Rotterdam 2018

Rotterdam 2018

In corso fino al 4 febbraio la 47esima edizione dell’International Film Festival di Rotterdam, sotto la direzione artistica di Bero Beyer: una costellazione di visioni che va dall’installazione di Apichatpong Weerasethakul a Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson, musicato dal vivo.

Meet the humans of Planet IFFR: è lo slogan di quest’anno dell’International Film Festival Rotterdam, sotto la direzione artistica di Bero Beyer, giunto alla 47esima edizione. Cosa troviamo quest’anno approdando al pianeta IFFR? Otto film in concorso, l’Hivos Tiger Competition, di otto registi emergenti, nell’ambito della sezione Bright Future tradizionalmente dedicata alle opere prime.
Tra questi Djon África di João Miller Guerra e Filipa Rei, storia di un capoverdiano alla scoperta delle sue radici, una produzione della portoghese Terratreme che all’IFFR porta anche i già visti ad altri festival A fábrica de nada e Milla.
Nel programma principale del Bright Future ritroviamo l’intrigante 3/4, passato a Locarno, Ambiguous Place del giapponese Akira Ikeda che vinse il Tiger Award con Anatomy of Paper Clip, il turco Meteors.
Dall’altra parte l’IFFR quest’anno ripropone la formula iniziata l’anno scorso delle masterclass che vedranno la presenza di Alfredo Jaar, Lucrecia Martel e Paul Schrader, cui si aggiungono i numerosissimi talk con, tra gli altri, Charlotte Rampling, Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, Jan Švankmajer e Apichatpong Weerasethakul. Di quest’ultimo è anche uno dei maggiori elementi di interesse del festival: SLEEEPCINEMAHOTEL, a metà tra cinema e installazione, un’esperiena immersiva in uno spazio convertito in hotel con camere singole e doppie con letto da cui assistere a visioni proprie dell’immaginario del regista, tra sonno e cinema, fantasmi e immaginazione.

I maestri del cinema tornano nella sezione Signatures, che propone tra gli altri Hanagatami, il nuovo film del regista di Hausu Nobuhiko Obayashi, Ifigenia in Aulide, il viaggio tra i migranti di Tonino De Bernardi, protagonista anche di O termómetro de Galileu dell’amica Teresa Villaverde, il videodiario di quando è andata a trovarlo mentre lavorava a una sua versione dell’Elettra; Insects, l’ultima opera surrealista di Jan Švankmajer. E da segnalare poi anche la versione restaurata di Funeral Parade of Roses per celebrare il regista Toshio Matsumoto recentemente scomparso.

Sempre nutrita la parte delle retrospettive, Perspectives, tra cui degna di nota è A History of Shadows dedicata ai vari modi in cui il cinema contemporaneo può dialogare con quello del passato e con la storia. Spicca in questo programma l’installazione Journey to Russia di Angela Ricci Lucchi e Yervant Gianikian, con il materiale raccolto in un loro viaggio nell’allora Leningrado alla fine degli anni ’80 alla ricerca degli ultimi esponenti superstiti delle avanguardie russe degli anni ’20 e ’30.
E ancora in A History of Shadows, Lezioni di storia (1973) di Danièle Huillet e Jean-Marie Straub, Gli indesiderati d’Europa di Fabrizio Ferraro, sugli ultimi anni di vita di Waler Benjamin.
Ancora tra le Perspectives, quella, curata da Tessa Boerman, sul cinema pan-africano contemporaneo e House on Fire, a cura di Olaf Möller, sul cinema Tamil degli ultimi anni. Nel programma Voices spicca l’ultimo lavoro di Alexey Fedorchenko, Anna’s War, mentre nella sottosezione Limelight, tradizionalmente dedicata alle anteprime delle uscite olandesi, uno degli eventi clou del festival, Phantom Thread di Paul Thomas Anderson, rimusicato dal vivo dalla Rotterdam Philarmonic Orchestra. Queste solo alcune delle innumerevoli offerte per i visitatori che scendono dalla loro astronave per visitare il pianeta IFFR.

Info
Il sito ufficiale del Festival di Rotterdam 2018.

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