Intervista a Frank Bockius

Intervista a Frank Bockius

In occasione della 36esima edizione delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone, abbiamo incontrato Frank Bockius, musicista e accompagnatore di film muti con batteria e percussioni, per parlare del suo lavoro e della sua formazione.
[Le foto sono di Paolo Jacob]

Prima di tutto, una considerazione sul tuo lavoro. Accompagnare film muti in sala affonda inevitabilmente le radici nel passato, nel cinema degli albori. Eppure, soprattutto quando al classico pianoforte si affiancano batteria e percussioni, queste immagini magari vecchie di un secolo rivivono nel presente della sonorizzazione in corso, nell’evoluzione musicale, nell’istante dell’esecuzione. Proiettandole in un certo senso verso il futuro, verso chissà quali altre possibilità di interpretarle e accompagnarle. Come percepisci la tua professione? La ritieni un qualcosa di legato al passato, un qualcosa di fuori dal tempo o un qualcosa che appartiene e sempre apparterrà al presente?

Frank Bockius: Senza dubbio come qualcosa di presente. Penso che sia un lavoro sempre attuale, e ancora destinato a progredire. Non per nulla, il batterista è di gran lunga lo strumentista più pagato nel cinema muto [ride, n.d.r.], e lo è sempre stato in ogni tempo, perché era molto importante soprattutto nelle commedie slapstick. Anzi, è strano che questa cosa sia cambiata: solamente negli ultimi anni la figura del batterista di sala è quasi sparita, e l’accompagnamento dei film muti viene eseguito per lo più solo dal piano o dall’orchestra. Personalmente, ritengo invece che la batteria debba assolutamente tornare, e così le percussioni, ma non nel senso slapstick. C’è un intero futuro davanti, ci sono infinite via musicali per affrontare la batteria, strumento che non soltanto sottolinea gli accenti ritmici del film, ma crea nuovi mood. Penso che la si debba guardare sotto nuove prospettive, in questo senso.

Nel tuo caso, la sonorizzazione con la batteria è spesso una sorta di “voce” dei film muti: sono tuoni, sono gocce di pioggia, sono colpi secchi. Ma anche, proprio come dicevi, è un cambio di atmosfera, è la sonorità prolungata e avvolgente di quando prendi le spazzole e lavori sulla dinamica sui piatti, che prende per mano e guida le emozioni del pubblico. Nel cinema sonoro, invece, quale ruolo pensi abbia la musica? Hai mai pensato di comporre per un film contemporaneo?

Frank Bockius: Nel cinema sonoro non c’è posto per me. E non sarei nemmeno interessato a comporre musica per un film moderno, perché nel cinema di oggi hai bisogno di una rigida partitura. Mi viene in mente Birdman, che ha pure una colonna sonora di quasi soli tamburi. Non è quello che mi interessa, a me piace lavorare con altri musicisti, adoro improvvisare e amo più di tutto migliorare costantemente l’interazione fra i diversi linguaggi musicali. Quindi la mia massima aspirazione, la mia realizzazione e il mio divertimento stanno tutti nel cinema muto, è quello che mi piace fare. Il cinema muto è molto più interessante per me, rispetto a quello contemporaneo.

Hai introdotto tu stesso il tema della centralità dell’improvvisazione. Improvvisare nasce da un grande repertorio musicale o è un discorso più istintivo legato direttamente dalle immagini che scorrono?

Frank Bockius: Ti rispondo con un motto: per saper improvvisare, hai bisogno di un grande repertorio. La mia formazione, come avrai intuito, è stata come musicista jazz, io sono prima di tutto un jazzista, è da lì che vengo. Ho iniziato a suonare la batteria a quattordici anni, ho suonato in grandi bande ogni possibile tipo di musica jazz, e durante gli anni del conservatorio mi sono aperto a diversi stili di musica. Ho imparato lo stile classico e quello orchestrale, ho suonato in un quartetto di percussioni in cui facevamo qualsiasi tipo di musica, e prima di arrivare al cinema muto ho suonato in una banda di flamenco, ho assaggiato il rock e ho suonato per gli spettacoli di danza, cosa molto importante poi per i film muti. E, in generale, sono estremamente interessato alla combinazione fra musica e danza. Tutte queste esperienze hanno fatto il mio repertorio, quindi è per me molto facile quando sullo schermo vedo, che so?, una danza spagnola, partire con il classico rat-ratatat-ratatat-ratatat che sta alla base del flamenco. Il mio repertorio è multiforme, e questo penso mi aiuti moltissimo per accompagnare i film muti. Per prima cosa cerco di capire quale sia lo stile musicale adatto per il film, e ho dovuto imparare a essere molto veloce a farlo!

Parliamo invece della collaborazione con gli altri musicisti. Quale importanza ha provare per poter improvvisare insieme? E di quanto cambia lo stile fra un pianista e l’altro?

Frank Bockius: Tutti gli stili sono differenti, come lo sono tutti gli esseri umani. Per me è sempre una grande sfida. Sono estremamente onorato di poter suonare con tutti questi grandi, grandissimi musicisti, che sono anche grandi persone con cui condividere una passione. Sono molto famosi, sono grandi, e sono tutti molto diversi, il che rende la collaborazione ancora più interessante per me. Ma devo capire al volo il modo in cui lavorano. È il mio lavoro da batterista: devo accompagnarli al meglio, devo essere io a sapermi adattare. La mia principale funzione come musicista è proprio quella di accompagnare, in questo caso il piano, e di capire molto velocemente con quale stile farlo. Devo capire velocemente il linguaggio musicale di qualcun altro e iniziare una comunicazione, perché la musica per i film muti non è mai musica fine a se stessa, ma deve seguire e valorizzare il film, deve renderlo chiaro e, possibilmente, splendente.

