La villa

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La villa segna il ritorno di Robert Guédiguian in concorso alla Mostra di Venezia a diciassette anni di distanza da La Ville est tranquille; il suo cinema non si è però inquinato nel corso del tempo, e continua a raccontare una Francia dispersa, in cui l’appartenenza di classe è vissuta ancora con fierezza e la tradizione operaia, contadina e marinaresca riverbera ancora riflessi di comunismo. Un mondo morente, raccontato con una dolcezza partecipe.

Non è tempo di marce

In una calanca vicino a Marsiglia, in pieno inverno, Angela, Joseph e Armand si riuniscono intorno per star vicini al vecchio padre. È il momento per loro di misurare quanto è rimasto in loro degli ideali che il padre gli ha insegnato. Ma l’arrivo di alcune barche dal mare sconvolgerà i loro pensieri… [sinossi]

En marche!, così il prototipo della nuova destra al profumo di socialdemocrazia francese ha conquistato l’Eliseo. En marche! Che nessuno resti indietro, per carità! Tutti in marcia (“En avant, route!”, concludeva ghignante e tragicamente sibillino Arthur Rimbaud il profetico e splendido Démocratie, parte integrante di Illuminations) a conquistare non la rossa primavera di partigiana memoria, ma un posto predominante nell’impero del Capitale. I tre fratelli protagonisti de La villa, il nuovo film di Robert Guédiguian presentato in concorso alla Mostra di Venezia, non hanno alcuna intenzione di mettersi in marcia: certo, hanno accettato alcuni compromessi con l’economia imperante – soprattutto il cinico Joseph, interpretato da un sempre mirabile Jean-Pierre Daroussin, che pure si ritrova liquidato e pensionato contro la sua volontà –, ma ora sono tornati a casa. Il motivo non è dei più allegri: l’anziano padre dei tre ha avuto un ictus e ha perso per sempre alcune delle funzioni vitali. È un vegetale, non reagisce in alcun modo agli stimoli del mondo esterno. Una tragedia, ma forse non troppo per un uomo che ha sempre provato un grande disagio nel relazionarsi con ciò che avveniva attorno a lui: un comunista in una Francia che ha scelto il riflesso dorato del capitalismo. Un uomo utopico, che ha creduto di poter creare in una piccola calanca nei pressi di Marsiglia un mondo a parte, in cui crescere i propri figli seguendo un’ottica socialista. Lui, con il suo piccolo ristorante la cui filosofia era (ed è, visto che l’ha ereditato il figlio Armand) permettere a tutti un pranzo o una cena di pesce a prezzi contenuti, accettabili per ogni tipo di tasca. Per vivere in quel non-luogo, sorta di enorme scoglio che si getta sul Mediterraneo e dal quale si può vedere persino la Corsica, lui e un altro gruppo di persone, tutte appartenenti alla classe operaia, hanno costruito case rispettose della natura in cui andavano a inserirsi. Su tutte proprio la villa, splendida casa con tanto di terrazzo tondeggiante. Un palazzo che sembra studiato da architetti usciti con il massimo dei voti dalla Sorbona e invece è stato pensato e costruito pezzo per pezzo da persone qualunque, in modo collettivo, ognugno dando una mano per quel che poteva.
La villa è di fatto l’anima del padre di Angèle, Armand e Joseph. La villa è il luogo a cui tornare, che alberga anche ricordi tragici come la morte di una bambina, ma rappresenta l’utopia di un’idea che ha resistito alle usure del tempo, alla caduta del Muro, alla desertificazione del termine comunismo.

È difficile non provare naturale empatia per i personaggi protagonisti dei film di Guédiguian, reduci del passato che non accettano di doversi piegare alle angherie della modernità. Fiero comunista come dall’altra parte della Manica il compagno Ken Loach, il regista francese continua con cocciuta perseveranza a raccontare una Francia che sulle pagine dei giornali non trova più spazio. Oramai oltrepassata la soglia dei sessant’anni, Guédiguian sembra farne anche una questione generazionale, e questo in parte infiacchisce la narrazione de La villa (la giovanissima fidanzata di Joseph e il figlio dei vicini di casa, entrambi attorno alla trentina, rappresentano il rampantismo di una generazione confusa, con il cuore a sinistra e il cervello a destra, come sentenzia Joseph), ma è pur vero che un personaggio come quello del marinaio Benjamin, privo di studi ma amante del teatro – e della recitazione di Angèle, che i palchi li calca per professione – riscatta, pur con un vago sottotesto retorico, questa interpretazione.
La villa è un eremo, un luogo nel quale cercare protezione da tutta quest’ansia di espansione, di conquista, di successo. La villa è il buen retiro di un mondo che è stato progressivamente espulso dal meccanismo sociale, ridotto al silenzio. Un buen retiro che però può essere il punto di ripartenza verso una nuova società. Perché se la Francia si pretende “en marche!”, dal mare arrivano i cadaveri e a volte i superstiti di guerre, carestie e processi di post-colonizzazione abbandonati al loro destino. Dall’Africa arriva il pegno da pagare per quell’Europa che si considera moderna, sviluppata, in grado di coniugare i dettami dell’eguaglianza (ma cosa significa, in fondo, questo termine?) a quelli del profitto economico. Come sempre lineare e privo di costruzioni complesse, La villa è la conferma di un cinema appassionato, gentile, dolente ma non privo di speranza nell’umano, nella forza di un pensiero profondamente socialista in grado di trovare spiragli nei pochi e stretti condotti d’aria che sono stati concessi dal sistema. Si parteggia per Guédiguian, che sa toccare anche le corde di un’emotività sommessa – lo splendido flashback sulle note della dylaniana I Want You che va a ripescare le immagini di Ki lo sa?, uno dei lungometraggi giovanili del regista –, e si parteggia per l’umanità che mette in scena. Piccolo colpo al cuore del concorso veneziano, La villa è un film meno sprovveduto di quanto alcuni abbiano fatto notare, e ha il coraggio di mostrare le storture del sistema senza quasi mostrare il sistema stesso. E nel finale, con l’irruzione dei tre bambini salvati prima dal mare e poi dalle forze dell’ordine, si rintracciano coordinate di un realismo poetico che con troppa facilità è stato disperso nell’immaginario contemporaneo.

Info
Una clip de La villa.
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