Smaller and Smaller Circles

Smaller and Smaller Circles

di

Per la prima volta nella sua carriera Raya Martin, tra i nomi centrali del cinema filippino contemporaneo, approda al Far East Film Festival di Udine, e lo fa con il teso Smaller and Smaller Circles, che attraverso l’indagine per scoprire un serial killer di bambini svela il volto macerato dell’arcipelago e diffusa corruzione, morale ed economica, che investe dalla polizia alla magistratura, fino alla chiesa cattolica.

Le vittime scarnificate

Negli slum brulicanti di Payatas, nella periferia di Manila, si aggira un serial killer che va a caccia di ragazzini che sevizia per poi abbandonare i cadaveri quasi irriconoscibili tra i rifiuti. A indagare sul caso provvede Padre Gus Saenz, profondamente critico verso il potere ecclesiastico e la sua gestione, con l’aiuto del collega Padre Jerome e della giornalista Joanna Bonifacio… [sinossi]

Il senso di Smaller and Smaller Circles è tutto racchiuso nel titolo stesso. Il cerchio si restringe, e se da un lato lo fa sul versante investigativo del film, alla ricerca dell’assassino seriale che ogni primo sabato del mese stordisce un ragazzino, gli scarnifica il volto, estirpando anche cuore e genitali, per poi buttare il cadavere nella pattumiera a cielo aperto di Payatas – una ventina di chilometri dal centro di Manila –, dall’altro è un movimento che serve a svelare passo dopo passo le innumerevoli ipocrisie dell’alta società filippina. È la prima volta, in tredici anni di carriera, che Raya Martin (insieme a Lav Diaz il nome centrale della cinematografia filippina contemporanea, al punto che la discussione sui diversi stili autoriali dei due registi provocò una scossa tellurica perfino all’interno della redazione dei Cahiers du Cinéma) approda sugli schermi del Teatro Nuovo Giovanni da Udine, cuore pulsante del Far East Film Festival. Una “mancanza” che tale non è, se si considera lo stile tutt’altro che popolare delle narrazioni di Martin, fin dai tempi del sublime A Short Film About the Indio Nacional, con cui l’allora ventunenne regista fece la sua apparizione sulla scena mondiale, per poi creare un piccolo culto attorno a sé grazie a opere quali Autohystoria, Independencia, How to Disappear Completely e La última película, folle avventura condotta in Messico insieme a Mark Peranson.

Se le strade del Far East e di Raya Martin possono finalmente congiungersi lo si deve al fatto che Smaller and Smaller Circles, tratto dal primo romanzo d’investigazione della letteratura filippina scritto da F.H. Batacan nel 2002, ha le movenze del thriller d’oltreoceano. Il tema, quello dei serial killer, è dopotutto derivato dall’estetica hollywoodiana, così come una narrazione fatta di colpi di scena, di intrighi di palazzo, alla ricerca di un assassino sfuggente, che si accanisce solo su ragazzini in età pre-puberale. Al di là di una sceneggiatura di prammatica, che pone gli elementi in sequenza per permettere alla detection di svilupparsi in modo congruo, lasciando allo spettatore il compito di indovinare l’identità del killer, o quantomeno di partecipare in maniera attiva alle indagini, a colpire nell’immaginario allestito da Martin c’è una sovrapposizione che è in sé raggelante. I bambini vengono ritrovati tra il pattume. Sono tutti figli del sottoproletariato, quell’immensa fascia di popolazione che nelle Filippine vive ben al di sotto della soglia di povertà, e che è costretta a elemosinare anche l’acqua per dissetarsi. Quei bambini non si distinguono nell’immensa discarica, perché ne fanno già parte. È la società filippina, che poi s’adopera per fare beneficienza nei loro confronti, ad averli già posizionati lì, tra l’immondizia, tra i ratti che gli si muovono in faccia, quella faccia oramai indistinguibile dopo il lavoro del killer. C’è una forte componente politica che si muove in questo agile thriller un po’ prevedibile ma diretto con uno stile asciutto e concreto da Martin: è il disvelamento delle mostruosità insite nella società filippina, nel divario sempre crescente e aberrante tra chi detiene le chiavi del palazzo e chi quel palazzo non lo sa neanche più intravedere, perso com’è dietro l’infinito stuolo di baraccopoli tutte uguali. Tutti egualmente prive di speranza.

