Benvenuti a casa mia

Benvenuti a casa mia

di

Facendo il verso, nel titolo italiano, alle nostre commedie “territoriali”, Benvenuti a casa mia inanella stereotipi e gag estemporanee, affrontando il confronto con la diversità in modo ipocrita e fintamente equidistante.

A mente chiusa. Anzi, spenta

Durante un confronto televisivo, Jean-Etienne, politico di sinistra benestante impegnato per le minoranze, viene sfidato da un suo rivale a ospitare una famiglia Rom nella sua villa. Costretto dalla situazione ad accettare la sfida, l’uomo dichiara in diretta di essere disposto a prendersi carico dell’alloggio per qualsiasi famiglia Rom volesse presentarsi alla sua porta: ciò che non immagina è che, di lì a poche ore, si troverà alla porta il variopinto clan con familiare a capo il vulcanico Babik… [sinossi]

Se l’Italia ha recentemente trattato lo spinoso tema della convivenza coi Rom nel lucido, duro e (a parere di chi scrive) sottovalutato A Ciambra, il cinema d’Oltralpe (dove il tema – insieme purtroppo alle “soluzioni” proposte – è quasi altrettanto sentito) sceglie invece con Benvenuti a casa mia il registro della commedia. Non è un caso, a ben vedere, la scelta della distribuzione italiana di sostituire il titolo originale À bras ouverts (“A braccia aperte”, soprannome dato dal capofamiglia Rom al protagonista Jean-Etienne, ripetuto ossessivamente per tutta la durata del film) con un costrutto che richiami in qualche modo le nostre recenti commedie “territoriali”. Una scelta, quest’ultima, che si rivela a suo modo indovinata per due ordini di ragioni: innanzitutto, il modo macchiettistico di rappresentare l’alterità (e l’incontro con essa) che permea il film di Phillippe de Chauveron si rivela del tutto analogo a quello del campione di incassi, con relativo sequel e derivati, diretto da Luca Miniero; secondariamente, guardando questa esile, apparentemente inoffensiva ma (in realtà) ideologicamente ambigua commedia francese, viene da pensare che un ipotetico remake italiano sia tutt’altro che impossibile. A tratti, invero, la sua trasposizione sul suolo italico risulta (ahinoi) fin troppo facile da immaginare.

Non ci prova nemmeno per un attimo, a smarcarsi dagli stereotipi, il film di Phillippe de Chauveron, ma anzi li abbraccia con gioia fin dalla sua prima sequenza: la villa del politico di sinistra (ovviamente – e immancabilmente – radical chic, nell’accezione più deleteria, semplificata e stereotipata del termine), immersa in un innaturale verde, è un concentrato di agi, esibito lusso “intellettuale”, cultura barricadera un tanto al chilo, e solidarietà salottiera. Un mood da subito teso, con la sottigliezza di un comizio elettorale di Giorgia Meloni, a infondere una programmata antipatia (per non dire schifata pietà) nei confronti del personaggio interpretato da Christian Clavier, nonché dei suoi familiari (moglie artista dal dubbio talento – nonché reale proprietaria delle ricchezze di famiglia -, figlio adolescente ingenuamente idealista). Nel quadretto, la sceneggiatura ritiene persino di inserire un domestico indiano perfettamente a suo agio nel suo ruolo servile, tanto per non lasciarsi sfuggire nessun possibile cliché. Su queste basi, non è difficile immaginare i risultati portati dall’”invasione” della casa da parte della variopinta famiglia Rom con a capo Babik, risultato di una sfida televisiva a cui il politico non ha potuto sottrarsi. Sfida lanciata dal rivale xenofobo e di estrema destra (però gay dichiarato: dall’altra parte si sarà magari un po’ razzisti, ma almeno trasparenti e onesti) che entra ed esce dalla trama a seconda della necessità di mettere i bastoni tra le ruote al protagonista.

