A Prayer Before Dawn

A Prayer Before Dawn

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Coriaceo e corroborante esempio di film atletico su un atleta, A Prayer Before Dawn di Jean-Stéphane Sauvaire fa impallidire qualsiasi action hollywoodiano contemporaneo. Alla Festa del Cinema di Roma.

A mani nude

La straordinaria storia vera di Billy Moore, un giovane pugile inglese rinchiuso per tre anni in una delle prigioni più note della Thailandia. In un primo momento il ragazzo sprofonda in un mondo fatto di droga e di violenza ma, quando le autorità del carcere gli consentono di prendere parte ai tornei di boxe thailandese, Billy comprende che questo potrebbe essere l’unico modo per sopravvivere. [sinossi]

Non c’è nulla di più ipnotico di un corpo in movimento. Il cinema questo lo sa bene fin dai suoi primordiali esperimenti (pensiamo alla cronofotografia del pioniere della settima arte Eadweard Muybridge) e in fondo, banalmente, è nato proprio per questo: restituire ed esaltare una performance (quella degli attori, in genere) e magari essere performance esso stesso, grazie a un sapiente utilizzo dei suoi strumenti linguistici. Riporta con nitore alla luce queste caratteristiche ontologiche della settima arte A Prayer Before Dawn di Jean-Stéphane Sauvaire, coriaceo e corroborante esempio di film atletico su un atleta, in grado di far impallidire qualsiasi action hollywoodiano contemporaneo.

Presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Tutti ne parlano, dopo essere passato a Cannes, il film racconta la storia vera del boxeur britannico Billy Moore, finito in un carcere thailandese per possesso di droga. Durante la detenzione, Moore subisce ogni sorta di umiliazione, si scontra con un’umanità reietta e a lui incomprensibile anche per ragioni linguistiche (non parla thailandese), fa amicizia con un transessuale, infine trova nel proprio corpo e nei relativi muscoli lo strumento principale di comunicazione e salvezza. Solo grazie all’apprendimento della disciplina del Muay thai (la boxe thailandese, che prevede anche l’utilizzo dei calci), Billy riesce infatti a trovare le risorse per sopravvivere a un’esperienza di vita la cui durezza è proverbiale.

Crudo e realistico, A Prayer Before Dawn è un’immersione senza filtri nell’universo carcerario thailandese, sospeso tra documentario e finzione, action e biopic, sport e prison movie. Con una macchina da presa fluida ed esplorativa, Jean-Stéphane Sauvaire (noto per Johnny Mad Dog, passato a Cannes nel 2009 e per il documentario su Escobar Carlitos Medellin) scivola sulla pelle sudata, sui corpi ammassati uno sull’altro nelle celle, non risparmia violenze e soprusi. Certo, convince poco il fatto che il nostro protagonista riesca a salvarsi dallo stupro carcerario, proprio lui che in fin dei conti – straniero nonché unico bianco a soggiornare in quei luoghi – rappresentava sulla carta una vittima perfetta, ma pazienza. Si tratta in fondo di un’omissione (se omissione è stata) veniale, probabilmente dovuta alla storia vera che qui si narra e al suo protagonista. E che gli eventi reali siano andati così o meno in realtà poco importa, perché, nonostante la riuscita e toccante apparizione del vero Billy Moore, è l’attore che lo incarna, ovvero il britannico Joe Cole (Woodshock, Il segreto dei suoi occhi, Green Room), il vero nucleo pulsante del film, la cosa “reale” che osserviamo ammaliati agire sullo schermo dall’inizio alla fine.

A favorire un’identificazione senza filtri è poi la scelta particolarmente azzeccata di non tradurre nulla dei dialoghi in lingua thailandese, lasciando lo spettatore, proprio come il protagonista, a chiedersi cosa gli sia stato detto, cosa stia per accadere. Ci si ritrova così continuamente galvanizzati da sequenze girate con maestria lampante, scontri fisici coreografati senza mai barare con il montaggio, ci si aggira guardinghi nei corridoi del carcere, nella cella, negli spazi comuni, coi muscoli contratti e sempre all’erta, perché il pericolo, quando la concentrazione di esseri umani è così alta, può essere costante e sempre imprevedibile. È un film di corpi e suoni A Prayer Before Dawn, che rinuncia senza remore allo strumento del dialogo, per dispiegarsi come pura esperienza audiovisiva, un’esperienza sfibrante e faticosa, certo, ma dalla quale si esce con rinnovata devozione verso il cinema e le sue possibilità.

Info
La scheda di A Prayer Before Dawn sul sito della Festa del Cinema di Roma.
Il trailer del film.
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