Nella raffigurazione dei due “eroi”, i preti Gus Saenz e Jerome – interpretati da due mostri sacri dell’industria di Manila, Nonie Buencamino e Sid Lucero –, Smaller and Smaller Circles gioca la sua carta più audace. In uno dei paesi più cattolici del mondo racconta la mostruosità dell’uomo sull’uomo scegliendo come protagonisti due preti che si oppongono con fiera nettezza allo strapotere della chiesa. Due preti che parlano dell’inutilità del celibato, che lamentano l’agio e i lussi del vescovo, che si pongono sempre e soltanto dalla parte degli ultimi, nonostante siano docenti universitari: ma Jerome infiamma i suoi studenti parlando dei rivoluzionari che si opposero a Marcos e alla sua dittatura militare. Anche lui e Gus si oppongono di fatto a una dittatura, e il film è ambientato nel 1997, negli ultimi istanti della presidenza di Fidel Valdez Ramos, il primo protestante alla guida del paese e uno dei responsabili dei crimini avvenuti durante il periodo della Legge Marziale. Ma il film guarda ovviamente anche a oggi, con le Filippine nelle mani del truce Rodrigo Duterte, e i venti del nazionalismo che soffiano sempre più forti.
Così Smaller and Smaller Circles si trasforma, da semplice thriller che ragiona sul concetto di colpa individuale in una società dominata dall’abuso di potere, in riflessione sulla storia recente e contemporanea di un arcipelago sempre più ingolfato di persone, e allo stesso tempo sempre meno umano. Se questo episodio segnerà un cambio di direzione all’interno della carriera di Raya Martin è presto per dirlo, ma è certo che il centro nevralgico del discorso non sembra essere di fatto mutato. Per fortuna.

Info
Il trailer di Smaller and Smaller Circles.
  • smaller-and-smaller-circles-2017-raya-martin-recensione-05.jpg
  • smaller-and-smaller-circles-2017-raya-martin-recensione-04.jpg
  • smaller-and-smaller-circles-2017-raya-martin-recensione-03.jpg
  • smaller-and-smaller-circles-2017-raya-martin-recensione-02.jpg
  • smaller-and-smaller-circles-2017-raya-martin-recensione-01.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Far East 2018Far East 2018

    Tagliato il traguardo della ventesima edizione, il Far East 2018 mantiene il suo ruolo di grande mappatura dell'annata cinematografica in estremo oriente e sud-est asiatico, guardando con ancora maggiore insistenza dalle parti di Pechino.
  • Notizie

    Presentato a Udine il programma del Far East 2018Far East 2018 – Presentazione

    La ventesima edizione della kermesse friulana guarda con ancora maggiore insistenza dalle parti di Pechino, e il mandarino e il cantonese possono essere oramai considerate le lingue ufficiali del festival. Ma il FEFF è sempre una mappatura del cinema in estremo oriente e sud-est asiatico.
  • Berlinale 2018

    Season of the Devil RecensioneSeason of the Devil

    di In concorso alla Berlinale l'ultimo film di Lav Diaz, Season of the Devil; ancora una memoria di un cataclisma, ancora un racconto della dittatura di Marcos, ispirato a eventi e personaggi reali, confezionato nell'inedita forma di rock opera.
  • Rotterdam 2017

    People Power Bombshell: The Diary of Vietnam Rose

    di Presentato all’International Film Festival Rotterdam, il nuovo lavoro del filmmaker filippino John Torres è un’opera sul cinema e sul recupero di un film di un regista molto popolare negli anni Ottanta.
  • Venezia 2016

