Our Time Will Come

Our Time Will Come

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Ann Hui con Our Time Will Come, presentato al Far East Festival 20, aggiunge un altro tassello alla storia di Hong Kong raccontando episodi di resistenza contro l’occupazione giapponese negli anni ’40. Storie vere di partigiane e partigiani restituite con delicatezza e affetto, senza nessuna concessione alla ricostruzione storica in CGI.

Suonala ancora

1942, Hong Kong sotto l’occupazione nipponica. Fong Lan, un’insegnante, viene coinvolta nello spionaggio quando Blackie Lau, un malvivente che combatte per la libertà, arriva nel suo condominio per scortare fuori dalla portata dei giapponesi un suo vicino di casa, il romanziere e futuro dirigente cinese Mao Dun. Intanto Kam-wing, ex fidanzato di Lan, lavora per l’esercito giapponese pur collaborando silenziosamente con la resistenza. Colpito dalla sua intelligenza e dai suoi modi, Blackie convince Lan a unirsi alla causa, ma questo fatto apre tutto un mondo di gravi pericoli per Lan e per la madre, la signora Fong, che ripete ostinatamente a Lan di tenersi alla larga dai guai… [sinossi]

Ulteriore tassello per la regista Ann Hui, uno dei nomi chiave della new wave hongkongese, del suo percorso storico sulla patria, l’antico porto profumato diventato colonia britannica, centro cosmopolita di incontro tra oriente e occidente, tra varie etnie del sud-est asiatico che lei stessa si porta addosso in quanto figlia di padre cinese e madre giapponese, e avendo compiuto gli studi in Inghilterra. Our Time Will Come parte proprio da dove la regista ci aveva lasciati con il suo film precedente, The Golden Era, che abbracciava un trentennio di storia cinese concludendosi proprio nel 1941. La resistenza raccontata da Ann Hui, con Our Time Will Come, nel suo stile è molto lontana dai kolossal storici patinati e calligrafici come potrebbero essere Lussuria o The Handmaiden, ricche e sfarzose ricostruzioni d’epoca realizzate o con teatri di posa o in CGI. La Hong Kong anni ’40 non è nemmeno ricostruita, è fatta di semplici e modeste casette abitate da gente umile, una tipologia urbanistica facilmente ritrovabile anche ai giorni nostri nei quartieri poveri di una grande città. La Hong Kong moderna, tentacolare, dalle luci al neon si mostra solo alla fine, con un forte effetto di contrasto, la giungla metropolitana in cui si immerge il tassista protagonista del film. Ann Hui punta sulla ricostruzione di atmosfera, dai colori pastello, che fa uso anche di cinegiornali, dal sapore romanzesco, dove i locali, dove si suona dal vivo e si balla, ci fanno tornare a Casablanca. Senza comunque lesinare nel rendere le efferatezze degli aguzzini nipponici.

Gente semplice è anche quella che popola il film, giovani che sentono il bisogno di imbracciare le armi arruolandosi nella resistenza per respingere lo straniero occupante. Ragazze come Fong Lan, capaci di rubare il coniglio da casa per liberarlo e salvarlo dal finire nel wok, per poi non esitare a sparare ai nemici. Ragazzi come Blackie Lau, imprendibile primula rossa, un eroe raccontato senza enfasi né agiografia. Il melting pot hongkongese, tema centrale nel cinema della regista, è già tutto qui, nel rifiutare l’occupazione di un altro popolo asiatico, in cui si potrebbero vedere analogie con quella della Cina Popolare dopo l’handover, accettando sostanzialmente invece quella britannica. Ma gente semplice è anche quella rappresentata dai soldati cinesi all’ordine nipponico, con umili mansioni, costretti in quel ruolo, quelli che spesso chiudono un occhio quando trovano volantini delle formazioni partigiane perquisendo le borse dei protagonisti.

Sono personaggi reali quelli raccontati nel film, come denunciato da inserti in bianco e nero ambientati al giorno d’oggi dove questi si ritrovano a tavola, insieme alla stessa Ann Hui, e con la presenza di Tony Leung Ka-fai, e raccontano le loro storie. In un caso l’inserto contemporaneo off vede il primo piano di uno dei vecchi che non dice nulla, semplicemente ricorda. Una sincerità che è quella degli anziani, persone nel capitolo finale della propria vita già oggetto del film A Simple Life con cui la regista partecipò al concorso della Mostra di Venezia.

Info
Il trailer di Our Time Will Come.
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