Anna’s War

Anna’s War

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Presentato nella sezione Voices dell’International Film Festival Rotterdam il nuovo lavoro di Aleksei Fedorchenko, Anna’s War, una storia di sopravvivenza di un’altra Anna Frank durante l’occupazione nazista. Opera che conferma lo straordinario talento visivo del regista russo.

Se questa è una bambina

Novembre 1941, nei territori sovietici occupati dai nazisti. Una bambina ebrea di 6 anni, Anna, sopravvive allo sterminio ordinato dagli invasori, grazie alla madre che, prima di morire, le fa scudo con il proprio corpo. La bambina si nasconde nella canna fumaria in disuso di un edificio scolastico ora adibito a quartier generale tedesco. Così inizia la sua lotta per la sopravvivenza durata due anni, senza cibo né acqua… [sinossi]

Nero, buio. Si odono urla, spari, voci in lingua slava (russo o ucraino). Così inizia la nuova opera di Aleksei Fedorchenko, che si enuncia subito come un poema o una sinfonia visive, una continua lotta tra luce e tenebre, con una funzione assolutamente marginale dei dialoghi che costituiscono solo un rumore di fondo, un paesaggio sonoro in un melting pot linguistico fatto di russo, ucraino, tedesco. Che sia la luce, e la luce mostra una mano spuntare dal terreno, un cadavere tra le foglie secche. La mdp di Fedorchenko accarezza quel corpo, lo scruta fino a scoprire che si tratta in realtà di due corpi, il corpo morto della madre di Anna e quello della bambina stessa che invece si muove, è sopravvissuta grazie alla mamma che l’ha protetta facendo da scudo. Ancora il prologo ci mostra la famiglia di Anna, la madre che stende i panni, il padre che fa il calzolaio. Un tableau vivant, ancora non c’è bisogno di parole.

Finito il prologo, tutto il resto del film si svolge nella dimensione claustrofobica dell’ex-edificio scolastico, ora adibito a quartier generale del comando tedesco. E Anna’s War, ancora nella quasi totale assenza di dialoghi, diventa un viaggio pittorico di buio e luce, di conflitto permanente di questi due elementi. La visione diurna è spesso filtrata dalle fessure, dai pertugi attraverso cui la bambina, dal suo antro angusto, riesce a scrutare nelle stanze dell’edificio. Riflessi, specchi, chiaroscuro, reticoli di figure e ombre, immagini che risultano astratte, sfocate, sagome intagliate da squarci di luce che fendono il buio, chiazze figurative nel nero. Da cui emergono nature morte come quella dei pomodori. O contrasti come quando la donna bella che si trucca si specchia nel volto sporco di Anna. Saranno gli stessi soldati a dire di aver bisogno di una lanterna. La luce che permette la visione, le ombre, le caverne platoniche: è la stessa consistenza del cinema e alla fine Fedorchenko richiama il fascio primario stesso che dà origine alla visione cinematografica con la scena della proiezione in una stanza di cartoni animati. Ma, nonostante il carattere infantile di quella proiezione, non c’è nessun senso consolatorio né uno spiraglio di salvezza come nell’animazione disneyana in I dimenticati di Preston Sturges.

Con Anna’s War, presentato alla 47esima edizione dell’International Film Festival di Rotterdam, Aleksei Fedorchenko realizza un viaggio di sapore pittorico ai confini della vita, un’Arca Russa rovesciata nei meandri di un piccolo edificio scolastico in un villaggio sperduto, ribaltata nei bassifondi, negli abissi della conoscenza umana. Nelle sue esplorazioni notturne nelle aule dell’edificio, Anna si imbatte nello scibile umano, nelle stanze dedicate alle belle arti, con i busti, i pennelli, e a quelle con esposizioni naturalistiche, modelli anatomici, animali tassidermizzati e insettari. Ma per lei tutto si riduce un’occasione di mera sopravvivenza, di ricerca di un barlume di cibo o di acqua, fosse anche quella sporca dove sono lasciati i pennelli a lavare, o fosse anche la pelliccia che ricava squartando un lupo imbalsamato. Sono gli stessi nazisti a rimescolare quegli elementi del sapere nella scenografia del loro baccanale, con grande profluvio di luce, dove il tavolo imbandito è decorato con lo scheletro di un animale, e dove i modelli anatomici diventano i costumi di una festa in maschera.

Nella raffigurazione pittorica e sonora, Fedorchenko racconta una storia estrema di sopravvivenza, una regressione allo stato di animalità con la stessa impietosità di Essential Killing di Jerzy Skolimowski o di The Ditch di Wang Bing. Una storia vera, quella di un’altra Anna, dopo Anna Frank, un’altra bambina ebrea che vive nascosta dai nazisti. Un’altra guerra di Anna.

Info
La scheda di Anna’s War sul sito dell’International Film Festival Rotterdam.
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