Belle dormant – Bella addormentata

Belle dormant – Bella addormentata

di

Arriva in sala in pieno periodo natalizio Belle dormant di Adolfo Arrieta (che qui si firma Ado Arrietta), già presentato la scorsa estate alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro. Una fiaba naïf, rêverie che guarda dalle parti di Jean Cocteau. Con Agathe Bonitzer, Niels Schneider e Mathieu Amalric.

L’arcolaio e l’aeroplano

Nel regno di Letonia, il giovane principe Egon passa le sue notti a suonare la batteria. Di giorno ha un pensiero fisso: penetrare alla Kentz per ritrovare la bella addormentata e rompere l’incantesimo. Ma suo padre, il Re, che non crede alle fiabe, è totalmente contrario. Sarà Maggie Jerkins, archeologa dell’Unesco, che gli darà la chiave. [sinossi]

Belle dormant raggiunge le sale nel periodo natalizio, e nessuno avrebbe di che sorprendersi se si trattasse di una produzione Disney, magari uno di quei live action che vanno ad attualizzare i classici del passato, come la Cenerentola di Kenneth Branagh o dal futuro Dumbo diretto in carne e ossa (davvero?) da Tim Burton. No, nessuno si sorprenderebbe della presenza di Belle dormant tra le uscite festive, in quel caso. Invece a dar battaglia – si fa per dire, sarà durissima – ai cinepanettoni, all’ottavo Star Wars e a uno dei migliori Woody Allen dell’ultimo decennio sarà un film di Adolfo Arrieta, che qui si firma Ado Arrietta, con quella T raddoppiata nel cognome forse per omaggiare la Francia che qui coproduce e che tanti anni fa, cinquanta e oltre, lo accolse in fuga dalla natia Spagna del caudillo Francisco Franco. Era la Francia attraversata dai vagiti pre-sessantottini. C’era una volta… Adolfo/Ado, ma anche Adorfo, Adolpho, Udolfo e chissà quanti altri modi: cosa c’è, dopotutto, in un nome? È stato dimenticato per molti anni, Adolfo Arrieta, anche dai cinefili più attenti. I tempi di Le jouet criminel, Le château de Pointilly e Flammes sembrano lontanissimi, persi nelle brume, quasi si trattasse di una mitologia, la narrazione di un passato in realtà mai esistito. Quasi nessuno ricorda più Arrieta, e c’è da scommettere che tra le schiere di giovani cinefili in pochi si preoccuperanno di Belle dormant, occupati come saranno a decidere quale è la top ten ideale per festeggiare la fine del 2017.

Il problema, probabilmente, è che Belle dormant è un fiaba, anche piuttosto fedele al testo di Charles Perrault del 1697, anche se (come sottolinea IMDb, il database per eccellenza per appassionati e addetti ai lavori) il suo nome non è accreditato sui titoli di coda. Arrieta mescola la fiaba di Perrault a quella pubblicata oltre un secolo più tardi dai fratelli Grimm, e come praticamente tutti gli adattamenti si limita ad arrivare al momento in cui la principessa si ridesta e scopre il suo principe: niente matrimonio, dunque, niente figli né suocere/orco. Allo stesso modo Arrieta non prende in esame la lettura di Giambattista Basile, che anticipa di cinquant’anni la versione di Perrault, e che parla non di un bacio per risvegliare la principessa, ma di uno stupro in seguito al quale la ragazza rimane incinta (e sempre in coma).
Al di là di questo, Belle dormant mantiene la sua metafora sulla scoperta dell’arcolaio come arrivo delle mestruazioni e dunque dell’età adulta, ma lo fa seguendo una traiettoria cinematografica che potrebbe risultare addirittura spiazzante. A occhi disattenti Belle dormant potrebbe apparire infatti come un’opera fin troppo semplice, priva di profondità, superficiale. Lo stile di Arrieta è spudoratamente naïf, guarda dalle parti di un cinema sepolto sotto le macerie della contemporaneità, parla direttamente a Jean Cocteau. Il lirismo di Arrieta, raggelato in una elaborazione dell’immagine che utilizza il digitale per convertire il senso della fiaba all’oggi, è lineare, surreale ma gentile, pacato. Aggettivi che non trovano molto spazio in questi anni confusi e confusionari.

