Kiss & Cry

Kiss & Cry

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Tra i titoli più convincenti del concorso del Torino Film Festival 2017, Kiss & Cry di Chloé Mahieu e Lila Pinell riesce a calarsi nella complicata dimensione di un gruppo di ragazzine divise tra la passione e le aspirazioni sportive e le necessità e i turbamenti dell’adolescenza. Attori non professionisti, piglio documentaristico e un’adesione emotiva sorprendentemente sincera.

La Boum

La quindicenne Sarah riprende gli allenamenti di pattinaggio artistico nella sua società, a Colmar, senza aver chiaro se lo sta facendo per se stessa o per sua madre. Subito si ritrova immersa nella violenza della competizione ad alti livelli, dove la rivalità tra le ragazze è grande e l’allenatore severo. Mentre il suo corpo è messo alla prova dal ghiaccio, i suoi desideri di adolescente allontanano la sua attenzione dallo sport… [sinossi – TFF2017]

La differenza tra & e and non è poi così sottile. Non in questo caso. Il canadese Kiss and Cry gira attorno alla pista di pattinaggio artistico e all’adolescenza, con tanto di (melo)drammatica complicazione. Tratto da una triste storia vera, il biopic di Sean Cisterna non rinuncia a nulla, tra canzoni, risate, sentimentalismi e lacrime. Gira attorno alla pista e all’adolescenza anche il francese Kiss & Cry, scritto e diretto da Chloé Mahieu e Lila Pinell e presentato in concorso al Torino Film Festival 2017. Anche in questo caso non mancano canzoni, risate, sentimentalismi e lacrime, ma la storia di Sarah Ivanov – Sarah Bramms, bravissima! – non è ricoperta dalla patina simil-hollywoodiana che avvolge la storia di Carley Allison: l’approccio del duo Mahieu-Pinell è di derivazione documentaristica, rigoroso, sincero, capace di scarti improvvisi, piccole follie che ci avvicinano ancor più al microcosmo di Sarah, Xavier, Aurélie, Noémie…

Nel pattinaggio artistico, kiss and cry è l’angolo della pista dove atlete e allenatori attendono il punteggio dopo l’esibizione. Baci e lacrime, vittorie e sconfitte. Il punto d’arrivo (e di ripartenza) dopo tanti sacrifici. Kiss & Cry racconta anche questo: i sacrifici, le gare, le stagioni che si susseguono senza respiro, senza svaghi, senza libertà. L’idea dell’angolo, e della stessa pista, come gabbia dorata, come imposizione genitoriale, come annullamento dell’adolescenza. Non un film in cerca di (impossibili) risposte, come l’eterno dilemma dei giovani sportivi che non vivono pienamente i loro anni più belli, ma un racconto di osservazione e formazione che tratteggia una delle tante possibili parabole umane e sportive.
Parente stretto del documentario breve Boucle Piqué (2014), Kiss & Cry declina la fiction cercando di restare avvinghiato alla realtà, cercando di non smarrire quella giusta distanza tra le ragazze e la macchina da presa. Una distanza ravvicinata, ma mai invasiva, conquistata attraverso la fiducia e l’adesione a un progetto che in punta di piedi si accomoda accanto alle poetiche non dissimili di Céline Sciamma (Diamante nero, Tomboy, Naissance des pieuvres) e Léa Mysius (Ava), e dei più maturi Téchiné e Kechiche.

Come il dardenniano Terre battue, il lungometraggio di Mahieu e Pinell è (anche) un film sportivo, in grado di cogliere e raccontare dinamiche interne ed esterne al campo di gioco e alla pista di pattinaggio. Dinamiche che non si fermano ai giovani atleti ma che coinvolgono allenatori e genitori. Un film sportivo che si focalizza anche sui gesti atletici e tecnici, ma senza l’ossessione e la spettacolarizzazione (spesso superficiale) delle pellicole mainstream. Entrambi i film, anche se con modalità e tempi diversi, riescono a dare corpo alla solitudine, alle nevrosi e al peculiare agonismo degli sport individuali, così distanti dagli sport di squadra.

Nella stagione dello scoppiettante biopic I, Tonya, Mahieu e Pinell ci raccontano una sorta di biopic in fieri, una storia di pattini e ormoni, di duri allenamenti e di innamoramenti, di genitori e allenatori che credono di poter plasmare/piegare la volontà di queste campionesse in erba – ma ogni atleta è diverso, e diversa è la risposta alla fatica, al dolore, alle rinunce, alle vittorie e alle sconfitte.
Leggiadra e danzante come le sue ragazze, Kiss & Cry è una pellicola che inanella problemi di tutti i giorni, tra casa, scuola e allenamenti: il peso da controllare, i ragazzi da conoscere, i genitori e i professori asfissianti, le sfuriate del vulcanico Xavier, il futuro incerto tra un sogno da coltivare e altri orizzonti da scoprire. Un film che non ha problemi a mescolare la discendenza dal cinema documentario con delle sequenze che sembra riecheggiare Il tempo delle mele e a lasciare peanutsianamente fuori campo il ciarliero Xavier o a concedergli la pista per una magnetica esibizione. La fertile coesistenza tra rigore e ormoni.

Info
La scheda di Kiss & Cry sul sito del TFF 2017.
Il trailer originale di Kiss & Cry.
La scheda di Kiss & Cry sul sito di ACID.
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