Logan Lucky

Logan Lucky

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Riflessione sugli strumenti del cinema e il loro inesauribile potere, Logan Lucky di Steven Soderbergh è un heist-movie rocambolesco e sfrenato. Alla Festa del Cinema di Roma.

A Kind of Magic

Nel tentativo di risollevare le sorti della famiglia, i fratelli Jimmy e Clyde Logan si organizzano per mettere a segno una rapina alla Charlotte Motor Speedway, durante la leggendaria gara di auto Coca-Cola 600 e per attuare l’ambizioso piano ricorrono all’aiuto dell’esperto in esplosioni Joe Bang. Proprio quando sembra che il colpo del secolo sia stato portato a termine, un’inarrestabile agente FBI, Sarah Grayson, inizia a ficcare il naso sulla scena del crimine, sospettando di tutto e di tutti coloro che incontra. [sinossi]

Non tutti hanno il talento del bricoleur, ovvero quel dono misterioso di saper aggiustare e trasformare a proprio piacimento ogni cosa, con il solo supporto di una cassetta degli attrezzi (chi non ne ha una in casa?) e del proprio, inesauribile ingegno. Questo talento innato dalle sfumature magico-esoteriche appartiene senza dubbio a Steven Soderbergh, autore tra i più brillanti del cinema contemporaneo (e della tv), che a quattro anni di distanza dall’ottimo Dietro i candelabri (2013), in seguito al quale aveva dichiarato di volersi ritirare dalle scene, fa ora ritorno sul grande schermo con Logan Lucky, per dimostrarci, una volta di più, che con i “soliti attrezzi” si può sempre dar vita a qualcosa di stupefacente. D’altronde, in estrema coerenza con la figura del succitato bricoleur, Soderbergh ha sempre amato farsi le cose da solo, rivestendo nei suoi film innumerevoli ruoli, compresi quelli di produttore, elettricista, sceneggiatore, regista, compositore, montatore, direttore della fotografia. Il tutto, in barba alle regole sindacali e, soprattutto, ai dettami dell’industria cinematografica hollywoodiana.

Riflessione sul potere inesauribile degli strumenti del cinema, Logan Lucky è un heist-movie rocambolesco e sfrenato, che prende le mosse proprio da una cassetta degli attrezzi per dispiegarsi in un paio d’ore di scoppiettante entertainment. Proprietario della scatola magica e dei relativi utensili è qui Jimmy Logan (Channing Tatum), padre divorziato, ex giocatore di football dal ginocchio oramai disintegrato e che, proprio a causa della sua invalidità, perde il lavoro in un cantiere all’interno della pista automobilistica che anima la sua sonnolenta cittadina del West Virginia.
Pressato dalla necessità di sbarcare in qualche modo il lunario, Jimmy decide di sfidare la malasorte che incombe sulla sua famiglia e rapinare l’autodromo locale con la complicità della sorella Millie (Riley Keough) e del fratello Clyde (Adam Driver), un barista che ha perso un braccio in Iraq, proprio mentre era già sulla strada del rimpatrio. A completare la squadra scalcagnata saranno poi l’esperto in esplosivi Joe Bang (Daniel Craig) e i suoi due, poco brillanti fratelli. Quanto al piano, esso comprende l’utilizzo di una torta, un manipolo di scarafaggi, della candeggina e due sacchetti di variopinti orsetti di gelatina. Bisogna poi architettare l’evasione di Bang, perché sfortunatamente, come lui stesso tiene a chiarire, e l’abito a righe non mente, è “car-ce-ra-to”.

“Take me home, country roads” sentenzia lirico John Denver nella sua celebre ballata dedicata al West Virginia, curiosamente presente anche in altri due film recenti, ovvero Alien: Covenant e Kingsman: il cerchio d’oro. Con le sue montagne “materne”, i suoi fiumi, la sua brezza e le sue strade di campagna, la patria vagheggiata da Denver è qui squadernata come un’inesauribile miniera di esemplari umani tutti antropologicamente da studiare.
C’è una vecchia signora in viola, una bambina reginetta di bellezza, la passione per le automobili e per la velocità, insomma, tutto l’armamentario tipico della provincia americana profonda che, insieme al gusto per il dettaglio, l’eccentrico e le gag più sferzanti riporta alla mente il cinema dei fratelli Cohen e con esso quel gusto per la commedia classica hollywoodiana e i suoi ben oliati (ma troppo spesso trascurati) codici narrativi.
Dietro la sua spassosa ironia Logan Lucky lascia poi ben emergere un afflato proletario ruspante e una sincera affezione per i suoi personaggi, membri effettivi di una squadra che il suo condottiero porterà verso la nobile missione di rubare ai ricchi per dare ai poveri, anche quando questi sono dei complici inconsapevoli dell’intera macchinazione. Soderbergh orchestra con ritmo sostenuto lo script firmato dall’esordiente Rebecca Blunt (che sia un altro pseudonimo del nostro bricoleur?), si diverte nell’autocitazione (Ocean’s Eleven e relativi sequel) e infonde nuova linfa vitale nel genere “film con rapina” senza mai incorrere in ridondanze né strumentali “spiegoni” verbali. Tutto avviene infatti sotto i nostri occhi nel corso del colpo, o almeno così ci viene fatto credere, le informazioni aggiuntive verranno impartite più tardi e i loro risvolti, inutile dirlo, avranno conseguenze sorprendenti ed esilaranti.

Impeccabile esemplare di cinema delle attrazioni e del fuoco d’artificio, Logan Lucky è una roboante dichiarazione d’amore nei confronti della settima arte firmata da un autore – forse l’ultimo dei suoi profeti – ben intenzionato a dimostrare quanto i suoi strumenti, anche i più impensabili (orsetti di gelatina compresi) possano ancora dar vita a una mistura che, sospesa tra la pozione magica e la reazione scientifica, è l’unica vera energia pulita ed eternamente rinnovabile.

Info
La scheda di Logan Lucky sul sito della Festa del Cinema di Roma.
Il trailer del film.

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