Intervista a Deborah Haywood

Intervista a Deborah Haywood

In occasione della presentazione della sua opera prima Pin Cushion alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia 2017, abbiamo incontrato la regista Deborah Haywood per parlare di adolescenza, ragazze “facili”, raffigurazioni dell’orgasmo femminile, musica, progetti futuri.

Dal momento che il tuo film riguarda un’età così particolare come l’adolescenza, volevo chiederti quali erano i tuoi sogni di teenager, pensavi già di diventare una regista?

Deborah Haywood: No, no, non sapevo nemmeno che esistessero i registi a quell’età, vivevo in una piccola città e quindi non avevo molte aspettative per il futuro, pensavo a cose come sposarmi, avere dei figli, diventare una casalinga, queste erano le cose che pensavo del mio futuro.

Quando hai deciso di diventare una regista?

Deborah Haywood: Non l’ho veramente deciso, volevo scrivere e quindi scrivevo molte cose e poi un giorno ho visto un bando per la realizzazione di cortometraggi all’interno di un progetto governativo, mi sono iscritta e ho iniziato a sviluppare un corto con un gruppo di persone. Ad un certo punto aspettavo che mi affiancassero un regista, ma loro mi hanno detto: sei tu la regista. E io ho detto “Cosa??”. Ma a quel tempo mio padre era morto da poco e dunque ho pensato: “Niente può essere peggio di quello che ho appena vissuto”. E così ho diretto questo mio primo cortometraggio Lady Margareth che è stato accolto molto bene. Comunque ancora non so dire veramente cosa significhi essere una regista, secondo me devi essere te stessa ed è un po’ come giocare con le bambole, le sposti qui, lì, poi qualcosa succede.

Come è nato Pin Cushion?

Deborah Haywood: Ho sviluppato il film con BFI Creative England ed è nato da una conversazione in cui mi sono ritrovata a parlare dell’adolescenza e di com’è essere una “pin cushion”. Noi abbiamo questo modo di dire, “pin cushion” (in italiano: cuscino puntaspilli) che viene utilizzato per le ragazze così dette “facili”, perché si dice che “hanno più buchi di un puntaspilli”. Ho pensato subito che Pin Cushion fosse un buon titolo e ho iniziato a scrivere una storia sulla realtà delle teenager, basandomi anche su me stessa, perché io da adolescente ero un po’ promiscua, ero comunque vergine, ma mi sono spinta troppo in là con i ragazzi e per questo sono stata vittima di bullismo. Ero terrorizzata e sognavo cose orribili a occhi aperti, come distruggere i bulli, spaccargli la testa, cose terribili. Molti aspetti del film sono venuti dai miei ricordi e ho lasciato che pian piano emergessero dal mio subconscio.

A tal riguardo c’è una frase nel film che mi sembra emblematica ed è pronunciata dall’amica/nemica della protagonista e riguarda il “dover” corrispondere a come gli altri ci vedono…

Deborah Haywood: Sì, credo che il personaggio di Keely sia intrappolato in un ruolo e ne sia consapevole, capita spesso ai teenager.

Come hai lavorato con la direttrice della fotografia Nicola Daley e la scenografa Francesca Massariol per creare lo stile visivo del film?

Deborah Haywood: Fondamentalmente abbiamo mangiato molte torte. Io, la scenografa e la direttrice della fotografia stavamo tutto il tempo sedute nel mio soggiorno a mangiare dolcetti, guardare libri di fotografia, chiacchierare e gradualmente abbiamo cominciato a capire cosa fosse in stile “Pin Cushion” e cosa no. Volevamo essere molto dirette e coraggiose, mostrare chi siamo veramente, perché per una donna non ci sono molte opportunità di fare film, quindi volevamo realizzare qualcosa di cui andare fiere.

Come hai scelto la rappresentazione visiva dell’orgasmo femminile?

Deborah Haywood: Nella mia testa, quando scrivevo il film, visualizzavo l’orgasmo come una sorta di caleidoscopio, quindi l’ho detto a Nicola (Nicola Daley, la direttrice della fotografia del film, n.d.r.) e lei mi ha detto che aveva questo “cristallo” che poteva mettere davanti all’obiettivo per creare queste immagini multiple. Poi nella fase di post-produzione abbiamo preso queste immagini e le abbiamo sovrapposte, strato su strato e infine con la compositrice abbiamo creato anche un ritmo per queste sequenze che trasmettesse questa sensazione che avvolge tutto il tuo corpo.

La musica ha un ruolo molto importante nel tuo film, come si è svolto il lavoro della compositrice Natalie Holt?

Deborah Haywood: Ho descritto a Natalie il tipo di stile che volevo, molto femminile, giovane ma anche senza tempo. Lei mi ha consegnato dei primi materiali, ma c’erano ancora delle parti da musicare e il mio montatore Nick Emerson ci aveva appoggiato della temp-music (musica temporanea di guida n.d.r.), che mi piaceva ma mi sembrava troppo “maschile”. Poi ho incontrato Giona Nazzaro, il selezionatore della Settimana della Critica, e lui mi ha fatto ascoltare questa compositrice italiana Daniela Casa e mi sono innamorata delle sue musiche. Purtroppo ho scoperto anche che Daniela Casa era deceduta, quindi ho detto a Natalie di ascoltarsi tutto quello che trovava in rete e di ricreare quella sensualità, quello stile, adattandolo a Pin Cushion.

Nel tuo film c’è anche un discorso sulle parole, su un nuovo linguaggio che si sposa in maniera inedita con lo stile fiabesco, come è nata questa idea?

Deborah Haywood: Credo che sia venuta fuori da sé, volevo un mondo fiabesco in cui fosse possibile parlare liberamente di cose difficili e dolorose. Volevo anche che questa storia avesse qualcosa di a-temporale, ma dal momento che il film è di ambientazione contemporanea, ho inserito il tema dei social media e di come cambino la nostra percezione della realtà.

Cosa puoi dirci del tuo prossimo film, sarà un film di genere? Nel corso della visione di Pin Cushion ho pensato che il tuo modo di vedere la realtà si sposi benissimo con l’horror.

Deborah Haywood: Sì credo che sarà un film di genere e sarà sicuramente di nuovo sull’universo femminile. Mi piace molto l’horror, soprattutto quando esplora il tema dell’incubo e vorrei cimentarmi con questo genere che di solito è di appannaggio maschile, per vedere come può trasformarsi sotto la direzione di uno sguardo femminile.

Info
La scheda di Pin Cushion sul sito della Settimana Internazionale della Critica.

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