L’unica confusione in scena la produce il giovane Egon, che si scatena alla batteria e ha come unico sogno quello di andare a risvegliare la sua amata – ma mai vista – principessa. È il suo destino, come gli ricorda anche il consigliere Gérard Illinski (straordinario Mathieu Amalric, ma non è certo una novità). Mentre si entra nel Terzo Millennio – il film è ambientato nel 2000 – c’è ancora bisogno di aggrapparsi a termini come “destino”, “fiaba”. Arrieta parla di monarchie prossime al collasso, di re ciechi che non vogliono credere al mito, di un’Europa ancorata al passato che pensa a torto di vivere nel futuro. La principessa si è addormentata nel 1900 e si risveglierà puntualmente cento anni più tardi, così come tutto il suo regno. Attraverserà in sogno quel secolo breve che tanto e tutto ha mutato, senza mutare forse davvero molto: viene naturale invidiare questa giovane donna e la sua possibilità di saltare a pie’ pari guerre mondiali, dittature fasciste, incubi nucleari.
Ma Arrieta non vuole nascondere tra le pieghe di un racconto il resoconto crudele di un secolo. Vuole narrare una fiaba, e lo fa. In modo sublime lo fa, fissando la fiaba nel tempo e raggelandola. Non è un maleficio a congelare tutto, non è neanche la puntura di un arcolaio. Il tempo si ferma perché il cinema è tempo, e ha diritto di giocarvi. Anche Arrieta gioca con il tempo e con il cinema, si fa beffe perfino della costruzione temporale che architetta lui stesso (la sua memoria della tecnologia a disposizione nel 2000 è abbastanza libera). Per questo racconta una storia così antica con una tecnologia così moderna. Per questo tratteggia ogni inquadratura come se fosse un dipinto che ha ottenuto, attraverso la magia, il diritto al movimento. Per questo parla di aeroplani e di arcolai, e non fatica a metterli gli uni accanto agli altri. È il film più dimenticato di Natale, Belle dormant, e Ado(lfo) Arriet(t)a il più dimenticato dei registi. Ma non sta dormendo. Siamo noi che dobbiamo (ri)svegliarci…

Info
Il trailer di Belle dormant – Bella addormentata.
  • belle-dormant-bella-addormentata-2016-Adolfo-Arrieta-1.jpg
  • belle-dormant-bella-addormentata-2016-Adolfo-Arrieta-2.jpg
  • belle-dormant-bella-addormentata-2016-Adolfo-Arrieta-3.jpg
  • belle-dormant-bella-addormentata-2016-Adolfo-Arrieta-4.jpg
  • belle-dormant-bella-addormentata-2016-Adolfo-Arrieta-5.jpg
  • belle-dormant-bella-addormentata-2016-Adolfo-Arrieta-6.jpg
  • belle-dormant-bella-addormentata-2016-Adolfo-Arrieta-7.jpg

Articoli correlati

  • Pesaro 2017

    Tra danze eterne e primi spari. Pesaro 2017.

    La terza Pesaro sotto l'egida di Pedro Armocida continua a muoversi nella direzione di un "nuovo" che sia miracolosa sintesi del passato e del presente, e sappia osservare l'orizzonte con sguardo autentico. In un tempo unico, che vive 7 giorni l'anno sulla riviera adriatica.
  • Archivio

    Maleficent

    di Arriva in sala Maleficent, versione live action della celebre fiaba di Perrault La bella addormentata nel bosco. Vista, stavolta, dalla prospettiva della malvagia strega Malefica, fattucchiera demoniaca antagonista della principessa Aurora.
  • Archivio

    Bella addormentata

    di Trasfigurando la realtà – il caso di Eluana Englaro – Marco Bellocchio realizza una fiaba contemporanea con spirito "anarchico pacifista". In concorso a Venezia 69.
  • AltreVisioni

    sleeping-beautySleeping Beauty

    di Ambiziosa opera prima, in concorso a Cannes, Sleeping Beauty affastella situazioni scabrose rarefatte, private della potenziale forza provocatoria, ridotte a compiaciuti tableaux vivants...
  • In sala

    L’assoluto presente

    di Fabio Martina con L'assoluto presente racconta una Milano livida, dominata da colori freddi e un'umanità crudele, che nasconde la sua disperazione in un accumulo di violenza e gratuità; uno spaccato giovanile privo di speranza.
  • Prossimamente

    Mamma Mia! Ci risiamo RecensioneMamma Mia! Ci risiamo

    di Con buona pace delle new entry, Mamma Mia! Ci risiamo di Ol Parker non fa che narrare la difficoltà di trascinare qui gli interpreti del film precedente, per posizionarli in una nuova vetrina che resta tale e non prevede alcuno sviluppo dei loro percorsi.

1 Commento

  1. Trackback: BELLE DORMANT | Ado Arrietta | Zomia

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento