Arpón

Arpón

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Presentato in concorso al Torino Film Festival 2017, Arpón del regista e sceneggiatore venezuelano Tom Espinoza, alla sua opera prima, è un dramma intimista, rarefatto, di ambientazione scolastica. Toni mesti, distanze generazionali, incomunicabilità e qualche raggio di speranza per un’idea di cinema che guarda a un’estetica più legata alle traiettorie festivaliere/autoriali che alla realtà che vorrebbe sondare e mettere in scena.

Cielo grigio

Arguello è il preside di una scuola appena fuori Buenos Aires che ogni giorno sottopone gli studenti a perquisizioni per paura che negli zaini si nasconda qualcosa di pericoloso. Cata è una studentessa di quattordici anni che ha un incidente nei pressi di un lago, e si ferisce. In attesa che i suoi genitori arrivino, Arguello rimane con lei per alcune ore. Che cambieranno le loro vite per sempre… [sinossi]

Non è per il volto barbuto del preside Arguello o per il musetto perennemente imbronciato della graziosa Cata; non è per le pareti spoglie e slavate dell’edificio scolastico; non è per lo squallido giro di prostituzione o per le meschinità e le isterie dei professori; non è per i selfie, per le siringhe o per l’aleggiante horror vacui. È per il mosaico che pezzo dopo pezzo Arpón mette insieme, così grigio, monotono, prevedibile. Già visto, già girato. Non una messa in scena della realtà, della (grigia) quotidianità, ma la copia carbone di un’idea di cinema soffocante e soffocata, che osserva e riproduce volutamente col paraocchi. La dimensione portata sullo schermo da Tom Espinoza, e da molti altri prima di lui, non esiste. Esiste solo nei cinema, spesso solo nelle sale dei festival.

Esistono, semmai, Cata e Arguello. Esiste, ed è un grosso problema, l’incomprensione e l’incomunicabilità generazionale e interpersonale. Esistono gli istituti scolastici anonimi, ribollenti, sconquassati; esistono squallidi giri di prostituzione, genitori assenti, famiglie dissolte, ragazzine complessate, minate nello spirito e nel fisico. Ma esistono anche i colori, un po’ di tutti i tipi, non solo il grigio.
La tonalità di Arpón, che pervade ovviamente anche la fotografia, è il limite estetico di un cinema che vorrebbe essere una sorta di cinema del reale, ma che è soltanto una scorciatoia, un rifiuto della complessità. Si vedano, per contrasto, i detour emotivi di Kiss and Cry (altra pellicola in concorso al Torino Film Festival 2017), che l’adolescenza riesce a coglierla davvero, con tutte le sue contraddizioni, le sue piccole follie, i drammi, i colpi di testa, i subbugli ormonali e quella sensazione costante di essere fuori scala, non più ragazzini, non ancora adulti. E che riesce, seppur (volutamente) defilati, a dire molte cose sui genitori (e allenatori).

Non mancano ad Arpón alcuni passaggi apprezzabili, come la sequenza del controllo degli zaini. La coppia Germán de Silva (Arguello) e Nina Suárez (Cata) è ben assortita, anche nel contrasto fisico, con la barba minacciosa del preside autoritario che sembrerebbe fare un sol boccone del fisico minuto, ai limiti di anoressia, di una ragazzina un po’ vittima e un po’ carnefice. Perché, in fin dei conti, i singoli tasselli sono più interessanti e riusciti del mosaico: funzionerebbero anche la sequenza del pestaggio o lo squallido rapporto consumato in macchina, se non fossero inseriti a forza in uno script che – oltretutto – si prende troppe libertà.
I farraginosi snodi narrativi, queste libertà, sono lo specchio di una costruzione artificiosa, meccanicamente proiettata verso un arcobaleno in scala di grigi. Ancor più delle immagini negative sparse lungo la pellicola (l’insistenza sui cellulari, le siringhe per le labbra e via discorrendo), è l’unico prevedibile raggio di sole (la discussione in classe sul nome del continente americano), così cercato e costruito, a delineare i limiti di uno sguardo preconfezionato sull’adolescenza. La sottile differenza tra rigore e grigiore.

Info
La scheda di Arpón sul sito del TFF 2017.
Il trailer originale di Arpón.
Il canale youtube di Arpón.
  • Arpon-2017-Tom-Espinoza-01.jpg
  • Arpon-2017-Tom-Espinoza-02.jpg

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