Le ereditiere

Le ereditiere

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Opera prima del paraguaiano Marcelo Martinessi, in concorso alla Berlinale 2018, Le ereditiere ha il coraggio di inabissarsi tra le pieghe umorali e fisiche dell’età che avanza, quando la carne cede inesorabilmente alla forza di gravità ma il desiderio, anche se sotto pelle, può ancora pulsare. Volutamente opaco, a tratti cupo, funereo, programmaticamente sofferente ma ben calibrato sui corpi e i meccanismi psicologici.

Ana, Chela, Chiquita y Margarita

Chela e Chiquita sono una coppia da molto tempo. Nel corso degli anni si sono adattate a una ripartizione fissa dei ruoli. L’estroversa Chiquita è responsabile della gestione della loro vita; Chela d’altra parte è riluttante a lasciare la casa, preferendo passare la giornata al suo cavalletto, ai pennelli. Le difficoltà finanziarie le costringono a vendere alcuni mobili e oggetti preziosi ereditati, ciascuno col suo valore affettivo. Quando Chiquita viene mandata in prigione per debiti, Chela si trova improvvisamente sola. Usa la sua vecchia Daimler per fornire un servizio taxi a signore anziane e benestanti del quartiere. Nel suo nuovo ruolo di tassista, incontra la giovane e disinibita Angy… [sinossi]

Sventolano tante bandiere sul ponte de Le ereditiere, opera prima del paraguaiano Marcelo Martinessi, non più giovanissimo, tra i nomi del Torino Film Lab. Regista e sceneggiatore già passato alla Berlinale con il cortometraggio Calle ultima (2011), adesso rientra dalla porta principale, dal Concorso. Il suo esordio ha raggranellato finanziamenti tra Europa e America del Sud: Paraguay, Uruguay, Brasile, Germania, Francia, Norvegia. Dopo i soldi, potrebbe mettere in cassa anche qualche premio. Il suo è un cinema che piace in terra tedesca, ben calibrato per la sete social-minimalista che da anni (un po’) attanaglia la Berlinale.
È un buon film Le ereditiere. Forse troppo opaco, a tratti cupo, costantemente e programmaticamente sofferente, sia nelle scelte narrative sia in quelle estetiche. E attoriali. Il tono dimesso è narrativamente funzionale, prevedibilmente funzionale – con alcuni eccessi geometrici e metaforici, in primis il vassoio della colazione e la sua ferrea composizione. Ed è forse questo il limite di una pellicola che ha il coraggio di inabissarsi tra le pieghe umorali e fisiche dell’età che avanza, quando la carne cede inesorabilmente alla forza di gravità ma il desiderio, anche se sotto pelle, può ancora pulsare.

L’afflato è funereo e claustrofobico, ben sottolineato nell’incipit, con quelle finestre chiuse, la luce che filtra a fatica e un senso aleggiante di resa. Di morte. È una storia lunga quella di Chela e Chiquita, lunga e oramai lontana dagli anni belli, dagli amplessi forsennati, dall’amore che si nutre di sesso e desiderio. Ora è altro: routine, dipendenza, malesseri, stanchezza.
Martinessi si incolla ai corpi, ai volti, a quella casa che è un’arma a doppio taglio: eredità che sfuma pezzo dopo pezzo, prigione che giorno dopo giorno diventa sempre più grigia, privata dei suoi (ingombranti e pesanti) orpelli borghesi. Anche il microcosmo sociale che sceglie di raccontare il regista/sceneggiatore paraguaiano è sospeso, intrappolato, morente: borghesia che muore lentamente, che si trova costretta ad alzarsi dalla poltrona (o dal letto) per tirare avanti, vivacchiando grazie alla borghesia vera, ma altrettanto funerea – nei novantacinque minuti de Le ereditiere, fuori campo, la morte bussa più volte. In lontananza, il film guarda anche alla cristallizzata, se non ammuffita, piramide sociale, economica e soprattutto politica del Paraguay, lontano da ventate di reale rinnovamento.

Tra schematismi (le due prigioni) e un’invasione di campo un po’ forzata (la giovane e disinibita Angy, motore di una vitale azione/reazione), Le ereditiere si nutre del ruolo e del corpo di Ana Brun/Chela. Una performance di sofferenza e sottrazione, così legata al proprio corpo, al tempo che passa, allo specchio che non riflette più la luce della giovinezza, ma che non condanna ancora alla vecchiaia. Forse, l’età più difficile.

Info
Il trailer de Le ereditiere.
La scheda de Le ereditiere sul sito della Berlinale 2018.
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