Bad Genius

Bad Genius

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A cinque anni di distanza dal folgorante Countdown il regista thailandese Nattawut Poonpiriya colpisce nuovamente il centro del bersaglio con Bad Genius, folle racconto in salsa heist ambientata nel mondo dei sorvegliatissimi esami per accedere alle più prestigiose università statunitensi. Al Far East Film Festival di Udine.

Copia che ti passa

Lynn è un’adolescente geniale che a scuola colleziona solo 10. Grazie alla sua bravura ottiene la borsa di studio di un istituto privato per benestanti, che non potrebbe altrimenti permettersi. Presto fa amicizia con Grace, compagna di classe di buona famiglia ma decisamente poco brillante: per aiutarla con i voti Lynn elabora un metodo che le consenta di copiare in classe. Ma è solo l’inizio di quella che diventerà una grande truffa per superare i sorvegliatissimi esami di ingresso per le più prestigiose università americane… [sinossi]

Dopo Countdown (presentato al Far East nel 2012), il talentuosissimo thailandese Nattawut Poonpiriya si conferma con Bad Genius un regista da tenere davvero d’occhio. Il suo secondo film è una scatenata, rutilante commedia che innesta la classica struttura dell’heist movie (in cui vengono messi a segno truffe e “colpi grossi”) su un incubo certamente condiviso dagli studenti di tutto il mondo ma che per le scuole asiatiche ha, notoriamente, un impatto pesantissimo sulle vite e sul futuro: gli esami scolastici. L’elaborata macchinazione messa in piedi dalla nostra eroina, Lynn, nasce dal semplice desiderio di dare una mano all’amica graziosa e brocca, ma ben presto si estenderà a tutta la classe, composta da ragazzi della Bangkok bene che, per entrare nel prestigioso istituto che ha voluto Lynn senza farle versare un baht, devono invece pagare tanti soldi. E sono pronti anche a pagare Lynn in cambio di buoni voti perché, si sa, dai risultati nelle buone scuole nascono le opportunità, specie se da Bangkok vuoi andare a studiare all’estero. Il genio della scuola escogita così un metodo per dispensare eccellenti risultati a tutti in cambio di denaro, quel denaro che loro le offrono senza problemi e che a lei fa comodo per l’avvenire. Lynn dovrà però vedersela con l’altro genietto, Bank, ancor più povero di lei che ha comunque il padre insegnante, mentre lui ha solo la madre che gestisce una lavanderia cenciosa nel limaccioso quartiere in cui vivono. E Bank – presentato come esempio di rettitudine e onestà – diventerà dapprima antagonista poi “spalla” per il vero colpo verso il quale tende Bad Genius fin da principio: riuscire a barare negli esami di ammissione per le università Usa. Le cose, già non sempre semplici in classe, in questo caso si riveleranno davvero complicate.

Le battute spumeggianti e le sequenze dal ritmo incalzante sono sorretti da una struttura intelligente (per tutta la prima parte del film il regista ci depista facendoci presupporre un falso finale) che, complice un montaggio eccellente, costruisce una macchinazione per centri concentrici fino alla scena madre, quella del test per il campus americano, che ovviamente sarà condito da imprevisti, pericoli, difficoltà a non finire. Da uno scambio di scarpe in classe – in questo modo avviene la prima “truffa” ai danni dell’insegnante durante un compito – si arriva così a un piano al dettaglio, i cui preparativi fanno il verso allo spolvero hollywoodiano sfoggiato nei vari Ocean’s e ai grandi discorsi (mah) di Steve Jobs (come quello di Standford). Il sogno americano si intreccia con la realtà sociale thailandese con ironia tagliente: la freschezza del racconto, che scivola via regalando soddisfazione e colpi di scena, si accompagna infatti senza appesantirsi neanche un po’ alla tematizzazione che costituisce non solo il senso, ma proprio l’ossatura di Bad Genius, quella della differenza tra le classi sociali nella Bangkok contemporanea. I due più intelligenti provengono dalla piccola borghesia (lei) o dalla periferia (lui, che in una scena finisce menato e in una discarica, ricoperto di qualunque schifo): sebbene siano i migliori, se fanno qualcosa di storto non gli verrà perdonato, mentre i ricchi o i ricchissimi, dotati di piscine e le cui famiglie fanno shopping a Parigi, saranno anche scemi ma cascano in piedi. A meno che qualcuno, a un certo punto, smetta di accettare i loro favori, scelga di non avere esattamente i loro obiettivi e non stia più al loro gioco. La protagonista è un personaggio molto interessante perché non ha remore morali e mette a disposizione il suo notevole cervello in cambio di soldi, anche se così facendo disseminerà di idioti thailandesi ricchi i campus a stelle e strisce. Ma ognuno tira l’acqua al suo mulino e Lynn aderisce a lungo alla teoria del “win-win” senza andar troppo per il sottile. Il confronto e poi conflitto con il suo “pari” (ma in realtà assai diverso) cambierà le cose: Bank è l’ultimo anello della catena alimentare, è veramente povero, ha bisogno di soldi e non può star tanto a sottilizzare su questioni di giustizia. Specialmente quando subisce un’ingiustizia compromettente. La dialettica tra loro, che nel finale diventa forse troppo dicotomica distorcendo in negativo il personaggio maschile, è in realtà la linea di sviluppo su cui si muove la protagonista e che ne motiva l’evoluzione poiché i due sono più simili tra loro di quanto potranno mai assomigliare agli altri coetanei agiati. La messa alla berlina dell’alta società senza cervello ma col portafogli pieno è spudorata e lo spettatore non può che fare il tifo per il fallimento dei decerebrati (magari anche accettando di precipitare nel gioco “lose-lose”). Bad Genius è un gioiellino, un film spassoso e fantasioso come non se ne vedono tanti in giro.

Info
Il trailer di Bad Genius.
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