Talien

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Padri e figli, il distacco dagli affetti e dalla seconda patria, un bilancio di vita e una riflessione sulla storia italiana degli ultimi 40 anni. Talien di Elia Mouatamid è un road-movie tenero e divertente, che interroga i confini tra i linguaggi. Al TFF in concorso per Italiana.doc.

Quanto è tristo il passo…

Migrante marocchino che vive in Italia da 36 anni, Aldo ha deciso di tornare in patria. Il figlio Elia, cresciuto nel Bresciano con relativo perfetto accento dialettale, lo accompagna nel viaggio in camion-camper attraversando Francia e Spagna. Il viaggio è l’occasione per un confronto con le memorie individuali e familiari, e per l’evocazione degli sviluppi della storia italiana più recente. Il distacco dal nostro Paese si rivela doloroso e malinconico… [sinossi]

Nelle note di regia di Elia Mouatamid, autore di Talien, in concorso al TFF per Italiana.doc, si legge una frase in qualche modo emblematica: “Voglio fare un film sull’Italia”. E il primo dato che salta agli occhi, durante la visione del film, è l’espressione di un grande amore per il nostro Paese, che sgorga direttamente dalla storia personale di un italiano di seconda generazione e dalla storia della sua famiglia. Anzi, probabilmente sarebbe difficile oggigiorno ritrovare la stessa manifestazione d’affetto da qualche italiano radicato su questa Terra da generazioni e generazioni. Non si tratta soltanto del consumato luogo di comune di aver trovato qui migliori condizioni di vita, bensì di un vero e proprio atto di dolore nel momento del distacco.
Accompagnando il padre in un lungo viaggio in camion-camper dalla campagna bresciana al Marocco attraverso Francia e Spagna, Mouatamid lascia che il padre componga un resoconto per tappe di un percorso umano e individuale; deciso a tornare dopo 36 anni nella sua terra d’origine, più di una volta il padre esprime un dolore sincero nel separarsi dall’Italia intesa come tessuto sociale. Sono gli italiani che sicuramente gli mancheranno. Ed è emozionante ricevere una simile testimonianza da parte di chi sulle prime ha dovuto sopportare le consuete difficoltà d’inserimento e discriminazione. Un lamento d’amore per la nostra gente che si emana proprio da chi negli ultimi anni viene spesso liquidato in casa nostra col più becero dei razzismi populistici e propagandistici.

Nel lungo viaggio il padre ribattezzato Aldo ripercorre decenni della nostra storia, registrandone anche e soprattutto i mutamenti in peggio. Quella che si delinea nel processo di rammemorazione di Aldo al suo arrivo nella penisola è un’Italia alle soglie degli anni Ottanta in pieno rigoglio, dominata in primo luogo da un diverso approccio alla vita. Non è l’unica nota del film; a mano a mano Aldo rievoca episodi personali, legati alla famiglia, al lavoro, si confronta con la propria lingua nativa e le relative distorsioni che ne sono state fatte nel luogo comune e nella propaganda. Il figlio e filmmaker Elia è un interlocutore discreto, che però stabilisce con la figura paterna una sorta di doppio livello storico relativo al nostro Paese. Ciò è ben ravvisabile ad esempio in una delle soste a cena, in cui all’Italia delle mille opportunità, raccontata dal padre nei suoi primi anni da migrante, si oppone la grigia realtà attuale della crisi economica e del lavoro frustrante, testimoniata da Elia. Sul piano strettamente linguistico Talien si propone come un’ulteriore dimostrazione dell’estrema duttilità conquistata negli ultimi anni dal linguaggio cosiddetto documentario.
Lo stesso Mouatamid ammette di aver preso le mosse da memorie di suo padre sulle quali aveva condotto una ricerca preventiva, incitando quindi Aldo durante le riprese a mettere in atto operazioni rammemorative basate su un’ampia conoscenza pregressa del figlio-filmmaker. Ma l’imprendibile natura del linguaggio del “cinema del reale” si manifesta in modo ancor più stringente nelle modalità di ripresa.
I punti di vista della macchina da presa spesso tradiscono una pur minima preordinazione (un esempio su tutti, all’arrivo in Marocco Aldo si ferma a salutare un vecchio amico e la macchina da presa è piazzata fissa, presumibilmente su cavalletto, all’interno di un negozio; non si tratta quindi con ogni evidenza di un saluto tra amici catturato nel libero fluire della realtà, ma di una “replica ordinata”). Più in generale, è l’intera impalcatura di Talien a ripercorrere strade ben consolidate nel cinema di finzione.

Aderendo alla struttura del road movie, il confronto fra padre e figlio prevede uno svolgimento con le sue sagaci alternanze di momenti di intimità e distensione, ad altri di maggiore conflittualità tra i due personaggi, ovviamente smussata dai toni morbidi di “attori reali” che rievocano insieme la propria vita. Ne sia prova il classico piazzamento del momento di massima crisi e drammaticità a tre quarti del racconto, dove padre e figlio si confrontano sulla figura della moglie-madre, con dolore e rimpianto. Anche la già citata sequenza a cena in cui due storie e due Italie si confrontano adotta gli umori di un amaro dramma pieno di consapevolezza. In più, ritroviamo un vero e proprio sfondamento (forse la pagina meno riuscita) nelle retoriche da cinema western nel faccia-a-faccia tra padre e figlio sulle colline di Almerìa, proposto dal filmmaker come puro e divertito omaggio leoniano, un po’ stonato rispetto al resto. Venendo quindi a rinnovare il dibattito sul “cinema del reale” e sulla dialettica spontaneo/preordinato, Talien mira in realtà a spendere una parola nei confronti di un concetto semplice, quello del rispetto delle storie individuali e soprattutto dell’amore che può legare uno straniero a una seconda patria. Il bisogno di rientrare nella terra d’origine è primario, ma per Aldo si tratta di un passo comunque doloroso, negoziato con se stesso. In qualche modo appartiene a rodate strategie di fiction anche il tormentoso confronto padre-figlio nel momento della separazione. Talien fa tutto questo tramite una storia vera, raccontata nella memoria per parole, e nel presente per immagini. Divertente, malinconico e commovente. E soprattutto interrogativo nei confronti del linguaggio cinematografico.

Info
La scheda di Talien sul sito del Torino Film Festival.
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