Ore 15:17 – Attacco al treno

Ore 15:17 – Attacco al treno

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Con Ore 15:17 – Attacco al treno Clint Eastwood torna a ragionare sull’America ‘che combatte’, mettendo in scena i veri protagonisti della vicenda narrata, l’attacco terroristico sul treno Thalys 9364 diretto a Parigi, sventato da tre coraggiosi giovani americani che viaggiavano per l’Europa.

Eroi

Nelle prime ore della sera del 21 agosto del 2015, il mondo ha assistito stupefatto alla notizia divulgata dai media, di un tentato attacco terroristico sul treno Thalys 9364 diretto a Parigi, sventato da tre coraggiosi giovani americani che viaggiavano per l’Europa. Ore 15:17 – Attacco al treno (The 15:17 to Paris), il nuovo film di Clint Eastwood, ripercorre le vite di questi tre amici, dai problemi dell’infanzia, alla ricerca del loro posto nel mondo, fino alla serie di sfortunati eventi che hanno preceduto l’attacco. Durante quell’esperienza straziante, la loro amicizia non ha mai vacillato, trasformandosi nella loro arma più potente e che ha consentito loro di salvare le vite di oltre 500 passeggeri presenti a bordo… [sinossi]

Ore 15:17 – Attacco al treno esce in sala in tutto il mondo a due anni e mezzo di distanza dai fatti che sono rappresentati in scena, e che videro per protagonisti tre ragazzotti statunitensi, Anthony Sadler, Spencer Stone e Alek Skarlatos. Tre giovani provenienti da Sacramento, California, che si trovavano in viaggio sul treno che da Amsterdam li avrebbe condotti a Parigi, lo stesso treno scelto per il suo atto da martire della jihad dal coetaneo marocchino Ayoub El Khazzani. I fatti sono noti: nonostante El Khazzani sia armato fino ai denti, i tre ragazzi riescono a disarmarlo e a immobilizzarlo, allo stesso tempo prestando soccorso a un altro uomo rimasto ferito dai colpi esplosi dalla pistola del terrorista. I volti di Sadler, Stone e Skarlatos fanno il giro del mondo, immortalati mentre ricevono il plauso direttamente dalle parole del presidente della Repubblica Francese, François Hollande. Due anni e mezzo dopo Sadler, Stone e Skarlatos sono di nuovo su quel treno, quel maledetto Thalys 9364 diretto a Parigi; stanno ancora provando a prendere sonno proprio mentre un jihadista fa irruzione nel loro scompartimento con l’intenzione di compiere una strage. Sadler, Stone e Skarlatos sono di nuovo su quel treno e si affannano per risolvere ancora una volta la situazione, per trarre in salvo i passeggeri, per consegnare il criminale alla giustizia. Stone viene di nuovo colpito da El Khazzani con un taglierino, e perde sangue. Ma è sangue finto. Anche El Khazzani è finto, si chiama Ray Corasani e fino a oggi non ha ancora visto spiccare il volo alla sua carriera attoriale. Già, perché i tre eroi statunitensi sono stati scelti da Clint Eastwood per interpretare loro stessi in Ore 15:17 – Attacco al treno, trentaseiesimo lungometraggio di finzione per l’attore e regista nato a San Francisco poco meno di ottantotto anni fa. Eastwood li immortala a bordo di una decappottabile, mentre sfrecciano sulle strade di Washington, quelle strade che li hanno eletti paladini del giusto, difensori della democrazia occidentale. Inizia così, con la più evidentemente falsa delle inquadrature, un film che fa del vero, e della sua resa attraverso l’immagine, il centro nevralgico del discorso.

Si potrà discutere a lungo, come già si fece all’epoca di American Sniper, sull’identità politica di Eastwood e sul suo punto di vista sulla questione cardine degli anni Zero e Dieci del Ventunesimo Secolo: l’intervento statunitense nell’area medio-orientale e l’effetto domino che ha prodotto sia sullo stesso territorio americano sia nel resto del mondo. In realtà Ore 15:17 – Attacco al treno appare quasi come un negativo di American Sniper, un suo evidente controcampo. Se lì dominava l’uomo singolo, qui si mette in scena una sorta di triumvirato. Se lì si metteva in scena l’uomo/macchina, il cecchino infallibile, il soldato perfetto, qui i protagonisti sono soldati completamente imperfetti, non hanno una dimestichezza particolare con le armi (ma le amano maneggiare fin da quando non erano altro che dei bambini, come si vede nel lungo e propedeutico flashback) e agiscono più d’intuito che seguendo una strategia. Se lì si evidenziava l’intangibilità dell’eroe, il suo essere al di sopra dell’umano anche quando sopraggiunge la morte, qui Eastwood racconta la storia di una grande amicizia decennale.
Eppure tornano alcuni passaggi che sottolineano lo spirito dell’Eastwood ottuagenario: la sacra trinità dio/patria/famiglia non viene mai messa in discussione, al punto che Stone chiede con la massima naturalezza anche all’uomo che sta tremando prossimo alla morte sul pavimento del treno “vuoi pregare?”, ricevendo in risposta un sonoro diniego. Se Dio è l’immateriale che deve essere rintracciato all’interno di sé per poterne esprimere la forza – che è anche forza distruttrice –, la patria e la famiglia sono le figure tangibili, il quotidiano su cui si innesta il senso dell’esistenza. Non si tratta più di problematizzare alcunché, perché nella scelta di agire per la patria (e quindi per la famiglia; il percorso inverso non viene mai preso in considerazione…) si ritrova quella giustezza inappuntabile che eleva i tre protagonisti al di sopra del panorama circostante.

I tre ragazzi agirono sul treno, in senso stretto, ma in realtà quel gesto non fu altro che la materializzazione di una spinta ricevuta nel momento stesso in cui scelsero la vi(t)a militare e forse ancor prima, quando capirono di dover evadere dall’asfissiante realtà in cui si trovavano attraverso l’amicizia virile, il combattimento, l’agone sportivo o guerresco che fosse. Sotto questo punto di vista non solo Ore 15:17 – Attacco al treno si dichiara nella sua essenza di opera retorica, ma sottilmente declama la propria postura ideologica: una postura che proprio in quella scelta di supposta verità sbandierata da Eastwood con la presenza in scena dei veri “salvatori” trova la sua dichiarazione più evidente e allo stesso tempo debole. Consapevole della vacuità insita in ogni instant-movie, Eastwood aggira l’ostacolo fuggendo in tutti i modi da quel vagone, rallentando l’avvicinamento al treno, disperdendo i suoi protagonisti per l’Europa, tra Roma e Berlino, tra Venezia e Amsterdam. Un tour che è liberatorio per il regista prima ancora che per i non-attori, ma che si risolve in un accumulo di cartoline da un mondo di cui non si riesce che a sfiorare l’epidermide. Tutto si riduce a immagine, in Ore 15:17 – Attacco al treno, e non esprime altro che la superficie liscia di sé: è così per le location, è così per la vaga umanità che entra in contatto con i tre, ma è così soprattutto per i veri Sadler, Stone e Skarlatos. Il loro lento apprendistato è ancor meno efficace rispetto a quello militare, e nella ri-costruzione del vero Eastwood si accontenta anche della loro epidermide. Non c’è scavo, e forse non sarebbe stato possibile, ma non c’è neanche l’ombra dell’umano in questo teen-movie spaesato (nel senso di fuori dal paese, dalla patria, dalla norma culturale) che elegge attraverso l’immagine eroi fugaci a figure immortali, occasionali e casuali “risolutori” a sempiterni guardiani della già citata triade dio-patria-famiglia. È però, suo malgrado, il fermo immagine di una nazione che ha bisogno di eroi. Un bisogno spasmodico. E li cerca senza sosta. A volte seguendo mestamente una bara (American Sniper), altre volte, come nel caso di Ore 15:17 – Attacco al treno, festeggiandoli per strada, tra fanfare e majorette. In uno dei suoi sguardi più opachi Eastwood riesce comunque a inquadrare l’America, e con lei l’immagine dell’occidente.

Info
Il trailer di Ore 15:17 – Attacco al treno.
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