American Assassin

American Assassin

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Spy story incentrata su rancori personali e brama di vendetta, American Assassin di Michael Cuesta vanta una solida regia nelle sequenze action, ma la sua storia perde presto ogni credibilità.

Una questione privata

Lo studente universitario Mitch Rapp è in vacanza a Ibiza con la fidanzata quando lei perde la vita durante un attacco terroristico. Mitch, sconvolto, decide che il suo unico scopo sarà vendicarsi. Mentre è sulle tracce di una cellula terroristica viene contattato dalla CIA e portato ad addestrarsi presso il rifugio del veterano della Guerra Fredda Stan Hurley. In seguito, viene arruolato per un’operazione segreta, con l’obiettivo di indagare su una serie di attacchi previsti in Medio Oriente. Il giovane Mitch, ossessionato dal rancore e dal desiderio di vendetta, accetta il pericoloso incarico e entra nella più grande polveriera d’Europa. [sinossi]

La vendetta privata è un topos a cui l’action hollywoodiano difficilmente rinuncia, in barba a tante lambiccate motivazioni patriottiche, etiche, geopolitiche o religiose che di quando in quando fungono da strumenti del mestiere, utili però solo a rimescolare un po’ le carte. D’altronde l’individualismo è una componente culturale ineludibile per l’americano medio e dunque anche il thriller spionistico con più sfoggio di location in fondo è lì che va a parare, sulle capacità fisiche (soprattutto) e/o d’ingegno (più di rado) del singolo e la sua disponibilità, all’occorrenza, a fare squadra, perché come recita un vecchio motto “United we stand, divided we fall”.

Con un incipit di carriera sul versante indie (L.I.E., Twelve and Holding) e una lunga esperienza nelle serie tv Homeland e Dexter, di cui è stato anche produttore, a Michael Cuesta non mancano certo gli spunti per costruire un solido thriller di spionaggio, ma American Assassin nonostante le sue prodezze registiche, dopo un’oretta circa inizia a girare a vuoto e a perdere credibilità.

Tratto dall’omonimo romanzo di Vince Flynn (edito in Italia da Fanucci con il titolo L’assassino americano, il film di Cuesta ha per protagonista il giovane bellimbusto Mitch Rapp (il poco espressivo Dylan O’Brien), un impeccabile prodotto “american made” protagonista di una saga libraria che consta di ben 16 volumi. Probabilmente dunque lo vedremo ancora. Mentre è in vacanza a Ibiza con la fidanzata, Mitch si trova ad assistere alla di lei morte per mano di una gruppo di terroristi. Rimpatriato, inizia ad addestrarsi e a studiare il Corano, per contattare e sgominare la cellula che ha provocato la morte dell’amata. L’incipit di American Assassin è folgorante, la scena dell’incursione dei terroristi sul placido resort delle Baleari non fa sconti quanto a violenza e le riprese in continuità contribuiscono da subito a chiarire che Cuesta ci sa fare, ha coreografato tutto nel minimo dettaglio e non ha intenzione di barare col montaggio. Si prosegue poi con un’interessante sequenza di autoaddestramento, dove saggiamente i dialoghi sono pressoché assenti, tanto vediamo e capiamo tutto senza problemi. Certo peccato però che tanto sfoggio registico e muscolare, vada a infrangersi su quella foto dei terroristi affissa nello sportello dell’armadio, manco fossero le pin up di un palestrato con qualche problema di dissociazione mentale. Tra l’altro poi, la nostra aspirante spia si rivolge in chat ai “fratelli musulmani” con frasi robotiche poco convincenti tipo “sono pronto a morire da martire” e altre facezie da manuale del piccolo terrorista. Per fortuna, una volta assoldato dalla CIA, arriva a smontarlo un po’ – ma dura poco – il suo nuovo addestratore, incarnato da un rigido Michael Keaton: le sue frecciatine alla nuova recluta sono inizialmente assai ficcanti, ma il buddy movie è già dietro l’angolo. E con esso anche un discorso su maestri e cattivi discepoli (il vero cattivo è infatti una vecchia recluta di Keaton) che accompagnerà praticamente tutto il film, insieme al tormentone della “questione privata” che, manco a dirlo, il rigido addestratore sconsiglia vivamente (obbedire agli ordini, prima di tutto), salvo poi ricredersi quando la pellaccia da salvare, nonostante direttive avverse, sarà proprio la sua.
Naturalmente poi c’è anche un McGuffin ed è offerto, manco a dirlo, dal buon vecchio plutonio, stavolta trafugato ai russi e probabilmente indirizzato verso l’Iran, dove un perfido generale è poco contento del recente trattato nucleare con gli Stati Uniti. La missione ha dunque inizio e con essa una serie di viaggi, da Varsavia a Istanbul, da Londra a Roma, con relativi incontri, intrighi e voltafaccia.

Si utilizzano vari mezzi di locomozione, tra auto, camion, aerei, motoscafi, e la giovane spia fa sfoggio di ogni strumento d’offesa con destrezza, comprese naturalmente armi da fuoco di vario calibro, coltellacci e nude mani. Cuesta da par suo è a suo agio sia con la balistica dei proiettili che con quella dei cazzotti, il suo stile occhieggia, senza troppo sfigurare, all’action hongkonghese (American Assassin è non a caso una co-produzione tra USA e Hong Kong), sebbene la carenza dello humour si faccia sentire e provochi non pochi scivoloni nel risibile, o per lo meno nel poco credibile. Perché il doberman non salta dal tettuccio di un’auto a sbranare il nostro eroe? Perché il fisico nucleare va a prendersi i soldi in contanti nella banca di Piazza Navona anziché ricevere un bonifico o al limite una valigetta di denari? Ma soprattutto, perché mai ci viene detto che al Corviale i cellulari non prendono?
Peccato, soprattutto per la location romana, che al suo primo apparire (una discreta parte del film vi è ambientata) appare impeccabile nel suo massiccio aplomb proletario.
Sarà anche per via dei quattro sceneggiatori a firma del film, certo è che American Assassin non riesce a coagulare le sue pur efficaci sequenze d’azione attorno ai temi portanti prescelti, lasciando soprattutto che ci si accorga dello sforzo di declinare la questione “vendetta” passando dal personale al collettivo, al nazionale, all’internazionale, al bene dell’umanità tout court.
Ma forse è inutile infierire, meglio godersi un po’ di sano action senza altro pretendere. In ogni caso, sospendere l’incredulità una volta entrati in sala è caldamente consigliato.

Info
Il trailer di American Assassin.
La pagina dedicata ad American Assassin sul sito della 01 Distribution.
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