L’estinzione rende liberi

L’estinzione rende liberi

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Presentato nella sezione Prospettive di Filmmaker Festival 2017, L’estinzione rende liberi porta avanti il percorso autoriale di Demetrio Giacomelli, che si snoda in un discorso escatologico tra animali, estinzione e autoestinzione, sterminio, olocausto, morti viventi.

Il cantico delle formiche

L’estinzione rende liberi: parafrasi dell’atroce scritta sul cancello di Auschwitz. Un film che sinfonicamente si compone di tre momenti: lo sterminio degli ebrei rivissuto in un videogioco; la volontà di autoestinzione dell’uomo per liberare il pianeta dalla sua presenza; e lo zombi che si pasce delle proprie viscere. In questo paesaggio apocalittico gli unici superstiti sono gli insetti, nello specifico una corona di formiche sull’immenso cerchio di una galassia. [sinossi]

Avevamo lasciato Raffaella, nel film Diorama di Demetrio Giacomelli – neotrionfatore della sezione Italiana.doc del Torino Film Festival –, la volontaria che salva i rospi dall’investimento delle automobili, che affermava che questi animali esistono da più tempo di noi uomini su questo pianeta, e hanno quindi pieno diritto di rimanerci, più dell’homo sapiens che abita questo mondo da solo qualche centinaia di migliaia di anni, un tempo piccolissimo rispetto alla storia della vita sulla Terra. Che autorità abbiamo di schiacciarli con le nostre automobili?
Il ragionamento di Raffaella torna nel nuovo film del regista, L’estinzione rende liberi, presentato nella sezione Prospettive di Filmmaker Festival 2017. Possiamo uccidere facilmente, anche con crudeltà delle formiche, come schiacciamo i rospi, iniettando dell’alluminio fuso nei loro formicai, in modo da creare come delle sculture contorte dai reticoli di cunicoli costruiti da questi laboriosi insetti, proprio come le sagome dei rospi schiacciati diventavano delle forme di una composizione artistica, in Diorama. Ma queste forme di vita, che consideriamo primitive, inferiori e superflue, esistono da molto prima di noi, e probabilmente continueranno ad esistere anche dopo di noi.

In L’estinzione rende liberi troviamo ancora dei personaggi che ricordano la Raffaella di Diorama. Sono i membri del Movimento per l’estinzione umana volontaria, VHEMT, che teorizzano la necessità che la specie umana si estingua il più in fretta possibile, prima che possa fare ulteriori danni. Le ragazze, membri del gruppo, intervistate nel film, sostengono la necessità di sterilizzarsi, o quantomeno di non procreare. Un concetto che potrebbe facilmente venire derubricato come follia. Ma non è follia anche l’estremismo neocreazionista che nega siano mai esistiti i dinosauri e bolla la paleontologia come un imbroglio? I dinosauri hanno raggiunto l’apice della loro arroganza evolutiva nell’era Mesozoica, colonizzando ogni tipo di ambiente. Ma dopo l’apoteosi non può che seguire una catastrofe. Sarà così anche per l’uomo che ha raggiunto il dominio del pianeta? Quell’osso della civiltà, lanciato in 2001: Odissea nello spazio, contiene anche i campi di sterminio nazisti, del cui orrore sembriamo ormai anestetizzati, come mostrano i videogiochi di Auschwitz, dove si fanno punti per ogni ebreo gasato, o come mostrano i visitatori dei campi nel film Austerlitz di Sergey Loznitsa. Chi dileggia questo passato non può che riviverlo. Alcuni studiosi hanno definito l’era geologica che stiamo vivendo come Antropocene, quella in cui l’uomo da semplice spettatore è diventato protagonista, alterando i cicli naturali e climatici. Ma allo stesso tempo, altri studiosi ci ricordano che siamo in realtà nell’era degli insetti, che contano il più grande numero di specie. Estinzione, sterminio: l’unica possibilità di sopravvivenza potrebbe essere in forma di zombie, ma anche questi non sarebbero scampati a quella perfetta macchina di eliminazione che erano i campi di sterminio nazisti, in cui il destino finale era il forno crematorio.

Tutti questi elementi sono buttati dentro il film, da Demetrio Giacomelli con sciatteria calcolata, con un immaginario kitsch da B-movie, da horror di infima categoria. Gli zombie, il videogioco tanto abietto quanto esteticamente scarno. Partendo dall’animalismo di Diorama il filmmaker arriva all’escatologia di L’estinzione rende liberi, chiarendo così il suo percorso autoriale.

Info
La scheda di L’estinzione rende liberi sul sito del Filmmaker Festival.
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