Uscite in sala 25 gennaio 2018

Uscite in sala 25 gennaio 2018

A un anno dalla proiezione al Sundance arriva nelle sale italiane Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, perfettamente in tempo per festeggiare le quattro nomination all’Oscar; con lui da questo giovedì tra gli altri Downsizing di Alexander Payne e La testimonianza di Amichai Greenberg, oltre a un thriller con Liam Neeson e – ma è già passato – l’appuntamento in due giorni con il Fabrizio De André interpretato da Luca Marinelli.

 

CHIAMAMI COL TUO NOME
di Luca Guadagnino

Se n’è detto e scritto tutto e il contrario di tutto, ed è già un brulicare di posizioni pro o contro il nuovo – o vecchio di un anno, scegliete voi – film di Luca Guadagnino. Viene insultato chi ne parla bene, viene insultato chi ne parla male. Un gioco sempre becero, ma che mai come per Chiamami col tuo nome sta risvegliando animi sopiti da tempo. Dispiace che il film esca doppiato per lo più in giro per il paese, perché quelle tre lingue (italiano, francese e inglese) che si intrecciano tra loro lo rendono prezioso, e ricco più di quanto possa sembrare. Gli attori sono tutti eccellenti, anche quel Timothée Chalamet che si è fatto purtroppo notare anche per la disdicevole presa di posizione nei confronti di Woody Allen. E il film? Bè, il film è affascinante, strabordante, tenero e forse un po’ calcolatore. Ma è meglio se ne riparliamo quando l’avrete visto. Di questi tempi…

È l’estate 1983, che il diciassettenne Elio trascorre nella casa di campagna di famiglia, in una località calda e soleggiata del Nord Italia. Come tutti i suoi coetanei, il ragazzo passa il tempo ascoltando musica, leggendo libri e facendo bagni, quando un giorno arriva il nuovo assistente americano del padre, Olivier, ventiquattrenne dal grande fascino. Tra Elio e l’ospite cresce lentamente una reciproca attrazione e i due passeranno l’estate insieme… [sinossi]

 

DOWNSIZING
di Alexander Payne

Chissà se la sala riserverà a questo bizzarro e palesmente incompiuto film di Payne un successo migliore dei pochi applausi racimolati al Lido lo scorso settembre. Scombiccherato e troppo – troppo! – ambizioso, Downsizing dimentica per strada la propria derivazione dall’universo dei b-movie e si certifica solo come ampollosa riflessione sull’uomo e la sua natura. Se ne poteva, e forse doveva, fare a meno. O per lo meno sarebbe stato doveroso sforbiciarlo di una quarantina di minuti…

In un futuro prossimo, un ipotetico domani, alcuni scienziati norvegesi scoprono un modo per ridurre gli esseri umani a un’altezza di pochi centimetri. Una soluzione per ritardare gli effetti del riscaldamento globale, per rendere possibile la convivenza sul nostro pianeta di miliardi di persone. Il processo di miniaturizzazione è sicuro e rapido. Nel giro di pochi anni una piccola percentuale della popolazione mondiale, attratta dai clamorosi vantaggi economici più che da nobili ideali, compie il grande passo e così iniziano a sorgere lussuose comunità e città miniaturizzate. [sinossi]

 

FABRIZIO DE ANDRÉ – PRINCIPE LIBERO
di Luca Facchini

Luca Marinelli, che tutti scherzavano sui social network da quando la Rai aveva iniziato a diffondere il trailer di questo film che è uscito in sala per due giorni e arriverà in prima serata su RaiUno tra tre settimane, interpreta Fabrizio De André in modo sublime, e da solo arriva quasi a salvare dalla mediocrità un biopic che per il resto fatica a uscire dai binari sui quali si è incardinato, e che non prevedono in nessun modo deragliamenti. Ma Marinelli e le canzoni di Faber un mezzo miracolo lo compiono, a loro modo…

Ciò su cui si concentra Fabrizio De André – Principe libero è l’umana avventura del suo protagonista: dall’infanzia ai capolavori della maturità, passando attraverso il racconto accurato degli anni di Genova, del rapporto con la famiglia e dell’apprendistato formativo svolto nei caruggi della città, contornato da amici vicini come Paolo Villaggio – sarà lui a coniare per De André il soprannome con cui è tuttora noto, Faber – e delicatamente più distanti, come Luigi Tenco. Seguono i primi successi – Mina che porta in televisione la sua Canzone di Marinella -, le prime timide esibizioni dal vivo, l’incontro con Dori Ghezzi, la vita da agricoltore in Sardegna fino alle drammatiche pagine del rapimento e al successivo ritorno sulle scene. [sinossi]

 

LA TESTIMONIANZA
di Amichai Greenberg

Amichai Greenberg in qualche modo firma uno dei pochi titoli davvero preziosi di questa settimana, per quanto il suo film non manchi di spaesamenti e scelte non sempre felici. Ma il discorso sulla memoria diventa qui centro di un discorso sul presente, sull’intimo, sulla privazione di una memoria propria, oltre che di un popolo o di un evento storico. Molto interessante, e ottimamente recitato.

