Seven Sisters

Seven Sisters

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Presentato al Torino Film Festival 2017, Seven Sisters di Tommy Wirkola è fantascienza socio-politica un po’ troppo soffocata dalla componente action e thriller. Il futuro distopico diventa quasi un pretesto, fagocitato dalle sette performance di una versatile e muscolare Noomi Rapace, a proprio agio nelle sequenze spettacolari.

What Happened to Monday (?)

In un futuro non troppo distante, la sovrappopolazione obbliga il governo a misure estreme. Il piano varato da Nicolette Cayman prevede di obbligare le famiglie ad avere un solo figlio: fratelli e sorelle saranno ibernati in attesa di tempi migliori. Ma Terrence riesce ad aggirare i controlli del Child Allocation Bureau, facendo assumere alle sue sette nipotine gemelle la medesima identità. Ognuna si chiamerà come un giorno della settimana e in quello stesso giorno potrà uscire di casa. Per il mondo le sette sorelle corrispondono a un’unica persona: Karen Settman. Tutto sembra scorrere tranquillamente, nonostante le difficoltà, finché un giorno Lunedì sparisce nel nulla… [sinossi]

Funziona più nelle premesse che nei risultati Seven Sisters (What Happened to Monday), coproduzione internazionale che rimescola alcune carte della fantascienza distopica, (ri)proponendo un futuro prossimo alle prese con la sovrappopolazione galoppante e una ferrea e crudele legge sul controllo delle nascite. In uno scenario piuttosto classico per la sci-fi su grande schermo dagli anni Settanta in poi, persino abusato nelle ultime stagioni (nelle varie declinazioni del pestifero target young adult), Tommy Wirkola e gli sceneggiatori Max Botkin e Kerry Williamson innestano una buona dose di action e thriller. Si corre, si salta, si muore.

La sensazione di restare con un pugno di mosche in mano, nonostante l’ottima confezione tecnico-artistica e la performance settupla di Noomi Rapace (Uomini che odiano le donne, Dead Man Down, Prometheus), è dettata dalla superficialità del contesto distopico, introdotto frettolosamente e mai realmente approfondito. La sovrappopolazione e le relative conseguenze, come l’organizzazione e la stratificazione sociale (anche dal punto di vista meramente topografico), sono appena abbozzate, diventando ben presto una pallida cornice narrativa: la stessa detection risente del meccanismo che vede impegnata la reiterante Rapace e si conclude piuttosto goffamente.
Il punto di forza di Seven Sisters, in fin dei conti, è al contempo il suo evidente limite. Delineando le caratteristiche psicologiche e fisiche delle sette sorelle, in un ventaglio che spazia dalla fragile e geniale nerd alla guerriera mascolina e indomabile, passando per diverse sfumature della personalità e sessualità, e focalizzandosi sulle sequenze action, Wirkola e i suoi sceneggiatori tolgono inevitabilmente al futuro il tempo necessario per essere strutturato.
Seven Sisters scivola ben presto sul versante preferito da Wirkola, regista che sembra accontentarsi di buoni spunti iniziali per poter sfoggiare qualche virtuosismo registico, una sana cattiveria e il sangue necessario (o anche di più). Sulla carta più ambiziosa delle precedenti pellicole, anche questa prova si allinea idealmente, tra pregi e difetti, alla grana grossa del dittico Dead Snow e Dead Snow 2 e del poco memorabile blockbuster Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe. Peccato.

L’occasione mancata non cancella comunque le interpretazioni della Rapace, attrice dal fascino indubbiamente singolare, e l’alto livello produttivo – un po’ sacrificato Willem Dafoe, ma i suoi siparietti sentimentali funzionano, mentre è infilata a forza in un cliché ambulante Glenn Close, cattiva col pilota automatico. Passato negli Stati Uniti e alte nazioni su Netflix ad agosto col titolo What Happened to Monday, il film di Wirkola trova in Italia e altri paesi una distribuzione sul grande schermo. Troverà anche qualche aficionados.

Info
Il trailer italiano di Seven Sisters.
La scheda di Seven Sisters sul sito del TFF2017.
La scheda di Seven Sisters sul sito della Koch Media.
La pagina facebook di Seven Sisters.
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