    The Woman Who Left

    di Per la prima volta in concorso a Venezia e vincitore del Leone d'Oro, Lav Diaz firma l'ennesimo gioiello splendente della sua filmografia, mettendo in scena un revenge movie doloroso e sottoproletario.
  • Berlinale 2016

    A Lullaby to the Sorrowful Mystery

    di Presentata in concorso alla Berlinale la nuova opera fiume di Lav Diaz, A Lullaby to the Sorrowful Mystery. In otto ore il regista filippino racconta fatti, tra storia, leggenda, mitologia, letteratura e poesia, che si inquadrano nella rivoluzione filippina del 1896-98.
  • Torino 2015

    Balikbayan #1 – Memories of Overdevelopment Redux III

    di Il monumentale film del filippino Kidlat Tahimik, portato a termine in trentacinque anni, è un viaggio nei viaggi di Ferdinando da Magellano, che diventa scoperta del cinema, delle Filippine, e racconto di un impero che non c'è più. A Torino 2015 in Onde.
  • Documentario

    Storm Children, Book 1

    di Lav Diaz racconta la tragedia delle giovani generazioni filippine devastate dagli uragani. In sala grazie a Zomia il documentario del vincitore dell'ultima Mostra di Venezia, già visto al Torino Film Festival nel 2014.
  • Libri

    Atlante sentimentale del cinema per il XXI secoloAtlante sentimentale del cinema per il XXI secolo

    Un atlante sentimentale per muoversi, a mo' dei marinai del Diciannovesimo Secolo, attraverso le maree del cinema contemporaneo. Cinquanta interviste con registi di oggi, di ieri e di domani. A cura di Donatello Fumarola e Alberto Momo.
  • Torino 2013

    La última película

    di , Splendido e anarchico ultimo film della storia del cinema (e primo di quello che verrà). Qui in collaborazione con il critico Mark Peranson, Raya Martin si conferma come uno dei più grandi cineasti a venire (o a morire?).
  • Torino 2013

    Anak Araw – Albino

    di Sul lago Taal, situato sull’isola filippina di Luzon, nella provincia di Batangas, vive un albino. L’uomo ritiene di essere figlio di un americano e per dare credito alla sua convinzione cerca di imparare l’inglese con un dizionario Tagalog-Inglese...
  • Cannes 2013

    Norte, the End of History

    di Lav Diaz, autore di visioni fluviali, con Norte, the End of History firma una delle sue opere più “brevi”, senza però smarrire nulla della propria folgorante poetica.
  • Roma 2012

    Tagalog

    di Il giovane regista filippino Gym Lumbera firma un fiammeggiante inno al cinema e alla propria terra natia. In Cinemaxxi al Festival di Roma 2012.
  • AltreVisioni

    Century of Birthing

    di Anno dopo anno, film dopo film, il cinema del filippino Lav Diaz si fa sempre più fondamentale. Lo conferma questa sua ultima opera, presentata alla Mostra di Venezia del 2011.
  • AltreVisioni

    Melancholia

    di La poesia, la guerriglia nella foresta, l'ideologia. Il cinema di Lav Diaz non ha paragoni nel resto del panorama mondiale, e ogni film appare come un'epifania.
  • Saggi

    Lino Brocka. L'opera del padre del cinema filippinoLino Brocka, cineasta

    Ispirati dall'omaggio dedicatogli nel 2005 al Torino Film Festival, un breve excursus del cinema, della poetica e dell'umanità messa in scena da Lino Brocka, tra i padri del cinema filippino.
  • Interviste

    Intervista a Lav DiazIntervista a Lav Diaz

    In Season of the Devil, Lav Diaz torna a occuparsi dell'epoca della dittatura di Marcos, e di nuovo c'è la forma da musical che però Diaz reinterpreta con canzoni a cappella, senza musica. Abbiamo incontrato Lav Diaz durante la scorsa Berlinale, dove il film è stato presentato.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento