Controfigura

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Tra i titoli di Cinema nel Giardino a Venezia 74, Controfigura di Rä di Martino – prendendo come modello un classico della New Hollywood come The Swimmer – agogna al remake e contemporaneamente alla sua autocombustione. Su Festival Scope fino a martedì 19 settembre.

Lo stato del deserto

Una piccola troupe cinematografica si aggira per Marrakech e i deserti che la circondano. Sono in corso i sopralluoghi per il remake di un film americano in cui un uomo torna a casa a nuoto, attraversando le case e le piscine che trova sul suo percorso. Corrado è la controfigura usata per testare le inquadrature, le location e le piscine dove si muoverà l’attore principale. Mentre assistiamo ai suoi tentativi di entrare nella parte, irrompono sulla scena i veri attori e una vera troupe in un set in cui nessuno è davvero al suo posto. Un film in crisi d’identità, alla surreale ricerca di se stesso. [sinossi]
Fino a martedì 19 settembre si può vedere Controfigura sul sito di Festival Scope a questo link.

Si colloca decisamente in una dimensione curiosa il nuovo film di Rä di Martino, già autrice di The Show MAS Go On. Presentato nell’enigmatica sezione di Cinema nel Giardino a Venezia 74 (enigmatica perché ancora non se n’è capito il senso), Controfigura si apparenta a un modo di fare cinema che – purtroppo – è andato pian piano sparendo. Un cinema che riflette su se stesso in maniera esplicita e impietosa, e non attraverso i ghirigori a orbite ellittiche e con solo apparenti rovesciamenti di senso e di sguardo tipici della contemporaneità (si pensi a Christopher Nolan). Un cinema che, in quanto ancora umano-troppo-umano, non può che prendere atto del suo – continuamente replicantesi – fallimento. È quella linea che, partendo da Citizen Kane, ha portato a , a Effetto notte, a Lo stato delle cose, ad Attenzione alla puttana santa, a tutto il cinema di Godard. Il cinema che riflette sulla sua stessa impasse creativa.

Se dunque si accoglie con piacere un film come Controfigura per il suo portato meta-cinematografico, ciò però appare allo stesso tempo – come s’è detto – curioso. Perché quelle crisi del cinema della modernità arrivavano in quanto frutto e maturazione di un discorso, in quanto esasperazione e auto-distruzione di un percorso autoriale (e Citizen Kane, primo e ‘ultimo’ Welles, all’epoca già celebrità del teatro e della radio, ne è paradossalmente la conferma), mentre invece per Rä di Martino – al di là dei suoi lavori da artista – tutto questo arriva quasi all’inizio del suo cammino cinematografico. Siamo dunque nel campo della maniera, della riproduzione di un discorso che appare vecchio. Ma il punto è che – per fortuna – Rä di Martino sceglie questo terreno molto scivoloso per dire delle cose che le stanno a cuore.

La scelta di agognare al remake di uno dei classici della New Hollywood come The Swimmer (dove Burt Lancaster nuotava di piscina in piscina), non è un vezzo autoriale o semplicemente un atto di narcisismo: è innanzitutto un modo di raccontare un territorio – la città marocchina Marrakech – che ha completamente perso la sua identità. È una riflessione che rimanda a teorizzazioni sullo sprawl urbano, sulla disintegrazione del concetto di città, sull’americanizzazione del territorio; con in più il guizzo concettuale che questo territorio è completamente desertico. E dunque lo sfoggio delle acque, di queste piscine lussureggianti quasi alla Mille e una notte, sono in realtà testimonianza di fuochi fatui, di ricchezza alto-borghese che si disinteressa di ciò che le sta intorno (vediamo qualche abitante del posto apparire in modo quasi casuale). Sono il sintomo di una vacuità assoluta, che è la spirale su cui si avvita volontariamente Controfigura. E che, forse, in fin dei conti finisce per palesare il suo stesso limite: una portata teorica ‘orizzontale’ che allo stesso tempo attrae e respinge.

Tutto comunque è molto coerente per quanto solo apparentemente molto contorto: il senso di vuoto e di inanità del gesto – che senso avrebbe attraversare una serie di piscine a nuoto? – discende dal modello di The Swimmer e si ripercuote nei mille specchi di Controfigura: su di uno esistono gli attori Filippo Timi (che rifà il ruolo di Burt Lancaster) e Valeria Golino, su un altro la controfigura di Filippo Timi (interpretata da Corrado Sassi, tra l’altro balbuziente in scena come Timi lo è fuori scena), su un altro ancora un ulteriormente vagheggiato remake marocchino interpretato da attori locali. Specchi e specularità riflettenti che, oltre a mostrarci il territorio dis-identificato, ci mostrano al fondo un vano desiderio di classicità e di ritorno alla bellezza eterna ed eterea.
Come d’altronde accade nel cinema di Godard, in Controfigura si coglie la ricerca della composizione (estetica, discorsiva, narrativa) e allo stesso tempo la sua distruzione, l’aspirazione del voler rifare (il remake) e del voler disfare. Ecco così che verso la fine di Controfigura, Rä di Martino mette le cose in chiaro e ci mostra finalmente una sequenza intera del film che avrebbero dovuto interpretare Timi e la Golino. E questa sequenza ci appare come un improvviso lacerto di bellezza, di ‘classicità’, di giustezza, che però per appunto può esistere solo in quanto frammento e non più in quanto interezza filmica. La bellezza è perduta, inghiottita dal deserto, o forse da una piscina.

Info
La scheda di Controfigura sul sito della Biennale.
La scheda di Controfigura sul sito della distribuzione Slingshot Films.
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