Sembrerebbe trasmettere, superficialmente, un messaggio di “tolleranza” (termine che, a parere di chi scrive, andrebbe cancellato dal vocabolario) o di equidistanza tra opposti, questo Benvenuti a casa mia; o, persino, un ipotetico sforzo di trovare uno sguardo equilibrato, e nel contempo capace di intrattenere, su una questione complessa e frutto di politiche sbagliate, applicate e reiterate nel corso degli ultimi decenni. Di fatto, ciò che emerge davvero dal film di Phillippe de Chauveron è il qualunquismo falsamente innocuo della barzelletta, la furba attitudine a dare un colpo al cerchio e uno alla botte (“si è integrato fin troppo bene, Babik”, dice il protagonista quando il capofamiglia Rom spedisce via un suo parente), la riduzione del confronto (e dell’eventuale conflitto) culturale a lite condominiale, lo svilimento di uno strumento nobile, come quello della commedia, al servizio della becera comunicazione politica da talk show. In fondo, la premessa da cui il film muove è proprio quest’ultima: i confronti politici televisivi, ormai invadenti, onnipresenti, e in realtà pochissimo rappresentativi delle dinamiche tanto della politica, quanto della società che questa dovrebbe rappresentare, possono in alcuni casi fare la realtà. Influenzarla e modificarla, nel caso specifico, mettendone a nudo le supposte ipocrisie. Una fiducia, espressa in modo sotterraneo, in un modello di democrazia televisiva (altamente qualunquista) che suona, oltre che aberrante, già abbondantemente vecchio.

Il personaggio del finto Rom marsigliese ospite della famiglia di Babik, coi suoi sotterfugi e il suo viscido opportunismo, poteva rappresentare l’elemento più interessante in una sceneggiatura livellata verso il basso per dialoghi, situazioni rappresentate, linguaggio e gag. In fondo, il confronto tra un francese povero e meschino, e i membri di una comunità ghettizzata come quella Rom, poteva risultare ben più interessante (e problematico) rispetto alla situazione di base ritratta dal film. Ma il personaggio assume, qui, la sola funzione di sedurre la moglie del protagonista al culmine della trama, rivelandosi egli stesso una macchietta pochissimo funzionale all’economia narrativa del film. Un film che si inabissa in un vortice di banalità e luoghi comuni difficili da digerire, che se non altro ricordano allo spettatore italiano che (a volte) i prodotti più inutili nella nostra cinematografia possono trovare degni “rivali” altrove.

Info
Il trailer di Benvenuti a casa mia.
  • Benvenuti-a-casa-mia-2017-Philippe-De-Chauveron-016.jpg
  • Benvenuti-a-casa-mia-2017-Philippe-De-Chauveron-015.jpg
  • Benvenuti-a-casa-mia-2017-Philippe-De-Chauveron-014.jpg
  • Benvenuti-a-casa-mia-2017-Philippe-De-Chauveron-013.jpg
  • Benvenuti-a-casa-mia-2017-Philippe-De-Chauveron-012.jpg
  • Benvenuti-a-casa-mia-2017-Philippe-De-Chauveron-011.jpg
  • Benvenuti-a-casa-mia-2017-Philippe-De-Chauveron-005.jpg
  • Benvenuti-a-casa-mia-2017-Philippe-De-Chauveron-006.jpg
  • Benvenuti-a-casa-mia-2017-Philippe-De-Chauveron-007.jpg
  • Benvenuti-a-casa-mia-2017-Philippe-De-Chauveron-008.jpg
  • Benvenuti-a-casa-mia-2017-Philippe-De-Chauveron-009.jpg
  • Benvenuti-a-casa-mia-2017-Philippe-De-Chauveron-010.jpg
  • Benvenuti-a-casa-mia-2017-Philippe-De-Chauveron-004.jpg
  • Benvenuti-a-casa-mia-2017-Philippe-De-Chauveron-003.jpg

