Temporada de caza

Temporada de caza

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Teso e sempre a ridosso dei suoi personaggi, Temporada de caza di Natalia Garagiola rappresenta il rapporto padre-figlio come un’iniziazione virile nella wilderness. Vincitore della Settimana Internazionale della Critica 2017.

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Ernesto è una rispettata guida di caccia che vive in Patagonia con la sua nuova famiglia. In seguito alla morte della prima moglie, l’uomo è costretto a ospitare il figlio, Nahuel, che non vede da oltre dieci anni. Messo di fronte al passato che si era lasciato alle spalle, Ernesto cerca di contenere le esplosioni di violenza del giovane. Immersi in una natura ostile, il risentimento cederà il passo a un possibile rapporto fra i due uomini. Il loro ritrovarsi li porterà a confrontarsi con la loro capacità di uccidere e perdonare… [sinossi]

Quella tra l’uomo e il paesaggio è una “love story”, dai risvolti spesso intimi e morali, che il cinema frequenta da sempre, declinandola in innumerevoli sfumature. Adotta un robusto sentore western Temporada de caza (Hunting Season), film d’esordio della regista argentina Natalia Garagiola, presentato alla Settimana Internazionale della Critica 2017.
Protagonista di questa graduale e salvifica immersione nella wilderness è Nahuel, un adolescente ribelle che, in seguito alla morte della madre, dà segni inequivocabili di aggressività e disagio esistenziale. Costretto a trasferirsi in una remota località della Patagonia, dove un padre a lui “estraneo” vive da tempo con la sua nuova famiglia (la giovane moglie e una vivace nidiata di bambine bionde), il ragazzo fa fatica a integrarsi (anche per via delle sue violente esternazioni) e sogna di tornare a Buenos Aires dal patrigno che lo ha cresciuto.
Ma il rude genitore patagonico ha in serbo per lui un’iniziazione virile formativa, che lo cambierà profondamente. Guardiacaccia del posto, questa figura paterna dal volto roccioso, segnato dalle intemperie, trascina il ragazzo nella natura selvaggia in cerca di un sentiero condivisibile di reciproca conoscenza. Tra bracconieri, falò notturni conditi da scarne confidenze maschili, nuove amicizie, il dono di un prezioso fucile e una partita di caccia dai risvolti metaforici ed edipici (si può uccidere solo il cervo anziano, mentre a quelli giovani va lasciata la possibilità di riprodursi), la giovane regista struttura la tappe del suo racconto morale ricercando alacremente l’essenza di una virilità silente e schietta.

Il ritmo è rarefatto, i dialoghi radi, attorno al falò fa capolino qualche intervento narrativo calato dall’alto, come accade ad esempio quando un vecchio amico racconta a Nahuel quanto il padre si sia pentito di averlo abbandonato. Probabilmente di film come Temporada de caza se ne è visti già, specie in sede festivaliera, ma questa opera prima della Garagiola ha dalla sua un sincero desiderio di setacciare l’animo dei suoi personaggi, attraverso l’utilizzo pervicace di una macchina da presa sempre a ridosso, mobile, nervosa e agile come una creatura selvaggia. Quanto alle ansie e ai turbamenti dei due protagonisti, questi si rispecchiano perfettamente nei vasti, plumbei paesaggi, i cui tumulti e la cui pace appagano lo sguardo e placano ogni spirito, anche il più ribelle.

Info
La scheda di Temporada de caza sul sito della SIC.
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