Intervista a Moon So-ri

Intervista a Moon So-ri

Tra le più popolari attrici sudcoreane, Moon So-ri riscosse un grande successo nel 2002 con Oasis per la sua incredibile interpretazione di una ragazza affetta da paralisi cerebrale. Un ruolo che le valse il premio Marcello Mastroianni a Venezia. Nella sua carriera ha lavorato con i grandi cineasti sudcoreani, come Im Sang-soo, Hong Sangsoo, Park Chan-wook. Moon So-ri approda ora alla regia con The Running Actress, opera autobiografica presentata al Far East Film Festival 20. L’abbiamo incontrata in questa occasione.

Hai lavorato tre volte con Hong Sangsoo e ora presenti un film da regista, The Running Actress, che sembra avere qualche analogia con il suo cinema. Nel carattere autobiografico per esempio, visto che i suoi film sono ambientati spesso tra personaggi, registi, attori, sceneggiatori, che lavorano nella settima arte. Ma anche nel realizzare una scena di convivialità, proprio come quelle in cui ristagnano le narrazioni di Hong Sangsoo. Ti sei quindi ispirata molto a lui?

Moon So-ri: Quando all’estero vedete queste scene davanti a un bicchiere, pensate tutti a Hong Sangsoo. La differenza più grande tra me e lui è che io dopo un bicchiere vado subito a casa per mettermi a letto. Non gli ho fatto vedere la sceneggiatura, ma avendo lavorato in precedenza con lui e con registi come Lee Chang-dong e Yim Soonrye avrò sicuramente avuto indirettamente delle influenze. Ormai lavoro da tanti anni nel cinema coreano, la mia grande passione per il cinema mi ha spinto quindi a sviluppare qualcos’altro, come regista. Ho voluto perciò continuare a studiare per realizzare questo obiettivo. Ho fatto un master di cinema e poi sono arrivata a fare una regia. Non avevo intenzione inizialmente di diventare regista, il motivo principale per il quale mi ero iscritta era quello di approfondire meglio il mondo cinematografico che mi aveva dato tanto. Poi tutto è avvenuto gradualmente. Lavorando come attrice il ritmo era molto frenetico, era stancante. Si studia cinema non per forza all’università, ma anche facendo esperienza. Ma decidendo di studiare all’università ho avuto il tempo per me di ricaricarmi. Un tempo prezioso, terapeutico. Questo tempo mi ha regalato il risultato che è questo film.

Come mai hai deciso che il tuo personaggio in The Running Actress dovesse avere proprio il tuo vero nome, e non uno pseudonimo o quello di un alter ego?

Moon So-ri: The Running Actress è autobiografico, io stessa interpreto il mio ruolo, con il mio nome. Questo per un motivo ben preciso, perché in genere la maggior parte degli attori è condizionata dai ruoli che interpreta, quindi noi attori non conosciamo bene la nostra propria identità. Siamo vestiti da altri, usando la fantasia. Però anche noi siamo gente comune. Volevo vedere anzitutto me stessa da un punto di vista obiettivo, vedere me da lontano. mantenendo una certa distanza. E poi volevo far vedere che oltre a essere attrice sono anch’io una mamma, una persona normale che vive la vita quotidiana.

In The Running Actress viene citata scherzosamente Meryl Streep, ma anche il ruolo che ti fece conoscere, in Oasis. Il tuo lavoro di recitazione in questo film è davvero notevole. Pensando al metodo Actors Studio, per lavorare a quel film hai osservato, frequentato, studiato persone con disabilità per fare quella parte?

Moon So-ri: C’è voluto moltissimo tempo per la preparazione del film, quasi sei mesi, e altrettanti sei mesi per le riprese. All’epoca studiavo pedagogia all’università e mi occupavo già di ragazzi disabili. Aiutavo quelli che volevano entrare in università, per la preparazione dell’esame di ammissione. Con due ragazze disabili ho trascorso molto tempo e siamo diventate quasi amiche. Però mi rendo conto che all’epoca tenevo sempre una certa distanza, forse perché ero giovane e non capivo bene. Mi ricordo di aver impiegato molto tempo perché diventassimo amiche vere.

Nella parte finale di The Running Actress, quando c’è il bambino al funerale, mostri un frammento di Ladri di biciclette. Come mai questo omaggio?

Moon So-ri: Ci ho riflettuto molto, non sapevo scegliere un film adatto da far vedere a quel bambino in quella situazione. Però alla fine la scelta è stata inevitabile verso un film fondamentale della storia del cinema. Ed è stato il mio omaggio a un cinema, quello italiano, che ho imparato ad amare molto. È stata una scoperta progressiva, quella verso il cinema italiano, anche perché ad esempio, nel 2002, quando ricevetti il premio dedicato a Marcello Mastroianni a Venezia, non sapevo chi fosse Mastroianni. Solo dopo ho realizzato chi fosse. E ora che sono passati tanti anni, Mastroianni per me è come un protettore che mi guarda dal cielo. Quando sono in difficoltà, nei momenti in cui ho bisogno di conforto, credo mi stia guardando da lassù per darmi una mano. è uno dei miei film preferiti in cui lui recita. Adoro questo film perché apprezzo la fatica del regista che viene messa in scena con il suo personaggio, lo stesso sentimento che provo ora che sono diventata regista anch’io.

Com’è stato passare dietro la macchina da presa?

Moon So-ri: È stata una situazione insolita, perché, da attrice, quando mi presentavo sul set, la prima cosa che facevo era truccarmi. Ora però non sapevo se truccarmi prima o consultare lo staff per le riprese. La cosa divertente era che, mentre recitavo, essendo anche la regista, dicevo a me stessa «cut». Era una situazione interessante. La fase del casting, nel convincere mio marito, il regista Jang Joon-hwan, è stata la cosa più difficile perché, fino al giorno prima delle riprese, lui non voleva. Io però ci tenevo tanto perché lui ha questa gentilezza che è proprio sua, che lo distingue dai comuni uomini coreani. Per cui abbiamo raggiunto un compromesso, promettendogli che l’avrei ripreso solo di spalle, ho pregato fino alla fine e ha accettato. Il giorno dopo sul set l’ho trovato che si stava truccando. «Come mai?», «Perché i registi possono anche ingannare. Anche se mi hai promesso di riprendermi solo da dietro, non si sa mai…».

Una battuta del film dice: «Ormai si fanno solo film di gangster e non ci sono molti ruoli per te». Sembra un atteggiamento disilluso nei confronti dell’industria cinematografica sudcoreana.

Moon So-ri: Oggi sembra che a condizionare tutto siano gli investimenti e gli investitori, per questo ci sono molti blockbuster e manca una grande varietà di generi. Ma in confronto ad altri paesi dell’Asia, forse da noi è comunque meglio da questo punto di vista. Vorrei cercare di espandere il mio lavoro a generi e progetti differenti. Come attori ci si preoccupa sempre del lavoro futuro, ma ora che ho lavorato anche come regista vorrei allargarmi ad altre esperienze.

Info
Il sito del Far East.
La pagina Wikipedia dedicata a Moon So-ri.

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