Star Wars – Gli ultimi Jedi

Star Wars – Gli ultimi Jedi

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Il canone lucasiano c’è, resta sempre lì, ma per Johnson e Gli ultimi Jedi è meno ingombrante, meno oppressivo: i nuovi personaggi hanno acquisito maggiore spessore, crescono, mutano, fanno fragorosamente deflagrare i loro dubbi. Tutto scorre più in fretta, Forza compresa. Tutto scorre fin troppo, qualche snodo narrativo lascia più di un dubbio, le mille battute sparse lungo la pellicola non sempre funzionano: fatica a carburare Gli ultimi Jedi, procede a strappi, ma regala un incipit spettacolare, una resa dei conti leoniana, emozionante, memorabile, e ci consegna dei ragazzini diventati adulti.

L’Impero colpisce ancora

Prosegue la saga degli Skywalker, degli Jedi, della Resistenza. Della Forza. I nuovi e giovani eroi si uniranno alle leggende della galassia in un’epica avventura piena di scoperte legate agli antichi misteri della Forza e scioccanti rivelazioni sul passato… [sinossi]

Equilibrio. Non vale solo per l’universo immaginifico e per i personaggi di Guerre stellari, ma è senza dubbio una fetta importante della Forza, degli Jedi, dei vari villain e loser sparsi per le galassie. Equilibrio di ciò che ci circonda e ci permea; equilibrio dentro di noi, fin dal profondo, anche fuor di metafora (la foresta di Luke, la caverna di Rey). Equilibrio tra l’avventatezza e lo spirito guascone di Poe Dameron e le sue potenzialità da leader, con annesse responsabilità sui compagni e sul destino della battaglia. Equilibrio persino tra i cattivissimi Snoke, Phasma, Hux e soprattutto Kylo Ren, che poi cattivissimi non sono, o quantomeno non tutti. Perché lo sappiamo dalla fine degli anni Settanta che una grande Forza richiede grandi responsabilità – era più o meno così – e le responsabilità spesso soffocano, schiacciano, deformano. E allora ci si nasconde dietro una maschera o si scappa su un’isola lontana lontana o si finge di non ricordare un triste passato. Insomma, l’equilibrio cercato e non sempre trovato dagli episodi di Guerre stellari, aka Star Wars per quelli nati in anni bui, è lo stesso equilibrio inseguito da Star Wars – Gli ultimi Jedi, dal regista e sceneggiatore Rian Johnson (Looper e Brick, mica fuffa), dalla Disney. Una ricerca complicata da un canone imparato a memoria da milioni di fan, dalla necessità di piazzare nuovi pupazzetti, dalla voglia di sedurre giovani spettatori. Una sorta di coperta sempre troppo corta: filologico fino all’eccesso Il risveglio della Forza, ammirevole ma non replicabile Rogue One, imperdonabile in blocco la seconda trilogia – no, non è vero, ma basterebbe Jar Jar Binks per meritare l’onta eterna. Potremmo continuare con gli orrori di Star Wars: The Clone Wars o con le cose belle partorite da Genndy Tartakovsky (Star Wars: Clone Wars), ma poi ci perderemmo dietro al peso specifico di quel The. Andiamo avanti.

Torniamo indietro. L’equilibrio. No, non quello oramai bypassato tra fantascienza e fantasy, come se i generi cinematografici fossero compartimenti stagni. E nemmeno quello tra computer grafica e gustosissimi modellini animati, dilemma già risolto in negativo da Lucas e in positivo da J. J. Abrams. L’equilibrio è quello della Disney, che da un po’ produce e ci racconta una bella storia su ribelli, RESISTENZA (sì, scritto così, che scorre in diagonale) e Imperi cattivi o Nuovi Ordini che vogliono prendersi l’intera torta. In estrema sintesi, la storia della Disney. Il rovesciamento degli anni Settanta: dalla New Hollywood e il suo crollo per mano dei blockbuster ai moderni e totalitari blockbuster che stanno fagocitando tutto e tutti per creare un Nuovo Ordine a Hollywood. E così, mentre la Fox si è assicurata di non fare la fine di Alderaan, possiamo solo sperare che i vari Sean Bailey, John Lasseter, Dave Hollis, Kevin Feige e Kathleen Kennedy siano un’allegra combriccola di Jedi e non una masnada di Sith.

