Intervista a Takeshi Kitano

Intervista a Takeshi Kitano

Arrivato all’ultimo capitolo della trilogia Outrage, con Outrage Coda che ha chiuso, fuori concorso, Venezia 74. Takeshi Kitano celebra così vent’anni da quando vinse proprio alla Mostra del Cinema con Hana-bi, che lo consacrò quale nuovo autore. Con Outrage Coda, Kitano riassume tutta la sua poetica, rarefatta e distaccata, e, con un nuovo capitolo nella saga delle guerre tra gang mafiose, sancisce il tramonto di un genere. Abbiamo incontrato Takeshi Kitano a Venezia, che ha ancora vivo il ricordo di quel Leone d’oro.

Takeshi Kitano: Sono molto grato alla Mostra di Venezia. Io ero già molto popolare da vent’anni in Giappone, ero l’entertainer numero uno. Però mi era appena successo un incidente e i media se ne erano molto interessati, il che mi rendeva depresso. Venezia mi diede la chance per recuperare il mio ruolo di “number one” grazie al Leone d’oro.

Con Outrage Coda e, in particolare, con la scena finale sancisci definitivamente la chiusura della trilogia Outrage. Era un disegno programmato fin dall’inizio?

Takeshi Kitano: È vero che quella di Outrage è una trilogia, composta dal primo Outrage, da Outrage Beyond e da Outrage Coda, ma non l’avevo concepita così dall’inizio. Quando ho fatto il primo film, Outrage, è stato un buon successo in Giappone, così mi è stato chiesto di girare un sequel. E solo quando stavo realizzando Outrage Beyond, ho avuto l’idea di farne una trilogia girando. Se avessi pensato sin dall’inizio alla trilogia, sarebbe stato un lavoro seriale alla maniera di Kinji Fukasaku, che ha girato i vari Battles Without Honor and Humanity e che ha continuato a farlo per molti film. Non è quello che voglio fare io.

Trovo un forte senso di yakuza al tramonto, di fine di un’epoca e di un genere cinematografico. Ed è un’operazione che mi sembra evidente anche dal tuo precedente film, fuori dalla serie, Ryuzo and the Seven Henchmen.

Takeshi Kitano: Ryuzo and the Seven Henchmen è stato un grande successo tra le commedie in Giappone, ma è un un qualcosa di nostro, nazionale, difficile da tradurre e mostrare al mondo. Si tratta di una commedia dove i classici personaggi yakuza cercano di adattarsi al mondo reale ma non ce la fanno. Per cui l’effetto è divertente, l’essenza comica è nel gap tra il mondo reale e lo yakuza classico, e questo si vede anche in Outrage Coda. Racconto sempre degli yakuza e del loro forte senso del dovere, degli sgherri e del loro rapporto con i boss. Mi concentro su quello cercando di evitare il background familiare dei personaggi perché troppo umanistico. Quando uno diventa uno yakuza c’è un rituale che prevede anche che venga detto all’iniziato di non contraddire mai il boss. C’è un forte ordine di leggi all’interno della società yakuza e gli yakuza si vergognano molto se rompono questo ordine e tradiscono il boss. Questa idea è riflessa nel film.

La violenza sembra più contenuta in questo film e la si vede esplodere solo nei momenti di climax.

Takeshi Kitano: Va intanto detto che i due attori principali avevano problemi di salute, quindi ero molto attento a loro e forse ne sono stato influenzato nella recitazione. Ho lavorato in realtà su un vocabolario di parole. In fondo si tratta di una specie di storia domestica, dove la famiglia è una famiglia yakuza. Ho usato il dialetto che è diverso dal modo di parlare della maggior parte dei giapponesi. Usandolo ho cercato non di dare forza alla violenza ma di contrastare con la forza del linguaggio. Sono in genere severo per quanto riguarda la violenza usata nei mezzi di intrattenimento. La violenza che voglio non la voglio all’interno dell’intrattenimento e non mi trovo a mio agio a esagerare con la violenza. La mia idea è un po’ complessa. A volte certi film sembrano fatti come come un compito che si faceva alle scuole superiori, come una fattorizzazione matematica. Se in ogni scena si vuole esprimere un cadavere, c’è un cadavere a, poi un cadavere b e un cadavere c. Invece io preferisco far apparire un personaggio piuttosto che una sequenza a-b-c di cadaveri.

