Pin Cushion

Pin Cushion

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Fiaba gotica senza tempo su una teenager in cerca di affetto, Pin Cushion di Deborah Haywood ritrae con inedita precisione i turbamenti dell’adolescenza. Evento speciale d’apertura della SIC 2017.

Tremate, tremate, le streghe son tornate

Lyn e Iona, madre e figlia legatissime, sono entusiaste all’idea di una nuova vita in una nuova città. Dopo un inizio complicato, Iona diventa ‘migliore amica’ di Keely, Stacey e Chelsea. Lyn, abituata ad essere la miglior amica della figlia, si sente esclusa e tenta di fare amicizia con la vicina di casa, Belinda. Ma per quanto madre e figlia cerchino di convincersi che va tutto alla grande, la realtà è ben diversa e le due si rifugiano in un mondo di fantasie e bugie. Quando comprende la situazione, Lyn escogita un modo per punire le amiche di Iona, al fine di salvarla e tenerla al suo fianco, per sempre… [sinossi]

Sono appena arrivate in città, indossano vestiti succinti e variopinti, una delle due ha una vistosa gobba e un gatto di peluche come cappello, naturalmente entrambe adorano i felini, ma anche i volatili, le bambole e tutta una serie di soprammobili a forma di animaletti dalle fogge più differenti. Appaiono dal nulla come Mary Poppins, quasi sospinte da una sferzante brezza britannica le due protagoniste di Pin Cushion di Deborah Haywood, Evento Speciale di Apertura della 32. Settimana Internazionale della Critica. Novelle creature stregonesche (sì, ci sarà anche una sorta di rogo in questa storia), Lyn (Joanna Scanlan) e Iona (Lily Newmark) sono madre e figlia e sembrano provenire da una fiaba che, quando l’adolescente Iona tenta di farsi accettare dalle ragazze più popolari della sua nuova scuola, si fa sempre più nera.

È un racconto di formazione tenero e a tratti spaventoso quello che l’esordiente Deborah Haywood compone con perizia, mescolando bullismo e pulsioni sessuali giovanili, social media, falsità, ricatti e umiliazioni. Con uno stile visivo pop-retrò che sposa interessanti tonalità horror, fatto di ampie pennellate di colori squillanti, l‘autrice tratteggia l’adolescenza di Iona amplificandone ansie e turbamenti attraverso l’utilizzo sapiente delle scenografie e delle musiche, che simulano le tonalità di un carillon inquietante e sensuale, prefigurando presagi funesti. Non sono qui solo i capelli rossi della protagonista a riportare alla mente il capolavoro di Brian De Palma Carrie, c’è anche una festa, a cui la nostra outsider non è stata invitata e poi c’è il personaggio ingombrante della madre deforme, che incarna allo stesso tempo un rifugio sicuro, ma anche un “freak” da cui prendere le distanze, se si vuole essere come gli altri. È questo d‘altronde il grande dilemma di ogni adolescente, che investe la disinibita Iona come un cartepillar.

Costruito su un’alternanza che mira a porre in evidenza l’ipocrisia dei rapporti umani sia tra gli adulti che tra i ragazzi, il rapporto madre-figlia è il fulcro centrale di Pin Cushion, che perde però un po’ di incisività quando sposta l’attenzione sulla relazione tra Iona e le sue nuove amiche-nemiche; queste ultime risultano infatti piuttosto involute come personaggi, tutte concentrate come sono sull’orchestrazione di nuovi atti di bullismo cui sottoporre la povera Iona, disancorati da motivazioni narrative. Fa eccezione però il momento in cui la perfida Keely (Sacha Cordy-Nice) confessa alla protagonista di sentirsi intrappolata in un ruolo, quello di ragazza “facile e popolare”, che inizia a starle stretto. È proprio nella raffigurazione della sessualità adolescenziale infatti che il film regala i suoi momenti più forti, a partire dalla caleidoscopica resa visiva dell’orgasmo femminile che, come la regista ci ha raccontato nel corso della nostra intervista, mira a trasmettere, attraverso la scomposizione visiva multistrato e un accurato dosaggio del ritmo, quella caratteristica sensazione che è in grado di avvolgere l’intero corpo.

Info
La scheda di Pin Cushion sul sito della SIC.
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