Tito e gli alieni
di Paola Randi
Si muove tra echi dell’indie americano e reminiscenze della fantascienza spielberghiana il nuovo film di Paola Randi, Tito e gli alieni, presentato in Festa Mobile al Torino Film Festival. Ma l’ostentata ingenuità e l’approccio pauperistico alla lunga stancano.
Noi, provinciali dell’Orsa Minore
Uno scienzato vedovo e solitario lavora all’Area 51, una zona militare a nord di Las Vegas. Il suo isolamento, già turbato da una bella collega francese, viene sconvolto dall’arrivo in Nevada dei suoi nipoti, rimasti orfani… [sinossi]
A ben sette anni dal suo esordio, Into Paradiso, torna al lungometraggio Paola Randi con Tito e gli alieni, presentato in Festa Mobile alla 35esima edizione del Torino Film Festival. E le caratteristiche – e i difetti – del suo primo film si riconoscono anche qui. Innanzitutto, l’ostentata ingenuità – che è sia della regia sia del racconto e dei personaggi -, un’ingenuità che rimanda esplicitamente a certe esperienze (negative) dell’indie americano, come ad esempio Little Miss Sunshine. E poi una linea moderatamente ondulata dell’andamento narrativo, che evita con timore i picchi emotivi e che dunque si può definire minimalista, lasca e umbratile e che ha come contraltare la mancanza di essenzialità, l’eccessivo annacquamento delle sequenze e il costante sentore della difficoltà di riuscire ad arrivare indenne alla durata effettiva di un lungometraggio.
Valerio Mastandrea si ritrova nei panni di uno scienziato napoletano (non sempre convincente il suo accento), solitario e malinconico, di stanza in America, precisamente in Nevada, che viene raggiunto tutt’a un tratto dai due pestiferi nipoti rimasti senza padre. Attraverso le sue invenzioni, lui vorrebbe tornare a dialogare con la moglie morta anni prima, mentre i nipoti vorrebbero rientrare in contatto con il genitore appena scomparso. Gli alieni del titolo allora sono gli affetti che abbiamo perduto e che vorremmo ritrovare, ma siamo naturalmente un po’ anche noi, che ci siamo persi per strada, in un deserto lontano.
Questa propensione smodatamente favolistica Paola Randi la innesta con espliciti riferimenti al cinema di Spielberg, a partire da Incontri ravvicinati del terzo tipo, e con un gusto per i macchinari fantascientifici demodé che vorrebbe avere il sapore di un’oggettistica alla Gondry. Riferimenti che però restano sulla carta e sulla cartapesta di piccole trovate scenografiche, non diventando mai corpo e visione personale, proprio perché appaiono trattenuti dall’eccessiva timidezza autoriale della Randi, che fa finta di osare quando in realtà non lo fa mai. L’unica eccezione in tal senso la possiamo trovare nel sogno che fa Tito, il nipote più piccolo di Mastandrea, un momento in cui finalmente traspare un po’ di inquietudine e dove il sentimento di alienazione riesce a essere percepito.
Per il resto, Tito e gli alieni – che tra l’altro nel titolo riecheggia, forse non troppo fortuitamente, il capolavoro di Capuano Vito e gli altri – non è né un film di fantascienza né un film d’autore, è un ibrido che a tratti funziona grazie a qualche duetto attoriale (i momenti di Mastandrea con i due nipoti napoletani sono comunque preferibili a quelli in cui l’attore romano è costretto a parlare in inglese), un ibrido che appare a lungo sospeso nel vuoto e in precario equilibrio di credibilità (più che narrativa proprio registica), che risulta sempre un po’ grossier nella descrizione di sentimenti e di situazioni. E questo anche perché la Randi non riesce a mettere in campo quella nettezza di sguardo che sarebbe stata necessaria perché si potesse sentire l’assurdo della vita attraverso la semplice inquadratura di un personaggio solingo nel deserto, circondato da macchinari e di fronte alla silente notte stellata.
Ciò detto, va comunque ricordato che Tito e gli alieni resta nettamente superiore rispetto a un altro non lontano tentativo di fantascienza nostrana, L’ultimo terrestre di Gipi, giocato anch’esso – maldestramente – sui codici dell’ironia e del surreale. Questo però non significa che dobbiamo accontentarci, anzi.
Info
La scheda di Tito e gli alieni sul sito del Torino Film Festival.
- Genere: commedia, drammatico, fantascienza, grottesco
- Titolo originale: Tito e gli alieni
- Paese/Anno: Italia | 2017
- Regia: Paola Randi
- Sceneggiatura: Laura Lamanda, Massimo Gaudioso, Paola Randi
- Fotografia: Roberto Forza
- Montaggio: Desideria Rayner
- Interpreti: Chiara Stella Riccio, Clémence Poésy, Gianfelice Imparato, John Keogh, Luca Esposito, Miguel Herrera, Valerio Mastandrea
- Colonna sonora: Fausto Mesolella, Giordano Corapi
- Produzione: Bibi Film, Rai Cinema
- Durata: 92'
- Data di uscita: 07/06/2018





Torino 2017
Torino 2017 – Presentazione
Into Paradiso