Dal primo Outrage, nel 2010, sono successe tante cose nella società giapponese. C’è stato il disastro di Fukushima Dai-ichi che è stato un po’ uno spartiacque. Tu sei rimasto influenzato in qualche modo da questo evento?

Takeshi Kitano: Proprio mentre stavamo girando Outrage Beyond ci fu il terremoto e il disastro nucleare e a quel tempo avevamo dovuto cancellare tutta la produzione del film, non era il momento migliore per girarlo. Sono stato influenzato dalla situazione reale. Nella società giapponese ci sono stati due politici che hanno tratto profitto dal terremoto, non dirò i nomi esatti. La realtà politica giapponese attuale è molto simile a quella di Outrage, però senza violenza e sparatorie. Se pensiamo alla politica giapponese, ci sono molti tradimenti e tutti pensano solo al proprio profitto. Tutto quello che è successo nella politica reale ha avuto un’influenza sulla produzione dei film della trilogia.

È vero che riscrivi la sceneggiatura in corso d’opera, durante le scene?

Takeshi Kitano: In genere scritturo gli attori e poi scrivo la sceneggiatura perché sia adatta agli interpreti. Ma se vedo che le battute non funzionano con questi attori, io non voglio licenziarli. Mi dispiacerebbe per loro, dunque cambio la sceneggiatura per renderla adatta agli attori.

Quale sarà il tuo prossimo film?

Takeshi Kitano: Dovrebbe essere una commedia romantica, ma ho anche appena scritto un romanzo e l’editore mi sta mettendo molta pressione perché ne venga fatto un film. Il libro uscirà in Giappone il 27 settembre. Si intitola Analog ed è una storia basata su un uomo che non ama usare i cellulari e la tecnologia moderna. È la lotta di un uomo che cerca di avere una relazione con una donna senza usare queste tecnologie. È una storia con un lato ironico, ma alla fine deve arrendersi un po’ alla tecnologia per sopravvivere.

Info
La scheda di Outrage Coda sul sito della Biennale.

Articoli correlati

  • Venezia 2017

    Outrage Coda

    di Chiude la mostra del cinema, chiude la trilogia, chiude un'epoca di cinema di gangster. Outrage Coda di Takeshi Kitano è il canto del cigno di un genere, lo yakuza eiga.
  • Festival

    Venezia 2017

    La Mostra del Cinema di Venezia 2017, dalla proiezione di preapertura di Rosita di Ernst Lubitsch al Leone d’oro e alla cerimonia di chiusura: film, interviste, premi, il Concorso, Orizzonti, la Settimana della Critica, le Giornate degli Autori...
  • FCAAL 2016

    Ryuzo and The Seven Henchmen

    di Apertura del Festival del Cinema Africano, d'Asia e d'America Latina di Milano, Ryuzo and The Seven Henchmen segna un ritorno all’autentico spirito giullaresco e satirico di Takeshi Kitano ma rivela anche una intensa vena nostalgica.
  • AltreVisioni

    Outrage-BeyondOutrage Beyond

    di Kitano opera un ribaltamento completo nella struttura rispetto al precedente film: laddove in Outrage a un’orgia di violenza faceva seguito la ricerca della dialettica, in Outrage Beyond la prima verbosa parte viene smentita da un crescendo finale...
  • AltreVisioni

    Outrage

    di Takeshi Kitano torna con Outrage allo yakuza e lo fa per celebrare la morte del genere e il suo auto-smembramento. Un film che va letto e giustificato per come tesse fili, visibili e invisibili, con tutta la filmografia del cineasta giapponese.
  • AltreVisioni

    Achille e la tartaruga

    di “Devo essere quasi morto per avere delle idee”. E quasi muore davvero Kitano nell’inseguire la tartaruga, sempre un pizzico avanti a lui, come l’Achille del paradosso di Zenone: Achille e la tartaruga, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia.
  • Venezia 2017

    Intervista a Ichiro Miyagawa e Masahiro Miyajima

    Il chiaroscuro di grigi in I racconti della luna pallida d'agosto, o del bosco incantato di Rashomon: dobbiamo queste immagini al dop Kazuo Miyagawa. Abbiamo incontrato a Venezia 74 il figlio Ichiro, e il suo ultimo assistente, Masahiro Miyajima.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento