Dear Ex

Dear Ex, diretto a quattro mani da Mag Hsu e Hsu Chih-yen, può apparire in qualche modo – per il tema e per la scelta di sguardo – come una sorta de Le fate ignoranti taiwanese. Se gli intenti sono encomiabili, lo sviluppo si dimostra troppo piano e prevedibile, teso a una semplificazione fin troppo evidente. Al Far East 2018.

L’amico di papà

Alla morte del marito per un male incurabile, una moglie e un figlio adolescente scoprono che l’uomo ha lasciato il proprio denaro al suo amante, un giovane ragazzo dall’aria scapestrata… [sinossi]

Comprensione reciproca e umana riconciliazione hanno la meglio su possibili ambiguità e sottigliezze nell’esordio dietro la macchina da presa della scrittrice Mag Hsu, che firma il suo primo film assieme al regista di video (per lo più musicali) Hsu Chih-yen. Dear Ex – una sorta de Le fate ignoranti versione taiwanese – parte prendendo il punto di vista di Song Chengxi, ragazzino dolce e sensibile che ha doppiamente perso il padre, sia perché morto di cancro sia perché comunque aveva abbandonato la famiglia per vivere in piena autenticità l’ultimo periodo della sua vita. Il ragazzo è giustamente arrabbiato col mondo, tanto da essere seguito da una psicologa, ma lo è pure con la madre, che al lutto e all’umiliazione ha reagito sfoggiando rabbia e tirando fuori ferree regole di ogni genere. In piena adolescenza, la donna pare ai suoi occhi come un kaiser nevrastenico. Il film esordisce infatti dando centralità e predominanza alla voce narrante del figlio, e accompagnandola inoltre con inserti animati che esprimono i pensieri ma soprattutto le emozioni del ragazzino. La cosa certamente interessante è che, nella progressione, Dear Ex diviene invece polifonico, un canto “a tre” in cui madre, figlio e il giovane amante gay, Jay (interpretato da una star della tv taiwanese, Roy Chiu) raccontano la propria versione dei fatti, i propri ricordi e sentimenti, con stili e voci distinte ma in realtà sempre più intrecciate, per poi fare emergere anche le motivazioni profonde del convitato di pietra del film, quel marito omosessuale che ha provato ad avere un matrimonio “normale” ma che alla fine ha giustamente abdicato alle aspettative altrui (e alle proprie introiettate) per un periodo di grazia, anche se segnato dalla malattia, con l’uomo che amava.

Narrativamente e stilisticamente Dear Ex ha alcuni momenti riusciti e alcune svolte che però promettono più di quanto mantengono. Per esempio quando la moglie del defunto incontra la madre di Jay, la quale la scambia per una un po’ attempata e matura “fidanzata”, ignorando che il figlio sia gay: per un istante il film potrebbe prendere una strada inaspettata, da commedia degli equivoci, e visto che fin dall’inizio il tono drammatico si fonde con quello più leggero, la cosa potrebbe anche tornare. Non sarà così. E un po’ dispiace perché tutto sommato, in questo racconto sul riconoscimento della propria complessa identità e di quanto siano sfaccettate le identità altrui, prevale un afflato didascalico (Jay è un attore teatrale e il suo “doppio” sulla scena è forse un aspetto un po’ pedante), educativo e “televisivo”, oltre che fin troppo apertamente speranzoso sulla capacità delle persone di perdonare e soprattutto accettare senza particolari chiaroscuri. Il racconto morale vira insomma piuttosto in fretta verso le risoluzioni più concilianti e probabilmente ovvie visto il tipo di prodotto (è evidente che il film ha un messaggio, destinato probabilmente al grande pubblico in patria). Nonostante questo, Dear Ex stupisce di tanto in tanto piacevolmente per le scelte di regia strettamente connesse alle scelte di scrittura, che appunto tendono a far andare in cortocircuito il presente e i ricordi, sia quelli di Jay che quelli della moglie circa il defunto, in maniera elegante e intelligente. Diretto con grazia e buon gusto, pur volendo approfondire i conflitti interiori degli adulti in campo il film non pare però in ultima battuta possedere una rilevante raffinatezza psicologica, né si concentra in maniera forte su dinamiche ben identificabili (l’accenno ai soldi, spunto di partenza, finisce nella sostanza subito in secondo piano e addirittura ha poi un risvolto positivo) nel parlare di famiglie e relazioni, o di metropoli e mutazioni sociali. Non siamo dalle parti di Edward Yang, insomma, ma di fronte a un prodotto popolare dagli intenti encomiabili, anche se forse decisamente semplicistici.

Info
La scheda di Dear Ex sul sito del Far East.
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