40 sono i nuovi 20

40 sono i nuovi 20

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Commedia petulante con inattesi barlumi di cinefilia, 40 sono i nuovi 20 di Hallie Meyers-Shyer brucia le sue idee migliori sull’altare della commedia mainstream più tradizionale.

Chi ha paura della New Hollywood?

Alice è la figlia di un regista degli anni ’70 deceduto da tempo e si è appena separata dal marito. Con le due figlie si è trasferita da New York a Los Angeles, nella casa dove è cresciuta, tra i cimeli del padre. La sera del suo quarantesimo compleanno incontra un ragazzo molto più giovane di lei, aspirante regista, che le farà riscoprire cose ormai dimenticate: l’innamoramento, le feste, l’amore per il cinema… e la libertà che non provava da tempo. La situazione si complica quando all’improvviso il suo ex marito decide di fare marcia indietro e le chiede di tornare insieme. [sinossi]

La memoria a volte può giocare strani scherzi, specie quando dal personale si trasferisce sul grande schermo, che tutto amplifica e mette a nudo, compreso, magari, un rapporto irrisolto con il proprio passato e quello della settima arte. È proprio questo aspetto un po’ problematico però a costituire l’elemento più interessante di 40 sono i nuovi 20, l’opera prima della figlia d’arte Hallie Meyers-Shyer che, incerta tra la commedia indie e mainstream, arriva persino a suggerire, al di là della diegesi, una sorta di psicodramma familiare.

Figlia della regina indiscussa della rom-com contemporanea Nancy Meyers (What Women Want, L’amore non va in vacanza), che qui riveste il ruolo di produttrice, la Meyers-Shyer decide saggiamente di incentrare questo suo debutto registico proprio attorno al tema della paternità. Almeno inizialmente. Nella realtà d’altronde, il padre della neo autrice è quel Charles Shyer fautore dell’evergreen Baby Boom e dei graziosi remake di Il padre della sposa e Alfie.
Ma veniamo alla finzione. In 40 sono i nuovi 20 un’iper-smorfiosa Reese Witherspoon veste i panni di Alice, la figlia di un noto regista dell’era della New Hollywood ora defunto e che in vita ha sfornato qualche capolavoro e amato molte donne. Sorta di incrocio tra John Cassavetes e Woody Allen (nel film viene definito come “un grande poeta comico”), il fascinoso playboy-regista ha, tra le altre, sposato anche Candice Bergen e proprio con lei ha concepito, nel 1977, la bionda Alice. Quest’ultima si è appena separata dal vanesio promoter musicale Austen (Michael Sheen) e quindi trasferita con le due figlie da New York a Los Angeles, proprio nella villa di famiglia, adorna dei cimeli paterni. In occasione del festeggiamento per i suoi primi 40 anni, Alice conosce il ventenne Harry (Pico Alexander), aspirante regista, e i suoi sodali: il fratello attore Teddy (Nat Wolff) e lo sceneggiatore George (Jon Rudnitsky). A partire da quella notte di bagordi, la nostra protagonista, novella mecenate, si ritroverà a ospitare i tre ragazzi nella sua lustra dependance, mentre intreccerà, tra esaltazione adolescenziale e sensi di colpa, una relazione con il giovane Harry. Peccato che poi faccia la sua ricomparsa, con la coda tra le gambe, anche il fascinoso ex-marito.

Sebbene riesca a non scivolare del tutto nel moralismo che soggiace solitamente alle commedie sugli amori tardivi e con differenza d’età, 40 sono i nuovi 20, per buona parte, è una commedia petulante fatta dei soliti equivoci e di vecchi cliché, con porte che si aprono di notte e si richiudono al mattino, esili diatribe su questioni di “buona creanza”, ossessioni tutte femminili di efficienza, buona performance materna e voglia di “mettersi in proprio” dopo un matrimonio fallito. Tutto ciò è aggravato dal fatto che i tre ragazzi che vanno a scombussolare la vita di Alice, pur proclamandosi dei “cineasti” e avendo girato un’opera prima in bianco e nero, non hanno le physique du rôle e appaiono agghindati come tre “pariolini”, con cardigan di lana, camicette a righe e pantaloni color cachi. Mentre la figlia maggiore della nostra Alice, Isabel, sfoggia quella pre-buberale tendenza all’ansia e alla depressione che pare affliggere sempre più di frequente le nuove generazioni di americani. Eppure, una volta avvenuta l’istallazione dei ragazzi nella villa (la cui opulenza a tratti fastidiosa è tuttavia giustificata dalla fama del padre-regista defunto), 40 sono i nuovi 20 inizia a decollare, elargendo un riuscito ritratto di vita familiare “alternativa”, con dinamiche sentimentali per nulla banali, come ad esempio la complicità che si instaura tra Alice e il serioso sceneggiatore George. Inoltre, qualche lacrima di commozione fa capolino tra le palpebre dello spettatore più sensibile alla cinefilia nella scena in cui i tre ragazzi organizzano una proiezione in giardino, rigorosamente in pellicola, di un vecchio film del defunto padre-regista. Ed è ancor più difficile trattenere l’emozione quando poi, uno di loro, si prodiga nell’esegesi di cosa sia un piano sequenza, per indottrinare sull’argomento la giovane Isabel. Peccato però che la suddetta spiegazione sia rapidamente troncata, sovrastata da una mielosa musica di commento.

Ecco allora che lo spettro di un prodotto mainstream cala la sua ombra esiziale su una commedia in cui per lo meno si respirava lo spirito nostalgico del bel cinema che fu, con qualche picco di feticismo verso le sue reliquie (come confermano, tra l’altro, la presenza nel cast di Candice Bergen e quella alla fotografia di Dean Cundey, storico collaboratore, tra gli altri, di John Carpenter). La stessa Nancy Meyers, d’altronde, è spesso riuscita a mescolare nei suoi film alto e basso, autorialità e commercio, e con una certa eleganza, ma il mix in questa opera prima della figlia appare troppo sbilanciato verso il voler compiacere una fetta di pubblico il più possibile ampia, al punto da nascondere il più possibile (talvolta tagliandoli con l’accetta, come avviene per la spiegazione del piano sequenza) i suoi riferimenti “colti”. Peccato per la neo-regista, perché non c’era nulla di cui vergognarsi, nemmeno delle “blasonate” origini familiari. E se poi persino la sua nostalgia ci viene interdetta, dobbiamo proprio constatare tristemente, ancora una volta, che no, non ci sarà più una New Hollywood.

Info
La scheda di 40 sono i nuovi 20 sul sito di Eagle Pictures.
Il sito ufficiale del film.
Il trailer del film.

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