Yoel, un ricercatore che studia l’Olocausto, è nel mezzo di una battaglia legale, ampiamente ripresa dai media, contro interessi potenti in Austria. La questione riguarda un brutale massacro di ebrei che ebbe luogo verso la fine della Seconda guerra mondiale nel villaggio di Lendsdorf. Un’influente famiglia di industriali, sulle cui terre avvenne la strage, sta progettando di costruire un complesso immobiliare proprio in quel luogo. Yoel sospetta che il loro scopo sia quello di insabbiare il caso per sempre, ma ha difficoltà a trovare le prove definitive per fermare il progetto. Mentre svolge le sue ricerche sull’incidente, Yoel esamina testimonianze secretate di sopravvissuti all’Olocausto e, scioccato e sorpreso, ritrova una testimonianza resa dalla madre, di cui non sospettava l’esistenza. In essa, la donna confessa un fondamentale segreto del proprio passato. Yoel, che sta svolgendo una doppia ricerca, personale e scientifica, è intrappolato tra muri di silenzio. Da storico incrollabilmente dedito alla verità, decide di continuare le ricerche anche a costo di rovinare la propria vita personale e professionale. [sinossi]

 

TUTTI GLI UOMINI DI VICTORIA
di Justine Triet

Justine Triet aveva esordito brillantemente alla regia con La bataille de Solférino, presentato in concorso a Torino oltre quattro anni fa. Tutti gli uomini di Victoria non si avvicina neanche lontanamente al livello del precedente, ma la sua ricerca di una classicità forse impossibile che guardi alla commedia d’oltreoceano non è priva di intuizioni o di situazioni piacevoli. Era a Cannes, nella Semaine de la critique, nel 2016. Uscita tardiva, e che difficilmente qualcuno noterà.

Avvocato penalista, Victoria Spick si trova a dover fare i conti con la costante confusione tra la sua vita professionale e quella sentimentale, in un crescendo di disastri che fatica a tenere sotto controllo. [sinossi]

 

PARADISE
di Andrey Konchalovskiy

Un film sull’Olocausto dovrebbe essere condotto, prima che dall’ispirazione – se tal può definirsi – dall’etica. Dispiace davvero che Andrej Končalovskij – o Konchalovskiy, secondo la traslitterazione più in voga di questi tempi – abbia sporcato la sua immacolata carriera con un’opera come Paradise, algida e impeccabile sotto il profilo estetico e melmosa e ambigua per quel che concerne la già citata etica del racconto. Il finale, senza che si sveli perché, è inammissibile, inaccettabile. A dir poco ripugnante, e pericolosamente nazionalista. Che tristezza, davvero.

La storia storia di tre persone, Olga, Jules e Helmut, le cui strade si incrociano nella devastazione della guerra. Olga, aristocratica russa e membro della Resistenza francese, viene arrestata dalla polizia nazista: in galera incontra Jules, un collaborazionista franco-nazista incaricato di indagare sul suo caso. Jules s’invaghisce di Olga e le propone una punizione più blanda in cambio di favori sessuali. Olga accetta, ma le sue speranze di libertà svaniscono rapidamente. Trasferita in un campo di concentramento, Olga è costretta a una vita d’inferno. Inaspettatamente, la sua strada si incrocia con quella di Helmut, un alto ufficiale tedesco delle SS, un tempo follemente innamorato di lei e che ancora nutre sentimenti d’amore nei suoi confronti… [sinossi]

 

L’UOMO SUL TRENO – THE COMMUTER
di Jaume Collet-Serra

L’uomo sul treno sembrerebbe, almeno nella sua idea primigenia, guardare in direzione del cinema di Alfred Hitchcok. E così è, probabilmente: peccato che al posto di Hitch in cabina di regia sieda Jaume Collet-Serra, che con il collega britannico condivide al massimo un paio di lettere del cognome. Thriller privo di identità e raffazzonato, che lascia davvero il tempo che trova. Liam Neeson oramai sempre più sperduto in parti anonime, e tutte tristemente uguali tra loro.

Michael, che è stato appena licenziato dal suo posto di lavoro, sta tornando a casa sul treno urbano che utilizza quotidianamente. Seduto nel suo scompartimento, l’uomo viene avvicinato da una donna che gli propone un singolare “gioco”: identificare una persona che viaggia sullo stesso treno, e che non è ciò che dice di essere. Il compenso consisterà in una somma di centomila dollari. Verificato che la somma esiste davvero, Michael cederà alla tentazione di accettare l’incarico, inconsapevole di essere diventato una pedina di un gigantesco gioco criminale… [sinossi]

 

MADE IN ITALY
di Luciano Ligabue

Avete presente un album di Luciano Ligabue, quel rock privo di impennate e modesto, semplice fino a sfiorare l’ottusità? Ecco, un film diretto da Luciano Ligabue è esattamente lo stesso, solo che con le immagini. Peccato, perché in mano a un altro regista e a un altro sceneggiatore – lo script il cantautore di Correggio se l’è purtroppo scritto da solo – magari qualcosa sarebbe venuto fuori dal quadretto da ottimismo democratico sull’Italia contemporanea. Completamente sprecato un ottimo Stefano Accorsi.

Terzo film da regista del cantante e musicista Luciano Ligabue, Made in Italy è ispirato all’omonimo concept album uscito nel novembre del 2016. Stefano Accorsi è il protagonista Riko, un uomo di specchiate virtù e comprovata sfortuna: incastrato in un lavoro che non ha scelto, a malapena in grado di mantenere la casa di famiglia. Può contare però su un variegato gruppo di amici, su una moglie che, tra alti e bassi, ama da sempre, e un figlio ambizioso che frequenta l’università. Nonostante questo, Riko è un uomo arrabbiato, pieno di risentimento verso una società scandita da colpi di coda e false partenze. Quando le uniche certezze che possiede si sgretolano davanti ai suoi occhi, all’uomo non resta che reagire, prendere in mano il suo presente e ricominciare, in un modo o nell’altro. [sinossi]

 

Questa settimana escono anche Finalmente sposi (2018) di Lello Arena, Gli invisibili (2017) di Claus Räfle, Edhel (2017) di Marco Renda, Bigfoot Junior (2017) di Jeremy Degruson, Ben Stassen. Venerdì 26 gennaio Lab 80 Film porta in sala Oleg e le arti strane (2016) di Andrés Duque, mentre martedì 30 è la volta di Grace Jones: Bloodlight and Bami (2017) di Sophie Fiennes. Buona visione!

Info
Il sito ufficiale di Chiamami col tuo nome.

Articoli correlati

  • Notizie

    Uscite in sala 18 gennaio 2018

    Nonostante la presenza di due titoli 'ingombranti' come L'ora più buia ed Ella & John (entrambi in realtà profondamente deludenti), la settimana cinematografica si illumina grazie all'apparizione sugli schermi di Poesia senza fine, nuovo capitolo dell'autobiografia per immagini di Alejandro Jodorowsky.
  • Notizie

    Uscite in sala 11 gennaio 2018

    È la settimana di Tre manifesti a Ebbing, Missouri, che tanti consensi ha ottenuto all'ultima Mostra di Venezia lo scorso settembre. Per il resto settimana fiacca, anche per colpa di un Verdone sotto tono; ma lunedì 15 nelle sale arriva il restauro digitale de L'Atalante di Jean Vigo, e allora...
  • Notizie

    Uscite in sala 04 gennaio 2018

    Anno nuovo vita vecchia, vale a dire la solita cara pagina delle uscite in sala. Il 2018 si apre con l'Orso d'Oro della scorsa Berlinale, il rapimento del nipote di Jean Paul Getty, la morte di Stalin e il secondo capitolo della saga superomistica di Gabriele Salvatores. Si poteva sperare in qualcosa di più, e di meglio...
  • Notizie

    Uscite in sala 28 dicembre 2017

    Il 2017 saluta gli spettatori cinematografici con appena tre film, tre titoli destinati ognuno a modo suo a scalare posizioni nel botteghino in questo e nel prossimo anno. Coco, nuovo gioiello della Pixar, è ovviamente il pezzo da novanta della settimana.
  • In sala

    La testimonianza

    di Esordio dell’israeliano Amichai Greenberg, La testimonianza ha il merito di affrontare il tema della Shoah, e del suo rapporto col presente, da un punto di vista originale, facendo della doppia dimensione di ricerca storica, e di esplorazione dell’identità personale, il proprio faro narrativo.
  • Notizie

    Uscite in sala 01 febbraio 2018

    Dopo gli exploit commerciali delle scorse settimane il cinema italiano propone Sono tornato, versione in salsa fascistoide del tedesco Lui è tornato visto sugli schermi un paio di anni fa; il risultato lascia ampiamente a desiderare. Per fortuna giovedì trova la luce della sala The Post, la nuova meraviglia cinematografica di Steven Spielberg.
  • Notizie

    Uscite in sala 08 febbraio 2018

    Nel pieno del concorso canoro sanremese arrivano in sala il nuovo Clint Eastwood, non al meglio della forma, l'ambizioso e un po' vacuo The Party di Sally Potter, l’artista svizzero Alberto Giacometti narrato da Stanley Tucci, e gli sgangherati primitivi a passo uno di Nick Park.
  • Notizie

    Uscite in sala 14 febbraio 2018

    Uscite in sala anticipate al mercoledì per puntare con decisione sulla serata di San Valentino. È finalmente il momento del Leone d'Oro Guillermo Del Toro (che sarà anche il prossimo presidente di giuria a Venezia) e di A casa tutti bene, insieme a Come te nessuno mai miglior film della carriera di Gabriele Muccino.
  • Notizie

    Uscite in sala 22 febbraio 2018

    Paul Thomas Anderson con il suo Il filo nascosto domina la settimana, ma la sorpresa viene da Omicidio al Cairo di Tarik Saleh. C'è poi spazio per James Franco e il suo The Disaster Artist, per un horror di medio cabotaggio con Helen Mirren e per due titoli italiani, Figlia mia di Laura Bispuri e Sconnessi di Christian Marazziti.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento