Sans adieu

Sans adieu

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Presentato al Film Festival Diritti Umani Lugano, dopo l’anteprima all’Acid di Cannes, Sans adieu è il ritratto impietoso del declino della vita di campagna in una regione d’oltralpe. Il segnale fortissimo di una crisi che avviene dentro casa nostra.

Nella vecchia fattoria

Nella sua fattoria di Forez, nell’est del Massiccio Centrale in Francia, Claudette, una donna contadina di 75 anni, lotta per la propria dignità di fronte a una società che non sa cosa farsene di lei e della quale fatica ad accettare l’evoluzione consumistica. Il mondo moderno si mangia giorno dopo giorno un pezzetto della sua terra e di quella dei suoi vicini. Proprio come lei, anche Jean, Christiane, Jean-Clément, Raymond, Mathilde e molti altri non accettano di vedersi sfuggire i loro beni…e le loro vite. [sinossi]

Siamo ormai abituati a tutta una pubblicistica Slow Food e affini che raffigura la vita di campagna come un qualcosa di idilliaco, fatto di cascinali rustici, di aiuole fiorite, di campi ordinati, animali al pascolo, di un mondo contadino rustico e genuino. Una visione che viene sistematicamente demolita nel documentario Sans adieu, opera di Christophe Agou, prima di tutto da un punto di vista estetico. Sono fatiscenti gli edifici rurali rappresentati nel film, disordinati, con le cianfrusaglie accatastate, vecchie stufe e fornelli incrostati, magazzini caotici, con rifiuti ovunque e sciami di mosche che invadono tutto. Dove la carcassa di una vecchia automobile viene riadattata a cuccia per il cane o a pollaio. Dove gli agricoltori sono anche contadini, anziani curvi, con le stampelle, malvestiti e sporchi di paglia, avvinazzati. Un piccolo mondo antico, che prevede anche stanze traboccanti di vecchi ritratti o di dischi in vinile, un mondo che il regista ci restituisce com’è, senza mediazioni, con una regia pure volutamente povera, immediata, con uso frequente di macchina a mano, con una bassa definizione delle immagini.

I protagonisti di Sans adieu, presentato al Film Festival Diritti Umani di Lugano, sono coperti di debiti, lo scopriamo dalla telefonata di una di loro. Nel delineare il problema sociale, il regista Christophe Agou rimane in disparte. Lascia parlare i suoi contadini e si sforza di non essere mai didattico. Così come l’informazione sul fatto che non sia stata una buona annata per la vite, viene lasciata al commento di una radio. Ci sono persone strangolate dalle banche, dai notai, che non possono usufruire di nessun sussidio. Persone all’antica che fanno ancora tutti i calcoli a penna su un foglio, mentre il lavabo gocciola e i gatti giocano con i cani. Che rimangono sempre sulla difensiva, valutando negativamente ogni intrusione nel loro mondo da parte delle autorità, come quando gli viene requisito il bestiame, per motivi sanitari che non comprendono, anche perché non gli saranno stati ben spiegati. Alcuni di loro dovranno vendere i terreni per non si sa quale destino, per loro che hanno sempre vissuto a contatto con la terra. Verranno rimpiazzati da agriturismi a 5 stelle stucchevoli quanto artificiosi. Con Sans adieu Christophe Agou ci mostra i nuovi emarginati di un mondo che al contempo promette prodotti genuini e cibi biologici.

Info
La scheda di Sans adieu sul sito del Festival Diritti Umani Lugano.
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