Auguri per la tua morte

Auguri per la tua morte

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Declinando in chiave slasher Ricomincio da capo, senza rinunciare alla verve comica, Auguri per la tua morte (Happy Death Day) è un susseguirsi di variazioni, di immediati e plurimi remake, di reboot che si cannibalizzano nel giro di pochi minuti, addirittura secondi. La Blumhouse Productions si conferma fucina di idee e talenti in costante crescita, attenta alla quantità ma anche alla qualità con pellicole ambiziose come Get Out e Split.

Rimuoio da capo

Tree è una ragazza molto focalizzata su sé stessa, decisa a usare la propria bellezza per ottenere tutto ciò che vuole. Quando la mattina del suo compleanno si sveglia confusa nel letto di Carter, probabilmente compagno di un’avventura di una sola notte, scopre presto a proprie spese che non si tratta di una giornata qualunque… [sinossi]

Più di altri generi, l’horror scarnifica fino all’osso le idee, riproponendo con variazioni talvolta significative plot, cliché, personaggi e tutto quel che segue. Prendiamo ad esempio il cult carpenteriano Halloween – La notte delle streghe (1978), rimesso a nuovo e rivisto nei giorni scorsi al Trieste Science+Fiction Festival 2017, che ha generato sequel, prequel, remake, copie carbone sempre più sbiadite, quintali di pellicola trascurabile, qualche figlioccio di valore. La ripetizione ad infinitum calza a pennello per il sottogenere slasher, che si è prestato più volte a contaminazioni con la commedia, a riflessioni teoriche sui suoi stessi meccanismi e a una quasi fisiologica coesistenza con teen movie e college movie. Insomma, da Non entrate in quella casa alle derive sovrannaturali di Nightmare – Dal profondo della notte, passando per una fiumana di cloni e qualche perla, fino alle memorabili speculazioni di Scream e a divertissement non banali come The Final Girls [1]. In questo senso, Auguri per la tua morte ci sembra un inevitabile punto d’arrivo, un testo metalinguistico che trova terreno fertile proprio nella sua stessa natura di replicante, elevandola all’ennesima potenza: declinando in chiave orrorifica Ricomincio da capo, senza rinunciare alla verve comica, il film diretto e cosceneggiato da Christopher Landon è un susseguirsi di variazioni, di immediati e plurimi remake, di reboot che si cannibalizzano nel giro di pochi minuti, addirittura secondi.

Senza inventarsi nulla, rielaborando in salsa orrorifica il testo di Harold Ramis e Danny Rubin, Landon e Scott Lobdell trovano la chiave giusta per aggiungere il loro mattoncino alla storia – non sempre gloriosa – dello slasher. Forse proprio perché siamo oramai lontanissimi dalla golden age degli anni Settanta/Ottanta, lavorare in maniera così scoperta sul meccanismo narrativo/produttivo degli slasher è una risorsa ma anche una necessità. Il paradosso della ripetizione come unico meccanismo per (r)innovare la ripetizione stessa.
La poetica della ripetizione e della variazione, d’altronde, permea la stessa politica produttiva e artistica della Blumhouse, che poggia le fondamenta del proprio successo sulla serialità (Paranormal Activity, Sinister, Insidious, La notte del giudizio, Ouija) [2]. Ripetizione e variazione applicata non solo sul versante horror: emblematica, ad esempio, la messa in scena del jazz in Whiplash. Lo stesso recupero con Split dell’universo narrativo di Unbreakable – Il predestinato, col già annunciato sequel Glass, è una naturale conseguenza nonché evoluzione del percorso della Blumhouse.

Anche sul piano squisitamente tecnico-artistico, Auguri per la tua morte conferma gli standard crescenti della casa di produzione fondata da Jason Blum. Oltre alla felice scelta del cast, in primis la protagonista Jessica Rothe, abile nel districarsi tra tempi comici, toni drammatici e il ruolo fisicamente impegnativo di post-moderna Scream Queen, vale la pena sottolineare l’estrema professionalità della confezione, dalla fotografia di Toby Oliver (Wolf Creek 2, Scappa: Get Out, lo ritroveremo in Insidious: The Last Key) al montaggio di Gregory Plotkin, altro fedelissimo della Blumhouse. La costruzione della suspense nasce anche da qui, dall’esperienza, dal lavoro, dalla ripetizione.

Note
1. Nella fiumana di pellicole che si potrebbero citare per il sottogenere slasher, ci piace ricordare la sfrontatezza dei titoli di un debolissimo trittico: I Know What You Did Last Summer (1997), I Still Know What You Did Last Summer (1998) e I’ll Always Know What You Did Last Summer (2006), relagato al mercato home video. L’ardita reiterazione si è purtroppo persa nei titoli italiani: So cosa hai fatto, Incubo finale e Leggenda mortale.
2. In questo cortocircuito della serialità, tra piccolo e grande schermo, segnaliamo una gustosa curiosità: il regista, sceneggiatore e produttore Christopher Landon è uno dei figli di Michael Landon, celeberrimo volto televisivo (Bonanza, La casa nella prateria, Autostop per il cielo).
Info
Il trailer italiano di Auguri per la tua morte.
Il sito ufficiale di Auguri per la tua morte.
Auguri per la tua morte su facebook.
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