Articoli correlati

  • Cannes 2017

    A Ciambra

    di L'opera seconda del regista italo-americano Jonas Carpignano, A Ciambra, narra la storia di Pio, rom che sta crescendo e vuole dimostrare di essere un uomo; un lavoro prezioso, da difendere con estrema cura. Alla Quinzaine des réalisateurs 2017.
  • Archivio

    Non c’è più religione

    di Provando a includere nell'usurato schema comico Nord/Sud anche la coabitazione tra italiani e arabi, Luca Miniero realizza con Non c'è più religione un film paternalista, maldestro e, soprattutto, mai divertente, ad eccezione di una fugace apparizione di Herlitzka.
  • Archivio

    Un'estate in Provenza RecensioneUn’estate in Provenza

    di Inconsistente e furbo, Un'estate in Provenza si rivela l’ennesimo inoffensivo prodotto per famiglie proveniente da oltralpe, gravato da un fastidioso sottofondo moralista.
  • Archivio

    Perfetti sconosciuti

    di Avvalendosi di un cast di star nostrane, Paolo Genovese in Perfetti sconosciuti prova finalmente a mandare all'aria la melassa della neo-commedia italiana e ci riesce anche. Solo che poi decide di aver osato troppo e si ritrae.
  • In sala

    Belli di papà

    di Senza guizzi ma anche senza particolari cadute, Belli di papà di Guido Chiesa guarda quasi con nostalgia all'Italia del boom e, al contrario di tante altre commedie nostrane contemporanee, rimette al centro della scena il concetto di racconto.
  • In sala

    La scuola più bella del mondo

    di Dopo il dittico di Benvenuti al Sud e dopo Un boss in salotto, Miniero continua imperterrito a raccontare il confronto/scontro tra Sud e Nord: La scuola più bella del mondo diventa allora un manufatto, raramente divertente e spesso sconclusionato, in cui il gioco del riciclo giunge alla sua saturazione.
  • Archivio

    Supercondriaco RecensioneSupercondriaco – Ridere fa bene alla salute

    di Una commedia costruita su misura per l'autore e interprete di Giù al nord: troppa carne al fuoco - tra ipocondria, amore e immigrazione clandestina -, ma la rivelazione di un indubbio talento registico.
  • In Sala

    Un boss in salotto

    di L'eterno ritorno dell'annosa diatriba tra nord e sud della penisola. Con un cast brillante smorzato da una regia episodica.
  • Archivio

    Indovina chi viene a Natale,fausto brizzi,2013Indovina chi viene a Natale?

    di Dopo le débâcle di Com'è bello far l'amore e Pazze di me, Brizzi torna ad affidarsi a un cast di italiche all-star e a una narrazione episodica, con risultati meno disastrosi del recente passato.
  • Archivio

    Benvenuti al Nord

    di Dopo il clamoroso successo di Benvenuti al Sud, la coppia Bisio-Siani bissa con Benvenuti al Nord, commedia facile e prevedibile che ritrae un'Italietta in cui tutto va a finire a "tarallucci e vino".
  • Archivio

    Niente da dichiarare RecensioneNiente da dichiarare?

    di Una commedia sull'Europa unita e le sue irriducibili differenze culturali e linguistiche, da vedere rigorosamente in versione originale.
  • Prossimamente

    Parigi a piedi nudi RecensioneParigi a piedi nudi

    di , Al loro quarto lungometraggio gli attori e autori teatrali Dominique Abel e Fiona Gordon realizzano una commedia clownesca fatta di un susseguirsi di sketch e dalla trama troppo esile. Parigi a piedi nudi è un racconto privo di nerbo su quanto siano poetiche e ricche di risorse la marginalità, la diversità e l'anticonformismo.
  • In sala

    L'incredibile viaggio del fachiro RecensioneL’incredibile viaggio del fachiro

    di Traendo spunto da un recente best-seller, Ken Scott dirige con L’incredibile viaggio del fachiro una commedia multietnica, colorata quanto levigata, che affonda le tematiche sociali in un generale tono (fastidiosamente) edificante.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento