Abracadabra

Abracadabra

di

Diretto dallo spagnolo Pablo Berger, Abracadabra parte come una commedia poco divertente, per poi trasformarsi in racconto schizofrenico, surreale, dai tratti orrorifici, e anche tragici. Alla Festa del Cinema di Roma.

A me gli occhi, please

Periferia di Madrid. Carmen è una casalinga frustrata sposata con Carlos, un marito insensibile, aggressivo, animalesco che, letteralmente, vive per il Real Madrid. Durante un ricevimento di matrimonio il cugino di Carmen cerca un volontario tra gli invitati per un numero di ipnotismo amatoriale e Carlos, sebbene scettico, accetta. Qualcosa però va storto e la situazione sfugge di mano. [sinossi]

Prende l’abbrivio da uno spunto quasi alla Woody Allen lo spagnolo Pablo Berger con Abracadabra, presentato alla 12esima edizione della Festa del Cinema di Roma, scegliendo come motore dell’azione uno spettacolo di ipnosi condotto da un mago maldestro. Da qui, dalla mutazione/possessione di Carlos – che è una figura arrogante, egoista, maschilista e violenta – Berger si muove non solo per mostrarci il cambiamento repentino dell’uomo – diventato improvvisamente premuroso e acculturato – ma anche per provare a dipanarci un impazzito carosello visivo e una schizofrenia di registri (dal comico al surreale, passando per l’horror e il thriller), cui non sembra estraneo l’eco del cinema del connazionale Álex de la Iglesia.
Pur non registrando gli eccessi dell’autore di Crimen perfecto, sarebbe infatti riduttivo (ma anche, a tratti, lusinghiero) definire Abracadabra come una ‘semplice’ commedia. A una prima parte che spinge molto sulla comicità di situazioni e gag (finendo per azzeccarne non molte), risponde una seconda parte che si fa vieppiù astratta e visionaria (come nella lunga sequenza dell’apparizione della scimmia sulla gru), fino a diventare sulfurea e quasi tragica.

Noto a livello internazionale per il successo di Blancanieves, la cui rievocazione dei tempi del cinema muto era persino più debole di quella di The Artist, Berger dà a volte l’impressione in Abracadabra di non prendere nulla e nessuno sul serio (ogni personaggio ha un lato ridicolo e grottesco), mentre in altri momenti – soprattutto nella parte finale – ci ‘sbalestra’ facendoci intuire lampi di autentica sofferenza. In tal senso è centrale il personaggio di Carmen, la moglie di Carlos, interpretata da Maribel Verdù: è lei la vera protagonista del film, è lei che si incarica della quest tesa a far ritornare come prima il marito, è lei però allo stesso tempo che soffre per come è veramente il suo uomo e che forse potrebbe apprezzare di più questa sua nuova versione civilizzata. Ma, nel momento in cui Carmen scopre che il marito potrebbe essere posseduto da uno spirito e che quello spirito era un ragazzo il quale aveva dedicato tutta la sua vita alla madre immobilizzata sulla sedia a rotelle, allora le cose si fanno più chiare: è anche di sacrificio che ci vuole parlare Abracadabra, del sacrificio di una vita spesa a occuparsi dell’Altro, chiunque esso sia, un marito bifolco o una madre molesta e querula. Ne vale la pena, si domanda Carmen e noi con lei?

Ciò detto, Abracadabra, pur pieno di difetti e di cadute di tono, di soluzioni maldestre quasi come quelle del mago dilettante, riesce comunque a restituirci una vitalità e una voglia di fare e raccontare cinema, come anche un piacere verso lo sberleffo e il ribaltamento di senso, che non possono essere sottaciuti. Il troppo è sempre preferibile al poco, e l’a-moralità al moralismo. Ed è per questo che quindi Abracadabra con i suoi illusionismi visivi di grana grossa e la sua imprecisa prestidigitazione è comunque un film che vale la pena di essere visto.

Info
Il trailer di Abracadabra su Youtube.
La scheda di Abracadabra sul sito della Festa del Cinema di Roma.
  • Abracadabra-2017-pablo-berger-1.jpg
  • Abracadabra-2017-pablo-berger-2.jpg
  • Abracadabra-2017-pablo-berger-3.jpg
  • Abracadabra-2017-pablo-berger-4.jpg
  • Abracadabra-2017-pablo-berger-5.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Roma 2017

    La Festa del Cinema di Roma 2017, dal 26 ottobre al 5 novembre, giunta alla dodicesima edizione. Torna la kermesse diretta per il terzo anno da Antonio Monda, tra anteprime, retrospettive, documentari, animazione e il consueto “festival nel festival” di Alice nella città.

1 Commento

  1. giovanni cifarelli 08/11/2019
    Rispondi

    le scene sono piene di amore materno, forse un po di grinta ci voleva

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento