Il domani tra di noi

Il domani tra di noi

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Abbandonati i suoi ritratti sociali, con Il domani tra di noi Hany Abu-Assad tenta di mescolare survival movie e dramma romantico, delineando goffamente (e con scarsa credibilità) le dinamiche di un legame nato a seguito di un incidente mortale.

Il nulla tra di noi

Dopo la cancellazione del loro volo a causa del maltempo, il dottor Ben Bass e la fotoreporter Alex Martin decidono di giungere alle rispettive destinazioni sul volo privato di Walter, un pilota che affitta il suo aereo per compiere brevi tragitti. Mentre il velivolo sorvola i monti dello Utah, un improvviso malore del pilota provoca la perdita del controllo e infine lo schianto dell’aereo: feriti, claudicanti ma vivi, Ben e Alex dovranno sopravvivere tra chilometri di nulla innevato, sperando in un improbabile arrivo dei soccorsi… [sinossi]

In trasferta americana, dopo una serie di opere in cui trattava il tema della convivenza e della mescolanza etnica, il cineasta palestinese Hany Abu-Assad sembrerebbe voler dare, con questo suo nuovo lavoro, una svolta netta al suo cinema. Non è la prima volta che Assad si sposta in terra statunintense (lo aveva già fatto nel suo precedente, da noi inedito, The Courier), così come non è la prima volta che il focus del suo sguardo si allontana dalle problematiche del suo popolo e più in generale da quelle dell’integrazione multiculturale.
Tuttavia, la scelta di un soggetto come quello de Il domani tra di noi (tratto da un romanzo dello scrittore statunitense Charles Martin) sembra segnare il definitivo avvicinamento del cineasta al mainstream, sia in virtù della produzione targata Fox, sia per la presenza nel cast, nei due ruoli principali, di due nomi di peso dello star system come Idris Elba e Kate Winslet. Si potrebbe ipotizzare che il tema del romanzo originale (la sopravvivenza di due esseri umani in un ambiente ostile, con lo svilupparsi di un forte legame affettivo) segni una ricerca da parte del regista dell’universalità, di uno sguardo svincolato dalla dimensione locale e tale da aspirare a un respiro più generale e “umanista”. Ma si tratterebbe, e ce ne rendiamo presto conto guardando il film, di meri, ingenui sofismi.

Il domani tra di noi prende due filoni ben codificati del cinema hollywoodiano (e non solo) quali quello del survival movie e del dramma romantico, mescolandoli nel modo più lineare e risaputo, senza tentare grandi scarti dal canovaccio atteso. Dopo un avvio secco e abbastanza efficace (il volo d’emergenza dei due protagonisti di su un jet privato, il disastroso incidente che li fa precipitare sulle montagne dello Utah), Elba e la Winslet danno vita a un’odissea duale in una wilderness contrassegnata dalla predominante bianca della neve, scenograficamente funzionale, in cui il tema del rapporto uomo/natura, e del rovesciamento della normale predominanza umana, non viene nemmeno sfiorato. Del survival movie, della sua essenzialità narrativa vestita di maestosità visiva, il regista dimostra di aver appreso solo la componente esteriore: difficile non risultare efficaci, sul piano dell’impatto più immediato, con location come quelle degli sconfinati monti innevati dello Utah; più complicato reggere per circa 90 minuti (la frazione di film ivi ambientata) un racconto che vede calati in tale basico contesto due personaggi culturalmente lontani, illuminando le dinamiche del loro appena sviluppato rapporto. Proprio la descrizione e l’evoluzione del rapporto tra i due personaggi, con l’impatto del contesto estremo sulle rispettive psicologie, risulta l’elemento più debole: i dialoghi appaiono svogliati, stereotipati, tesi a evidenziare peculiarità che probabilmente non sarebbero variate se l’incontro fosse avvenuto (ad esempio) su di un treno in corsa.

Su uno scenario che, più che quello di un film di genere, pare il setting di una vacanza un po’ più impegnativa del previsto (non tanto per le intrinseche qualità della scenografia, quanto per il modo in cui la regia la utilizza) si articola un rapporto fatto di un saliscendi emotivo a tratti stucchevole, che inciampa pure in grossolani errori di sceneggiatura (le due costole rotte del personaggio di Elba, dichiarate subito dopo l’incidente, vengono presto dimenticate). Il film, nella sua ossatura principale, vive di un corretto ma risaputo intreccio da survival movie (che funziona – decisamente – meglio quando i due personaggi restano in silenzio), alternato a goffi tentativi di incursioni e accelerazioni in chiave melò: ne è un esempio la significativa sequenza del salvataggio della Winslet da una situazione potenzialmente mortale, oltre alla prevedibile scena di sesso (forte di un montaggio di difficile giustificazione, narrativa o semplicemente estetica).
La grana grossa della scrittura, tuttavia, emerge con ancor più chiarezza nell’ultima parte del film, quella in cui lo scenario si sposta di nuovo verso il mondo civilizzato, nel quale (forse) la complicità nata tra i rigori di una situazione estrema non ha più ragion d’essere. E non ci si libera, assistendo a tale debolissimo (e prolungato) epilogo, dalla sensazione che sia proprio il film, tornato nei paesaggi urbani di una metropoli occidentale, a non aver più alcuna base su cui reggersi.

Se i due protagonisti danno vita, senza troppa convinzione, a due figurine a cui fa male (anche) l’eccesso di caratterizzazione (i rispettivi background, pedissequamente spiegati, sottraggono loro molto del potenziale), se la Winslet in particolare costruisce un personaggio tra i meno brillanti della sua carriera, nella testa dello spettatore, alla fine del film, resta un’inevitabile e oziosa domanda: come ha fatto il cane che ha accompagnato i due nella loro odissea a non mostrare il minimo segno di cedimento, né fisico né comportamentale? Un quesito che, per il suo stesso insorgere (una drammaturgia convincente dovrebbe permettere di sospendere agevolmente l’incredulità) dice molto sulla riuscita di Il domani tra di noi.

Info
Il trailer de Il domani tra di noi.
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