The Apple Game

The Apple Game

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Presentato nella bellissima retrospettiva su Věra Chytilová di Doclisboa 2017, The Apple Game è il film che segnò il ritorno sulla scena della regista ceca, a seguito dell’ostracismo di sette anni subito dalle autorità filosovietiche post-Primavera di Praga. Un film in cui tornano la simbologia dell’Eden perduto e il femminismo, propri delle sue opere.

L’allegro ostetrico

Il dottor Josef John è un medico ostetrico del reparto maternità dell’ospedale di Praga. Impenitente Don Giovanni porta avanti flirt contemporaneamente con una ragazza hippy, con la moglie del suo collega e con una nuova infermiera. Quando sente di innamorarsi di quest’ultima, peraltro incinta, le propone il matrimonio, ma lei è una donna indipendente e non accetta… [sinossi]

The Apple Game è uno dei tanti film dimenticati di una regista come Věra Chytilová, la cui filmografia, tra alti e bassi e con parecchie vicissitudini, abbraccia oltre quarant’anni. Cineasta che è più conosciuta per le opere del periodo della Nová vlna. Ora finalmente le è stata dedicata una personale dal Doclisboa 2017, una retrospettiva preziosa, curata da Boris Nelepo, integrale, comprensiva anche di corti e lavori televisivi, e con proiezioni rigorosamente in 35mm per le opere cinematografiche.

The Apple Game è il film che pone fine al lungo periodo di embargo, durato sette anni, della regista, imposto dalle autorità filosovietiche dopo la fine della Primavera di Praga. E con questa opera torna alle sue tematiche, il punto di vista femminile, e femminista, e la simbologia edenica dell’albero della conoscenza del bene e del male, del frutto proibito. In Le margheritine, il suo capolavoro, le due discole protagoniste danzano e saltellano attorno a un albero dai frutti colorati, dall’irreale portamento a palla, raccolgono una di quelle mele e, una volta mangiate, vengono catapultate nell’appartamento e nella città da cui partire con le loro attività distruttive. Nel successivo Fruit of Paradise, la regista propone una versione psichedelica della creazione e reinventa un Eden nel giardino di una pensione dove Adamo ed Eva sono una coppia di mezza età.

Il simbolo della mela, del frutto proibito compare già nel titolo di The Apple Game e nella sequenza iniziale che poi verrà anche ripresa alla fine. Un’orgia di immagini, come tipico per la regista, le mele sugli alberi, le mele raccolte a cesti, ma anche le mele ammuffite, annerite e marce. E con montaggio analogico, il frutto equivale al parto, alla nascita, così come nel finale la protagonista, quando appare incinta, porta due cesti carichi di mele. E ai parti umani, mostrati con dovizia di dettagli, si aggiunge quello del vitellino durate l’escursione in campagna, che tutti i personaggi aiutano a venire al mondo tirandolo per la zampa. E simbologie naturali, di fiori, frutti, semi si succederanno nel film: l’uovo nella borsa della prima amante del dottore, che si rompe durante il litigio, è un legame sterile; i pomodori rossi, maturi che si vedono più volte; la grande rosa nell’appartamento e altro. Il peccato originale è l’uomo, la mela marcia è l’ostetrico del reparto maternità, il dottor Josef John, possessivo, machista, portavoce di una società maschilista, patriarcale, interpretato dal collega regista della Nová vlna, Jiří Menzel.

Proprio nel reparto maternità, nel luogo della società che presiede alla nascita, all’aiuto nel venire al mondo di nuove vite umane, Věra Chytilová crea un microcosmo umano, terreno (la cacciata dall’Eden è già avvenuta) dove si ripropongono conflitti e schermaglie tra sessi, dove si svolge la parte narrativa del film. Arriva una nuova infermiera, e già si decide di sfruttarla e asservirla. Lei è una pasticciona e in ciò, e nel tono da commedia che il film porta avanti, si prelude al suo carattere distruttivo, proprio come le due Marie di Le margheritine. Una distruzione gentile che risiede in realtà nell’emancipazione femminile, nello sparigliare i piani del Don Giovanni di turno, il dottore che pretende da una delle sue amanti il divorzio dal marito, che pretende da un’altra il matrimonio – “Ho deciso di sposarti”, le dice –, che esibisce un’amante di fronte all’infermiera innamorata di lui. E il matrimonio è un inferno afferma un altro personaggio.

The Apple Game è una commedia femminista, che si mantiene su un tono farsesco. Dove lo spettacolo è condotto da una donna, come la cabarettista nelle scene al locale. Ci sono momenti memorabili come quando il dottore si apparta in macchina con la prima amante in un’area che sembra dismessa, ma pian piano spuntano dei blocchi di cemento sospesi da gru: siamo in un cantiere attivo con una folla di operai che assiste alle prodezze amorose della coppia. E poi anche un momento da commedia degli equivoci con lo scambio di identità, con l’infermiera che sostiene di essere incinta, cosa che poi si rivela effettivamente vera. E a ciò si aggiunge la situazione classica “Cielo, mio marito!” con il collega medico che scopre la moglie in flagrante adulterio. E The Apple Game è anche un romanzo di formazione, dell’ingenua infermiera che legge Il piccolo principe e che scopre a sue spese il mondo degli uomini, ma che saprà reagire ed emanciparsi.

Info
La scheda di The Apple Game sul sito del Doclisboa.
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