Intervista a Brigitte Lin
Diva per eccellenza di un cinema pan-cinese, con una carriera che si è sviluppata tra Taiwan e Hong Kong, Brigitte Lin Ching-hsia è stata la musa di Wong Kar-wai e ha lavorato con tanti registi come Tsui Hark, Ringo Lam, Jackie Chan. La sua carriera abbraccia un centinaio di film realizzati tra il 1973 e il 1994, quando si è ritirata all’apice della popolarità.
Abbiamo incontrato Brigitte Lin al Far East Film Festival 2018, dove le è stato assegnato il Gelso d’Oro alla carriera.
Risulta che i film Ashes of Time e Hong Kong Express, entrambi di Wong Kaw-wai, e la commedia The Eagle Shooting Heroes di Jeffrey Lau siano stati girati contemporaneamente. Com’è stato possibile gestire il lavoro tra tre diversi set?
Brigitte Lin: Devo cominciare dal rapporto con Wong Kar-wai, è una lunga storia. Ha una testa che cambia continuamente. La prima volta che mi ha cercata eravamo al Grand Hyatt Hotel. Quello che mi disse allora non c’entrava niente con quello che poi è stato fatto, il film è diventato tutta un’altra cosa. Stavamo girando Ashes of Time con l’obiettivo dei produttori di andare al botteghino del capodanno cinese. Però non si riusciva a finire in tempo e allora hanno chiamato un altro regista per fare una commedia, Jeffry Lau, usando la stessa crew. Ma io non ero per niente adatta a questo film perché è un film senza una struttura drammaturgica. È un film di fantasia perché in un ambiente tutto in costume trovi all’improvviso una cosa moderna, volutamente. Io non riuscivo ad adattarmi. Ci dicevano di non farci problemi, essendo uno stranissimo film ma mi facevano sempre di più confondere le idee. Io e Leslie Cheung li abbiamo anche innervositi. Così mi hanno detto che nella caverna, dove avremmo girato, ci sarebbero state galline, oche, mostri. Continuavano a parlare e io non capivo niente. Alla fine in realtà volevano fare solo una ripresa delle nostre ombre. Anche in Ashes of Time abbiamo girato un sacco di tempo e a metà abbiamo girato Hong Kong Express che abbiamo invece finito velocissimamente. “Già finito?”, mi sono detta. Non avrei mai pensato che sarebbe piaciuto così tanto agli stranieri un film che è stato realizzato così in fretta. È stata una grande sorpresa.
Il film Ashes of Time è stato subito visto come un concentrato dei tipici temi e personaggi urbani di Wong Kar-wai, trasferiti però in un contesto di film wuxia. Confermi?
Brigitte Lin: Esattamente. È la solitudine metropolitana. La solitudine è mondiale e individuale allo stesso tempo, per ognuno degli abitanti del mondo. E così la tensione verso l’amore, la bramosia e il sentirsi impotenti rispetto a un amore irraggiungibile.
Rispetto agli altri wuxia in cui hai recitato, più popolari o commerciali, che differenza c’è stata nel fare con Wong Kar-wai un wuxia d’autore?
Brigitte Lin: Ciò che mi ricordo con più fervore è che, già per fare i costumi, il costumista William Chang Suk Ping nello studio di Wong Kar-wai metteva tantissimi tessuti sul tavolo e ogni giorno eravamo lì a scegliere come tagliarli, come colorarli, come invecchiarli, come fare le pieghe. Ci abbiamo impiegato tantissimo tempo e questo ha inciso sulla produzione del film. Le figure dei personaggi erano particolari perché non c’è mai stato, prima di quel film, quel tipo di disegni, di abiti. Mi piace tantissimo quel ruolo che ho recitato.
Sei di origine taiwanese e hai cominciato la carriera in quel cinema per poi passare allo star system di Hong Kong. Che differenza hai trovato tra queste due cinematografie?
Brigitte Lin: A Taiwan, quando ho cominciato a recitare, era appena sorta l’industria cinematografica, per cui a livello tecnologico eravamo proprio agli inizi. Hong Kong, essendo già in quel momento un palcoscenico internazionale, presentava dei vantaggi. A Taiwan eravamo ancora in un periodo di restrizioni, era anche difficile uscire dall’isola di Formosa e anche le informazioni che arrivavano erano limitate. Invece Hong Kong era un porto internazionale, con maggiore dimensione del mercato e specializzazione dei ruoli: chi si occupa di costume, chi di scenografia, ecc. Era più all’avanguardia. In generale però il ritmo di lavoro a Hong Kong era più intenso che a Taiwan. In quel periodo i film taiwanesi passavano per il mercato di Taiwan, che era il più grande, e poi per quelli di Singapore e della Malesia. E qui i produttori taiwanesi andavano a trovare soldi. Eravamo quattro attrici ad andare per la maggiore. Due dal cognome Lin e due Chin. Allora si diceva che bastasse uno di questi quattro, o una Lin o una Chin, a firmare un contratto, che il regista o il produttore potevano trovare subito i soldi per finanziare l’intero film. Rispetto alle location, a Taiwan, essendo film romantici, andavamo nelle vere caffetterie o nelle ville. A Hong Kong si realizzavano invece i set e quindi erano pochissime le scene in esterni, che erano invase dai cavi elettrici e dai costumi dei film wuxia. Quando poi c’è stata l’apertura con la Cina mainlander andavamo in luoghi bellissimi a girare i film e godevi in quella grandezza. Il mercato dei film hongkonghese e taiwanese era molto piccolo e i film rimanevano in zona, all’estero al massimo arrivavano nelle Chinatown degli Stati Uniti o d’Europa a consolare gli immigrati, come quegli studenti taiwanesi che partivano per l’estero senza mai più fare ritorno. Vedendo questi film romantici sentivano una certa consolazione. Mi successe in un incrocio di New York, mentre stavo passeggiando con un’amica, di essere stata riconosciuta da un uomo di colore che mi ha detto di avermi vista in un wuxia a Chinatown, in una proiezione seguita poi da quella di un film taiwanese romantico. Il fatto che il mercato in Cina si sia sviluppato in così poco tempo e che i film cinesi stiano avendo così tanti apprezzamenti nel mondo è molto rassicurante. Esprimo i ringraziamenti al Far East Film Festival per il contributo che sta dando alla conoscenza del cinema asiatico.

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