Che si dovessero uccidere i padri, nel senso più ampio ma anche letterale del termine, si era già capito nel 1977. È uno dei fili conduttori della saga, che ci ha sempre mostrato scontri su larghissima scala o infinitamente piccoli, microscopici o persino invisibili. Star Wars – Gli ultimi Jedi non può che tornare lì, ai genitori, alle figure paterne e materne, ai figli messi in ombra, abbandonati, arrabbiati, persino vendicativi. Insomma, uno scontro generazionale a colpi di spade laser. Uccidere e morire per andare avanti. Non l’aveva risolta molto bene Abrams, che si era caricato sulle spalle il fardello di far invecchiare Han Solo, di mostracelo meno agile, meno forte. Meno immortale. Che errore, che tradimento. Gli eroi sono tutti giovani e belli, è una regola aurea. A meno che…
Il concetto di equilibrio di Rian Johnson è più sbarazzino, anche perché il lavoro sporco l’ha già fatto Abrams. E Gareth Edwards ha poi indicato una possibile e fertile strada con Rogue One, in primis quella del war movie e del sacrificio, del sangue. Il canone lucasiano c’è, resta sempre lì, ma per Johnson e Star Wars – Gli ultimi Jedi è meno ingombrante, meno oppressivo: i nuovi personaggi hanno acquisito maggiore spessore, crescono, mutano, fanno fragorosamente deflagrare i loro dubbi. Tutto scorre più in fretta, Forza compresa. Tutto scorre fin troppo, qualche snodo narrativo lascia più di un dubbio, le mille battute sparse lungo la pellicola non sempre funzionano e scricchiola l’equilibrio tra ironia e dramma, ma è la chiave di volta. Gli animaletti buffi stancano dopo due fotogrammi e in tutta questa velocità e questo accumulo c’è pure qualcosa che ristagna: fatica a carburare Star Wars – Gli ultimi Jedi, procede a strappi, ma regala un incipit spettacolare, una resa dei conti leoniana, emozionante, memorabile, e ci consegna dei ragazzini diventati adulti. Adulti con grossi problemi, ma pur sempre adulti. L’equilibrio di Johnson è così, precario e un po’ irrispettoso, con più di una falla, ma vivo, pulsante, capace di uccidere. E di uccidere bene. “A meno che…”, si diceva.

Scontri generazionali e smarrimento post-ideologico. Il problema è aver smarrito il ricordo della Forza, il tremito, quell’esaltazione fanciullesca che negli anni Settanta/Ottanta era fisiologica. Star Wars – Gli ultimi Jedi gioca anche su questo, consapevolmente. Pesca a piene mani dalla trilogia classica (L’Impero colpisce ancora e via discorrendo), ma senza il bilancino e il braccino corto di Abrams. Con tutti i suoi limiti, Star Wars – Gli ultimi Jedi ha appunto un grande merito: ha mandato in pensione le vecchie icone, ha concesso i giusti spazi a Dameron, ha limitato le comparsate e ha fatto tesoro dello spirito di sacrificio di Rogue One, riportando al centro del discorso la Forza, la Resistenza, qualcosa in cui credere, qualcosa per cui morire. La ruota gira e il post-post-ideologico è ideologico,
Non facciamone realmente una questione politica, perché di Industria si sta parlando, ma dopo un sequel che doveva per forza tornare al canone, che doveva tenere conto delle attese tradite dei fan, e che aveva un dannato bisogno di coccolare i suoi spettatori, offrendogli immediate certezze e modellini da sognare, la saga ha potuto concedersi delle (relative) libertà. Un nuovo che torna, più che un nuovo che avanza, ma va bene così.

L’impero colpisce ancora. Nel senso di Impero Disney. In questo inevitabile cortocircuito di rimandi nostalgici e di mitologie anni Settanta/Ottanta, vogliamo chiudere ricordando alcuni di quelli che non ce l’hanno fatta: The Black Hole – Il buco nero (1979) di Gary Nelson, Flash Gordon (1980) di Mike Hodges e il quasi dimenticato Flash Gordon: The Greatest Adventure of All (1982) della gloriosa Filmation. Chi più, chi meno, tutti sulla scia del campione lucasiano. The Black Hole fu un grande smacco per la Disney, che come sappiamo si è rifatta alla grande: se non puoi sconfiggerli, comprali. Comprali tutti. Attendiamo fiduciosi per il lungometraggio della Filmation, magari una bella edizione in blu-ray con le orecchie del Topo.
Miao. Ops, squit…

Info
Il trailer italiano di Star Wars – Gli ultimi Jedi.
La pagina facebook di Star Wars – Gli ultimi Jedi.
Il sito ufficiale di Star Wars – Gli ultimi Jedi.
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