Caccia al tesoro

Caccia al tesoro

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I fratelli Vanzina tornano alla carica con Caccia al tesoro, cercando nuova linfa in una comicità partenopea finora abbastanza estranea al loro percorso. Il risultato è fiacco, anche per via di una lettura morale a dir poco discutibile, e che appesantisce una trama che dovrebbe essere scoppiettante. Con Vincenzo Salemme, Carlo Buccirosso, Max Tortora e Christiane Filangieri.

I figli sono figli

Il film segue le vicende dello sfortunato Domenico Greco, attore teatrale sommerso dai debiti, costretto a vivere nell’appartamento della cognata Rosetta, vedova di suo fratello e con un figlio di nove anni malato di cuore. Il bambino, in pericolo di vita, potrebbe salvarsi soltanto con una costosa operazione negli Stati Uniti. Per raccogliere i 160 mila euro necessari, madre e zio si inginocchiano di fronte all’altare di San Gennaro alla disperata ricerca di un miracolo. E il miracolo arriva puntuale, sotto forma di “autorizzazione” del patrono, che suggerisce agli attenti fedeli di prendere uno dei gioielli della sua Mitra custodita insieme al famoso Tesoro nella cripta della chiesa. La prodigiosa manifestazione di San Gennaro, apparentemente intervenuto per esaudire la toccante preghiera, è in realtà lo sfogo di un parcheggiatore che rimbomba nella navata. Domenico e Rosetta però confidano nella grazia ricevuta e con l’aiuto di Ferdinando, Cesare e Claudia, partono per una Caccia al tesoro che li porterà da Napoli, a Torino, fino a Cannes in Costa Azzurra… [sinossi]

Caccia al tesoro è la sessantesima regia per il cinema firmata da Carlo Vanzina in quarantuno anni di attività. Basterebbe questo semplice dato numerico per sottolineare il ruolo centrale svolto dai figli di Steno (Carlo e suo fratello, lo sceneggiatore Enrico) all’interno dell’industira cinematografica italiana: per quanto spesso dileggiati e vilipesi, soprattutto nel corso degli anni Novanta – per “colpa” del fenomeno dei Cinepanettoni, che loro avevano solo sfiorato, preconizzandolo tra il 1983 e il 1984 con il capostipite Vacanze di Natale e Vacanze in America – i Vanzina sono stati tra i pochi a perseguire un’idea di cinema popolare che non si accontentasse di correre dietro al divo televisivo del momento o allo sketch più in voga. Un’idea di cinema che, nonostante alti e bassi dovuti a un’ispirazione a intermittenza, permette di costruire un filo rosso, un percorso che attraversa i decenni per raccontare a suo modo e con tutte le debolezze del caso (la semplificazione è senza dubbio da sempre il problema principale delle pellicole del duo) l’Italia. Un’eredità che i Vanzina prendono in maniera diretta dai lavori del padre, ma da tutta la filiera della cosiddetta “commedia all’italiana”, dai nomi meno celebri ai pesi massimi Mario Monicelli e Dino Risi. Proprio a quest’ultimo, per il quale Enrico Vanzina sceneggiò Sesso e volentieri e Il commissario Lo Gatto, guarda con insistenza Caccia al tesoro, che per certi versi sembra quasi una rilettura di Operazione San Gennaro: anche qui, come nel film del 1966, i ladri cercano di ottenere il permesso al colpo direttamente dal santo – interpretando a proprio uso e consumo degli elementi naturali, un raggio di sole nel film di Risi e la voce di un posteggiatore abusivo in questo caso –, e anche qui si sceglie di portare a termine il furto durante un evento che dovrebbe tenere occupata la popolazione, il festival della canzone partenopea per Risi e la finale di Coppa Italia tra Juventus e Torino per Vanzina.
Sì, perché l’azione in Caccia al tesoro si sposta di città in città, da Napoli (protagonista solo della prima parte) a Torino, per finire addirittura a pochi passi dalla Croisette a Cannes, in un periodo lontano dal festival ovviamente.

Al primo reale incontro con la comicità napoletana, i fratelli Vanzina non sembrano troppo a disagio, forse agevolati anche dalla frequentazione con il protagonista Vincenzo Salemme, all’ottava partecipazione a un set gestito dai due: lo stesso Carlo Buccirosso, d’altro canto, lavora per la sesta volta con il regista di Sapore di mare e I fichissimi. A venire meno, fin dalle primissime battute, è piuttosto il ritmo. Caccia al tesoro non trova spunti realmente degni di nota, il risvolto agrodolce – Salemme decide di fare il colpo, insieme alla cognata Serena Rossi, per permettere all’amato nipotino di volare oltreoceano per una delicata operazione al cuore dal costo di centosessantamila euro – stona e i gag, a partire dal modo in cui Salemme e Buccirosso riescono a introdursi nel duomo di notte, appaiono davvero stanchi. Se la situazione migliora leggermente con l’ingresso in scena di Max Tortora, che gioca a fare il Christian De Sica ma qualche risata riesce a strapparla allo spettatore, poco per volta si evidenzia uno dei problemi maggiori del film, la sua supposta poetica popolare.
Ben lontano dall’umanesimo e dalla profonda concezione morale ed etica – pur profondamente anarcoide – che contraddistingueva i titoli della stagione dorata della commedia italiana, Caccia al tesoro rivela un’anima completamente immorale, a partire da un elogio della malavita che non sa tenere i binari del discorso tutt’altro che trascurabile portato avanti dai Manetti Bros., e si perde dietro l’idea che i camorristi siano sì delinquenti, ma dal cuore d’oro e pronti a un gesto nobile pur di salvare la vita a un bambino. Cosa dire poi del concetto che “i figli sono figli” e che in nome loro qualsiasi atto è giustificato e giustificabile? Il film poi non si risparmia anche un paio di grevi digressione razziste – davvero fuori luogo la battuta “se non era africana chiamava la polizia” riferita da Buccirosso a una donna delle pulizie che coglie in flagrante Salemme senza neanche rendersene conto.

Tutto questo all’interno di un prodotto che invece si propone per parlare a cuore aperto alle famiglie, in un’ottica cerchiobottista che vuole che nessuno sia condannato, perché nessuno è senza peccato. Ben lontani i tempi di Risi e del finale di Operazione San Gennaro. Tra i punti più bassi della filmografia di Carlo Vanzina, anche restando negli ultimi anni, Caccia al tesoro è un film da dimenticare nel minor tempo possibile. Perché i figli saranno pure figli, ma non tutti vengono bene alla stessa maniera…

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Il trailer di Caccia al tesoro.

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