Parlami di Lucy

Parlami di Lucy

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Diretto da Giuseppe Petitto, prematuramente scomparso nel settembre del 2015, Parlami di Lucy mette in scena un convincente e crudele rapporto madre-figlia, anche se non riesce a maneggiare alla perfezione le dinamiche da thriller claustrofobico.

Figlia, dove sei?

Nicole è una donna attenta a controllare la propria vita fin nei più insignificanti dettagli. La sua piccola Lucy è una bambina di otto anni solitaria e problematica. Roman, suo marito, è un uomo affascinante e più vecchio di lei, colpevole di aver in passato messo a repentaglio il loro matrimonio con un tradimento. Sogni inquietanti e inspiegabili tormentano Nicole. Oscure presenze si manifestano all’interno e nei dintorni della loro isolata villa di montagna… [sinossi]

Non è facile scrivere di un film come Parlami di Lucy, che soffre innanzitutto della scomparsa del suo autore, Giuseppe Petitto, documentarista all’opera prima di finzione, deceduto a 46 anni nel settembre del 2015 in un incidente stradale, quando sostanzialmente aveva ultimato di lavorare al montaggio proprio di questo film. Parlami di Lucy dunque vede la luce ed esce – in qualche modo indifeso e orfano – in sala così tanto tempo dopo il suo compimento giustappunto per via della morte di Petitto. E, in maniera anche tragica, Parlami di Lucy è un film che parla di morte, che ne è intriso, e che – nel costruire un rapporto madre-figlia – ragiona sull’assenza e sull’irrazionale prolungamento degli affetti anche quando il destinatario reale non è più tra noi.
Il primo lungometraggio di finzione di Petitto è difatti un film di fantasmi, fantasmi impalpabili che affollano la casa in cui abitano la piccola Lucy, sua madre Nicole (un’ottima Antonia Liskova) e il padre Roman, ma è anche un film di fantasmi mentali che persistono retinicamente nei nostri occhi e in quelli dei protagonisti: la festa di compleanno di Lucy la cui scena e i cui partecipanti riappaiono di tanto in tanto, il tradimento del marito Roman nei confronti della moglie che viene evocato e rivissuto per lacerti, un litigio tra madre e figlia che lascia nefaste scorie nel loro rapporto, e via dicendo.

Petitto dimostra una grande consapevolezza nell’uso della macchina-cinema sin dalla sequenza del sogno iniziale, capace di aprire in maniera lancinante una significativa e sofferta strada narrativo-simbolica: la madre (la Liskova per l’appunto) allatta un neonato che è tanto rabbioso nel voler succhiare la vita da far uscire del sangue dal seno della genitrice. Dunque è subito chiaro che Parlami di Lucy non si negherà varie asprezze nel raccontarci il confronto tra una madre che odia e ama chi ha partorito e una figlia che vuole essere ricambiata ma che allo stesso tempo pretende troppo e si lascia assecondare dal desiderio di mostrarsi ingenerosa, irriconoscente e persino crudele. Questo è il cuore di Parlami di Lucy, il centro nevralgico che però viene man mano ad affievolirsi nel corso del racconto, infiacchito dal mancato approfondimento e scavo del rapporto tra le due protagoniste e, contemporaneamente, dalla decisione di puntare in maniera troppo insistita su uno svelamento finale che non dovrebbe essere tale, visto che come sono andate le cose appare chiaro sin dalla prima metà del film.
Ecco che allora, nella seconda parte, Parlami di Lucy finisce per adagiarsi su una trovata narrativa sin troppo esile, intorno alla quale non si può costruire un thriller convincente. Meglio sarebbe stato se Petitto avesse insistito con più convinzione sul crudele dipanarsi di reciproche cattiverie tra madre e figlia, sulla sensazione di un senso di colpa labirintico e impossibile da emendarsi se non sfuggendo da quella casa impregnata di dolore.

Girato in maniera volutamente – e giustamente – estetizzante (con una capacità estetica che è nettamente superiore rispetto ad altri recenti esempi del cinema italiano, quali ad esempio Hannah e Una famiglia), con lo scopo di ragionare soprattutto sull’emergere e sul permanere di un’atmosfera ipnotica e raggelante, Parlami di Lucy mostra dunque i suoi limiti nel momento in cui cerca di aderire a certe dinamiche da film di genere, che non può riuscire ad abbracciare totalmente per via della troppo sottile impalcatura narrativa. Ciò detto, resta comunque il rimpianto per la scomparsa di un regista di talento che, con storie più solide, avrebbe potuto dare qualcosa di significativo al nostro cinema. In un momento storico in cui ne avremmo un bisogno disperato.

Info
Il trailer di Parlami di Lucy.
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