime variazioni, Cattivissimo me 3 denuncia un’esilità ancor maggiore rispetto ai suoi predecessori: un limite, quest’ultimo, che potrebbe contribuire ad accelerare l’usura dell’intera formula.

Buonissimi noi

Dopo essersi lasciato sfuggire il pericoloso Balthazar Bratt, ex star degli anni ‘80 caduta in disgrazia e riciclatasi come super-criminale, Gru viene licenziato dalla Lega Anti Cattivi. Ma l’ex agente segreto riceverà presto una nuova sorpresa: un suo fratello gemello, di cui finora ignorava l’esistenza, è ansioso di conoscerlo. Nel frattempo, Bratt è tornato a far parlare di sé mettendo a segno un incredibile furto… [sinossi]

Dopo due film dal crescente successo, e uno spin-off altrettanto fortunato (il recente Minions), la saga del “cattivissimo” Gru continua a muoversi sul suo naturale territorio d’elezione, con minime variazioni. La fidelizzazione del pubblico, la trasversalità facile dell’approccio, la naturale simpatia (e la provata efficacia) dei suoi personaggi, sono tutti elementi che suggeriscono, fortemente, alla Illumination Entertainment e al regista Pierre Coffin (qui in tandem col collega Kyle Balda, già al timone di regia dello spin-off) la via della reiterazione, piuttosto che quella dell’innovazione. Via che qui innesta sulla normale dialettica della serie (quella tra l’ordine, i buoni sentimenti e l’empatia da una parte, e una innocua “malvagità” dall’altra, componenti entrambe incarnate dal protagonista) una appena accennata tematica familiare, oltre all’ormai abusato tema della nostalgia per gli anni ‘80.
Motivo, quest’ultimo, che in realtà ribadisce la ricerca della saga di vie facili e sicure per piacere un po’ a tutti: da un lato un protagonista dai tratti invariati, ritrovato tal quale dagli spettatori più giovani, accompagnato dai suoi colleghi e dai suoi buffi aiutanti gialli; dall’altro la strizzata d’occhio ai quarantenni (o giù di lì) il mood nostalgico coi giocattoli eighties, un’arma che somiglia a un’enorme Big Bubble, i caratteri digitali dei coin-op d’epoca, i michealjacksoniani passi di danza del cattivo. Un amo a cui è facilissimo abboccare.

È sulla provata efficacia della formula, più che sulla ricerca di un minimo di struttura, che si basa l’essenza di questo innocuo, evanescente Cattivissimo Me 3: ancor più che nei capitoli precedenti, si ha qui l’impressione di un gigantesco pretesto, di un filo narrativo più che mai esile, di una scusa neanche tanto nascosta per riportare sullo schermo personaggi (già) tanto amati. Un cattivo fuoriuscito out of the blue, direttamente dagli anni ‘80, con spiegazione didascalica e vintage a uso e consumo dei genitori (di cui si contempla sempre il rischio noia); un poco credibile pretesto per innescare la storyline principale (il licenziamento del protagonista) e l’ancor meno credibile, e più che mai vieto, espediente del fratello gemello dalle frustrate velleità di villain; un ammutinamento nella squadra di Minions tanto interessante che, una volta usciti dalla sala, ce ne siamo già dimenticati il motivo; una figlia piccola improvvisamente interessata agli unicorni, che tuttavia, al loro posto, trova una capretta menomata, e se la fa magicamente andar bene (difficilmente riusciremmo a concepire “elogi” meno sottili e più grossolani della diversità). Frammenti scollati tra loro, segmenti che procedono ognuno per suo conto, sostanzialmente autoreferenziali, convergenti in un unico insieme (in modo ben poco convinto) solo nei minuti finali.

Spogliato dei suoi orpelli, privato dei suoi subplot secondari (ma quello primario, d’altronde, è altrettanto evanescente), ridotto all’“essenziale” (virgolette d’obbligo) questo Cattivissimo Me 3 avrebbe, probabilmente, ben poca ragione di esistere. Nella svogliatissima sceneggiatura, che non si preoccupa nemmeno di rendere con un minimo di credibilità i diversi riavvicinamenti, e le conseguenti ricomposizioni tra personaggi (quella tra i due fratelli gemelli, ridotta addirittura a un singolo dialogo, e quella tra il protagonista e i Minions, lasciata semplicemente tra parentesi) resta l’unico collante di una generica voglia di buoni sentimenti. Voglia che, confermando nel modo più pacchiano i pochi assunti di base della saga, sorregge come può un’impalcatura che, ad ogni snodo narrativo, mostra in modo sempre più evidente il rischio di venir giù.
Resta, di questo terzo episodio, qualche riuscita e (con tutta probabilità) casuale intuizione visiva (l’alternanza bianco/nero tra le mise dei due fratelli gemelli, contrasto cromatico presente in tutta la sequenza finale); un robot/mostro gigante vagamente richiamante i nipponici tokusatsu, dal volto che (in modo, con altrettanta probabilità, casuale) trasmette invero una certa inquietudine; qualche telefonata gag che ricicla per l’ennesima volta, in chiave comico/(fintamente) dissacrante, tutto l’armamentario del cinema spionistico post-Mission Impossible (e derivati).

Il livello tecnico del tutto resta mediamente buono, il ritmo delle singole sequenze (in contrasto con quello, singhiozzante e altalenante, riscontrabile nel complesso dei 90 minuti di film) discretamente sostenuto, il potenziale dei personaggi con i loro tratti caratteristici, a livello di presa sul pubblico, sostanzialmente invariato. Arrivata al suo terzo episodio (o quarto, contando il già citato Minions) la saga targata Illumination sceglie dunque non solo di puntare sul sicuro, ma anche di disinteressarsi, in modo abbastanza evidente, della cura narrativa. Una scelta, quest’ultima, che al di là dei probabili, buoni risultati che questo nuovo episodio farà riscontrare, potrebbe accelerarne l’inevitabile usura.

Info
Il trailer di Cattivissimo Me 3 su Youtube.
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