Gatta Cenerentola

Inutile girarci intorno: Alessandro Rak e il suo talentuoso gruppo di colleghi, che già avevano mostrato segnali incoraggianti con l’opera prima L’arte della felicità, rappresentano la grande speranza per l’animazione italiana. Pur non privo di difetti narrativi ed estetici da limare, Gatta Cenerentola è visivamente abbacinante, spesso travolgente coi suoi complessi e danzanti cromatismi. Passato e futuro, luce e oscurità, cenere e ricordi, musica e malavita: Gatta Cenerentola è un fiume in piena che racconta la nobiltà e la miseria di Napoli. Animazione adulta e consapevole. Orgogliosamente da esportazione.

Miseria e nobiltà

Cenerentola è cresciuta all’interno della Megaride, enorme nave ferma nel porto di Napoli da più di 15 anni. Suo padre, ricco armatore della nave e scienziato, è morto portando con sé nella tomba i segreti tecnologici della nave e il sogno di una rinascita del porto. La piccola vive da allora all’ombra della temibile matrigna e delle sue perfide sei figlie. La città versa ora nel degrado e affida le sue residue speranze a Salvatore Lo Giusto, detto ‘o Re, un ambizioso trafficante di droga che, d’accordo con la matrigna, sfrutta l’eredità dell’ignara Cenerentola per fare del porto di Napoli una capitale del riciclaggio. La nave, infestata dai fantasmi-ologrammi di una tecnologia e di una storia dimenticate, sarà il teatro dell’intera vicenda e metterà in scena lo scontro epocale tra la miseria delle ambizioni del presente e la nobiltà degli ideali del passato… [sinossi]

Mettiamo le mani avanti. Opera seconda che non può certo contare su un budget faraonico, Gatta Cenerentola non è privo di difetti narrativi ed estetici. Molti sono gli aspetti da limare. Districandosi tra i mille stimoli visivi di questa impresa plasmata da Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone, non si possono non notare una fluidità dei movimenti zoppicante e la resa non sempre ottimale del character design, funzionale ma messo a dura prova dalla stessa ricchezza dell’impianto grafico e da una messa in scena alquanto dinamica.
La coperta è ancora un po’ troppo corta, ma i passi in avanti rispetto a L’arte della felicità sono evidenti, più che apprezzabili, davvero incoraggianti. Anche la sceneggiatura di Gatta Cenerentola, potendosi poggiare su testi solidissimi e traboccanti spunti narrativi, appare finalmente compiuta e al passo con le (elevate) ambizioni estetiche.

Gatta Cenerentola è animazione adulta e consapevole, orgogliosamente da esportazione, visivamente abbacinante, spesso travolgente coi suoi complessi e danzanti cromatismi – con più tempo e budget (e software), probabilmente Rak tirerebbe fuori dal cilindro mirabilie à la Il conte di Montecristo di Mahiro Maeda. Ed è proprio questo il nocciolo della questione, la sfida (im)possibile di Rak & Co.: non appoggiarsi su una industria sostanzialmente inesistente, ma crearla dal (quasi) nulla. Una storia che si ripete, in realtà. Un po’ come quella del film, con gli ologrammi/fantasmi che ritornano per una nuova, finalmente diversa, favola (nera) da raccontare. Tra le metaforiche macerie dell’animazione cinematografica italiana filtrano luci, colori, passione, talento.

Passato e futuro, luce e oscurità, cenere e ricordi, musica e malavita. Gatta Cenerentola è un fiume in piena che racconta la nobiltà e la miseria di Napoli, attingendo da Giambattista Basile, Roberto De Simone e dalla scoraggiante cronaca nera – e appoggiandosi a una calzante colonna sonora, alle musiche originali di Fresa e Scialdone e alle sonorità partenopee dei vari Sepe, Gragnaniello, Graziano e via discorrendo. L’incendio doloso della Città della scienza nel 2013, la devastazione e la desolazione di strutture della cittadinanza rase al suolo e la conseguente pioggia di cenere non sono solo utile materiale narrativo, ma nelle mani di Rak, Cappiello, Guarnieri e Sansone danno forma a una dimensione estetica steampunk, al fertile contrasto tra tecnologie apparentemente non accostabili.

L’opera prima L’arte della felicità era stata presentata alla Settimana della Critica 2013 e aveva vinto l’European Film Awards. Gatta Cenerentola riporta alla Mostra di Venezia, nella sezione Orizzonti, Rak e compagni. Proiettati anche noi verso il futuro, sogniamo un prossimo ritorno al Lido, un altro passo verso l’alto, un altro concorso. Altri premi. Altri budget. Con la stessa ambizione, un immaginario altrettanto penetrante, quel cielo così denso e pittorico testimone di altre storie.

Info
La pagina facebook di Gatta Cenerentola.
Il trailer ufficiale di Gatta Cenerentola.
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