In questo senso, grazie all’improvvisazione e ai diversi stili che dialogano, si arriva all’unicità di ogni singola proiezione/concerto. Pensi che il cinema muto sia in questo senso si possa considerare sempre un evento? E che sia dovuta a questo quell’attualità del tuo lavoro di cui parlavamo prima?

Frank Bockius: Spero proprio di si. È quello che dovrebbe essere, è il nostro obiettivo, ed è probabilmente anche il motivo per cui amo così tanto la musica e i film muti. Altrimenti puoi scrivere una partitura e registrarla, e a quel punto hai il completo controllo. Ma a me non piace avere il completo controllo, non voglio avercelo. Mi piace essere diverso ogni volta, è quello che rende stimolante questo lavoro. E spero che questo ponga ogni volta il film in una diversa prospettiva.

Come hai costruito il set della tua batteria in sala? Fra il tom e il timpano ci sono molti oggetti strani…

Frank Bockius: La mia batteria non è strana, in realtà. Il mio set è anzi estremamente standard, un normalissimo set da batteria jazz. Gli unici pezzi fuori dallo standard sono le campane e qualche piccolo oggetto da usare come percussione. Per il resto ho una grancassa con doppio pedale, un timpano, un rullante, il charleston e un tom, tutto qui. E poi ho trovato estremamente d’aiuto, più ancora che i negozi di musica, quelli di giocattoli. Il suono nelle percussioni a volte è grandioso e interessante, ma se sei il percussionista in un film muto, devi tenere conto del tempo in cui devi stare in silenzio per, fisicamente, andare a prendere e tornare a posare il tamburo. Spesso non te lo puoi permettere, non puoi perdere tempo per prendere lo strumento, suonarlo e posarlo di nuovo. Ci vuole troppo, per me. Preferisco essere veloce a costo di usare oggetti non strettamente musicali. A volte, quando non ho tempo di cambiare le bacchette e prendere quelle giuste, uso le mani. Ho le normali bacchette di legno, i mallets per timpani e le spazzole, tutto qui. A volte, quando mi preparo per un film, magari penso che qualche altro strumento potrebbe avere un grande effetto, ma poi in genere lascio perdere, preferisco prepararmi per essere veloce, a costo di usare le dita, eliminando ciò che non è pratico. Nelle orchestre a volte usano magnifici pezzi di legno, li montano per usarli come un tamburo, ma io preferisco avere la mia attrezzatura sulla quale esercitare il mio metodo. Cerco di trovare soluzioni il più possibile pratiche, ecco.

Hai parlato della tua formazione musicale. Da dove nasce quella come cinefilo?

Frank Bockius: Sono arrivato al cinema muto per caso. Quando ero studente, mi è stato chiesto di accompagnare un film muto, Die Puppe (in titolo italiano La bambola di carne, film del 1919, n.d.r.) di Lubitsch, e al tempo abbiamo lavorato su ogni singolo dettaglio del film, perché volevamo fare un qualcosa di perfetto. Al tempo studiavo con Gunter Buckwald ed è stato proprio lui a propormi di suonare insieme. Quello dei film muti è un mondo in cui sono entrato per gioco, senza una vera e propria decisione, e ho scoperto che per me, con il mio background, era la migliore occasione possibile per potersi esprimere e suonare. Quando partecipo ai Festival non ho molta voglia di parlare: già lo faccio sempre nella vita, quando insegno al conservatorio. Quando sono a Pordenone, così come quando sono al Ritrovato di Bologna, l’unica cosa che mi interessa è suonare. Tenendo sempre a mente come se fosse oro di dover prima di tutto supportare il film, solo supportare il film. Solo a questo punto per me la musica nel cinema muto ha senso e funziona.

Info
Il sito delle Giornate del Cinema Muto.
  • intervista-frank-bockius1.jpg
  • intervista-frank-bockius2.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Giornate del Cinema Muto 2017

    Cominciano con La folla di King Vidor e si chiudono con Il principe studente di Ernst Lubitsch le Giornate del Cinema Muto 2017. Edizione numero trentasei per la kermesse di Pordenone, in programma dal 30 settembre al 7 ottobre.
  • Festival

    Giornate del Cinema Muto 2017 – Presentazione

    Comincia con La folla di King Vidor e si chiude con Il principe studente di Ernst Lubitsch la 36esima edizione delle Giornate del Cinema Muto, che si terrà a Pordenone dal 30 settembre al 7 ottobre.
  • Pordenone 2015

    La bambola di carne

    di Erotica, sfacciata e gustosamente anticlericale La bambola di carne di Ernst Lubitsch è una commedia esilarante e dal ritmo indiavolato. Alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone.
  • In Sala

    Birdman (o L’imprevedibile virtù dell’ignoranza)

    di Film di apertura della Mostra del Cinema di Venezia 2014 e da oggi nelle sale, Birdman snocciola tutta la grandeur autoriale di Iñárritu, aggrappandosi alle performance sopra le righe di Michael Keaton, Edward Norton ed Emma Stone.
  • Pordenone 2017

    Carmen

    di Presentato alle Giornate del Cinema Muto, Carmen è uno dei primi film a grande budget di Ernst Lubitsch, appartenente al periodo tedesco, in cui spicca la presenza conturbante di Pola Negri nel ruolo della celebre gitana.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento