Nexus

Il veneziano d’origine e trevigiano d’adozione Michele Pastrello continua con Nexus la sua ricerca di un cinema sensoriale, che sradichi il concetto della narrazione classica per muoversi attorno a fruscii, madeleine proustiane e gocce di memoria. Un’opera breve e articolata allo stesso tempo, nella quale esordisce in veste d’attore il padre del regista.

Gru in volo libero

“Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi”. David Foster Wallace. [sinossi]

L’incipit di Nexus, il romanzo di Henry Miller che conclude di fatto la trilogia nota come “The Rosy Crucifixion” (insieme a Sexus e Plexus), recita: «Abbaiare. Abbaiare nella notte. Ululo, ma nessuno mi risponde. Urlo, ma non c’è neppure un’eco.». Se non produce praticamente suoni l’anziano protagonista di Nexus, il nuovo cortometraggio di Michele Pastrello, la frase può però adattarsi con una certa fedeltà proprio al regista veneziano di nascita ma trevigiano d’adozione. È più di un decennio che Pastrello abbia nella notte e ulula, senza che nessuno gli risponda, senza che le sue opere producano un’eco nel mondo del cinema: lì, perché invece altrove – nel marasma a volte ordinato della rete i suoi video smuovono una notevole curiosità e attenzione – la reazione è diametralmente opposta. Già autore di piccoli culti dell’horror sulla breve distanza come 32 e Ultracorpo, Pastrello ha da alcuni anni fatto una scelta precisa, quella di continuare a lavorare sul proprio immaginario seguendo una via personale, del tutto distante dalla prassi, forse persino inadatta agli attuali tempi cinematografici. Se fino a InHumane Resources (2012) la sua tensione autoriale spingeva in direzione di una narrazione classica, intrisa di umori “di genere” ma attenta soprattutto a una lettura del reale, delle distonie di una società (post) industriale e barbarica – lo stupro del territorio in 32, l’omofobia in Ultracorpo, la crudeltà del mondo del lavoro in InHumane Resourcers – da quel momento in poi Pastrello ha spinto la sua ricerca altrove, tematizzando una messa in scena misterica, che evita il pantano filosofico del new age ma riesce a trovare nella meditazione e nell’armonia tra corpi e suoni la propria cifra stilistica.

Anche Nexus, che verrà pubblicato dall’autore online il 14 febbraio (data inevitabile per un cortometraggio che lavora sul tema della memoria nostalgica dell’amore) segue la stessa linea di pensiero che già dominava i precedenti Desktop, Awakenings e Sensorium Dei: opere che si muovono in direzione di una messa in quadro e a fuoco delle emozioni, di quella sensorialità perduta da un cinema dominato dalla parola, e lontano dal concetto di astrazione e contemplazione. Contempla, al contrario, Nexus, che si agita attorno alle memorie di un anziano che nella sua casa cerca, come la madeleine proustiana, di rintracciare il gusto dolceamaro delle sue emozioni accarezzando abiti chiusi in un armadio o danzando solingo sulle note di un vecchio vinile. Senza perdersi dietro psicologie che sarebbe raffazzonato rinchiudere in appena un pugno di minuti, Pastrello redige un peana per “quei giorni perduti a rincorrere il vento”, come cantava Fabrizio De André in Amore che vieni, amore che vai. Dimostrando una volta di più la mano ispirata che da anni lo segnala come uno dei registi più interessanti e maturi del proscenio indipendente nazionale – quell’area poco protetta e molto ignorata in cui stanno marcendo, è triste ammetterlo, alcune delle migliori menti cinematografiche di questa generazione: se n’è avuto riprova anche lo scorso maggio al Future Film Festival di Bologna – Pastrello orchestra una danza solitaria e perduta, sulle note onnipresenti di Maldito, e la costruisce sul viso e sulla fisicità di suo padre, Angelo Pastrello, esordiente davanti alla camera ma così vivo da combattere con la sua stessa presenza in scena quel sentore di svanimento che è il centro nevralgico del film.

Come insegnano anche le note d’accompagno preparate dal regista, Nexus citando David Foster Wallace ricorda agli spettatori che “Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi”; ecco dunque che l’immagine combatte una guerra strenua contro l’ectoplasma di sé, tra perdimenti nostalgici e acute reminiscenze dal Blade Runner di Ridley Scott – altra opera che mette in campo una guerra di posizione tra realtà materiale e vagheggiamento mnemonico, e carico di rimpianto. Pastrello racconta una volta di più la percezione prima dell’azione, e lo fa attraverso una regia tattile e poetica allo stesso tempo. In un vortice di polvere e nell’erba mossa dal vento riesce a vedere il senso di un amore perduto e della nostalgia di una vita. Lusso che non tutti possono permettersi.

Info
Il sito ufficiale di Michele Pastrello, regista di Nexus.
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